lunedì 18 maggio 2009

Perchè non possiamo non dirci laici...da una visuale ebraica

Perché non possiamo non dirci laici…..

Il concetto di salvaguardia dei principi della Laicità dello Stato e
delle istituzioni è ricorrente nei nostri documenti congressuali e così
è stato anche nel 2006 : tuttavia, ovviamente a personale parere di chi
scrive , la difesa di tale principio da parte dell'ebraismo italiano
sembra talvolta essere relegata al quasi mero ruolo di enunciazione,
forse a causa di un velato timore di cadere nella trappola della falsa
contrapposizione tra laicità e religiosità e/o subendo oltremodo il
cosiddetto e non propriamente simpatico concetto di "tolleranza" spesso
ostentato in alcuni settori della società.

In un documento di alcune decine di anni or sono,scritto a più mani da
esponenti della cultura liberale,quindi laici ma non per questo
"antireligiosi", molti dei quali oggi trasversalmente impegnati in
ambito politico, si legge tra l'altro: "la società aperta è il
meccanismo di organizzazione sociale che,stando all'esperienza, consente
a ciascun individuo,per ogni data condizione storica,il massimo
dispiegarsi della propria individualità...la società aperta non è una
società anarchica bensì una società che adotta delle regole per
consentire, a individui e gruppi,al tempo stesso la cooperazione e il
conflitto non violento".

Concetti questi che ,ove realmente applicati,sarebbero preziosi
specialmente all'interno di una società, come quella odierna italiana,
impegnata a regolare auspicabilmente senza conflitti l'inevitabile
evoluzione in atto della propria conformazione.

Un esempio di concezione di società aperta ebraica è quello al quale
Dante Lattes (z.l.), il grande Maestro nato a Pitigliano e poi divenuto
allievo del celebre Rabbino Elia Benamozegh (z.l.), accenna in un suo
scritto dedicato al noachismo : " l'ebraismo non ha mai predicato la
conversione delle genti alla Legge mosaica né ha mai chiuso le porte del
cielo a chi non è circonciso. ,,I pii delle nazioni del mondo
partecipano alla vita futura'' è una celebre massima dei farisei
nata,secondo il filosofo Hermann Cohen,sul ,,fondamento etico'' dei
,,sette precetti dei figli di Noè''. E' questa eguale sorte che attende
tutti i buoni, ebrei e non ebrei, questa loro partecipazione alla vita
eterna, è a sua volta la conseguenza etica dell'idea del D-o Unico da
cui deriva l'idea dell'umanità una. Renan ha scritto : ,,La Chiesa
cristiana è stata costretta a fare di Costantino e, fino a un certo
punto, di Carlomagno, dei santi o almeno dei cristiani. Ciro, secondo
gli ebrei, ha potuto s
crivere : - Il Signore,D-o del cielo, mi ha dato tutti i regni della
terra - senza aver per questo l'idea di farsi ebreo"

La visione della società umana descritta da queste parole stride
tremendamente con talune istanze che riemergono prepotentemente nella
società italiana odierna , senza voler riprendere la questione della
preghiera per la conversione degli ebrei,ad esempio ben rappresentante
dalle recenti dichiarazioni del Ministro per l'Istruzione e riferite
all'ora di religione cattolica vigente nella scuola pubblica ,"/non ci
sono dubbi che l'insegnamento
della religione cattolica sia uno strumento indispensabile per la
formazione dei giovani e dire che il cattolicesimo sia parte del
patrimonio storico del nostro paese è semplicemente ricordare un dato
oggettivo di realtà/" , oppure le spesso strumentali chiusure
pregiudiziali all'apertura di luoghi di culto islamici i quali, al pari
di tutti gli altri nonchè di qualsiasi altra associazione di cittadini,
devono ovviamente rispettare le leggi che regolano la convivenza civile
in questo paese.

Riscoprire la basilare importanza che la Laicità dello Stato riveste nel
garantire a ciascuno di vivere libero nel rispetto della sfera di
libertà altrui, diritto alla propria vita religiosa compreso, appare
quanto mai necessario ed urgente.

Ecco perchè, parafrasando Croce,non possiamo non dirci laici.

Gadi Polacco

* L'abbreviazione z.l. significa,in ebraico, "il suo ricordo sia per benedizione"

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