mercoledì 9 marzo 2011

PEZZI DELL'ANTICO CIMITERO EBRAICO USATI PER COSTRUIRE CASE POPOLARI A LIVORNO : QUEI MARMI TESTIMONIANO UNA PROFANAZIONE FASCISTA

I mezzi d'informazione livornesi, ma non solo questi, pongono in
evidenza in questi giorni con rilevante clamore la scoperta che, per
costruire case popolari durante il periodo fascista,vennero usati parti
marmoree provenienti da un antico cimitero ebraico cittadino.

E' fondata l'ipotesi che detti marmi provengano dal luogo di sepoltura
che sorgeva dove poi venne edificato quello che ancora oggi è l'ITIS
Galilei, ovvero tra le attuali via Garibaldi e via Galilei.

Wikipedia ci ricorda che, realizzato nel 1694, il cosiddetto "Cimitero
Nuovo" fu attivo "fino agli anni trenta del XIX secolo, quando fu
interdetto a causa della vicinanza alla città, che ormai contava circa
70.000 abitanti. Un secolo più tardi l'area del cimitero fu espropriata
e, nel secondo dopoguerra, qui fu costruito un vasto complesso
scolastico. Alcune lapidi di pregevole fattura furono trasferite nel
cimitero attualmente in uso".

In quell'istituto scolastico insegnò, assai stimato come in tutti gli
aspetti della sua vita, il Prof. Renzo Cabib ( z.l.) storico presidente
della Comunità di Livorno che più volte, in occasione di lavori
all'immobile, venne chiamato per rilevare ritrovamenti di lapidi.

E' curioso che, pur ben contestualizzando storicamente i fatti e quindi
genuinamente inquadrando quando accadde e le responsabilità del regime
fascista, sia Wikipedia che ancora oggi i giornali usino termini
piuttosto "delicati" per riferirsi alle sorti di quel luogo di sepoltura
(ad esempio Il Tirreno scrive che venne "smantellato" nel 1939).

Se, come è probabile, si appurerà che i marmi provengono da quel
cimitero si avrà invece la nuova, ulteriore e cruda evidenza che il
fascismo deliberatamente profanò quelle tombe per usarle nella
costruzione delle case popolari in via della Padula che risalgono
proprio al famigerato "ventennio".

Appare quindi difficile concordare con l'annotazione, riportata dal
maggior quotidiano cittadino con genuina indulgenza , secondo la quale
furono le "ristrettezze di quel periodo storico" ad indurre ad usare
lapidi ed arredi funebri "come semplice materiale da costruzione".

Nel passato di Livorno,occorre prenderne atto e le parole dell'Assessore
Tredici direi che vanno in quel senso, purtroppo non ci sono state solo
le Livornine e quel vento di libertà che certamente caratterizza la
città labronica : magari di questo trascorso scomodo,comunque parte
della storia cittadina, se ne potrebbe dare ricordo visivo proprio in
prossimità dell'attuale istituto scolastico.

Gadi Polacco
www.livornoebraica.org

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