mercoledì 12 dicembre 2018

martedì 11 dicembre 2018

AUGURI PER LE FESTIVITA' E AUGURI SOLIDALI AGLI AMICI CRISTIANI CHE VEDONO TROPPO SPESSO STRUMENTALIZZATI O "SCIPPATI" I PROPRI SIMBOLI

Nel rinnovare gli auguri per le varie festività in arrivo,anche a gennaio, un pensiero particolare e solidale agli amici cristiani che vedono,ancora e  troppo spesso, i propri simboli religiosi strumentalizzati ,quando non

"scippati" , dalla politica .

E allora mi sia permesso ricordare, imbattendomi spesso in articoli o post sui social scorretti, alcune cose riguardo del presepe :

- non è non può essere ambientato in "Palestina". Questa denominazione dell'area si deve infatti ad Adriano, circa 135 anni dopo la collocazione temporale della narrazione del presepe,personaggio peraltro che rimane nella storia come uno dei  più antisemiti e sanguinari. Comunque la si pensi circa la situazione politica nell'area, Palestina e palestinesi non c'entrano niente con quanto rappresentato dal presepe;

- non ci combinano niente nemmeno gli "arabi", con quell'ambientazione, in quanto questi in zona ci arrivarono verso l'anno 638.....;

- indipendentemente dalle posizioni politiche circa le odierne tematiche legate all'immigrazione, anche parlare di  "profughi" appare francamente una forzatura (per quanto i sostenitori di questa tesi si appoggino sulla questione della fuga in Egitto).

Auguri quindi a tutti i vari credenti, a ciascuno secondo il suo, e buone cose anche a chi non crede : tutti uniti, almeno questo è il mio auspicio, nel rispetto della storia.....

Gadi Polacco

giovedì 15 novembre 2018

IL TIRRENO : RAV GIUSEPPE LARAS,zl,A UN ANNO DALLA SCOMPARSA SECONDO IL CALENDARIO CIVILE

Ringrazio IL TIRRENO per l'ospitalità data, oggi 15 novembre, a questo semplice ma sincero ricordo di Rav Giuseppe Josef Laras,zl, ricorrendo un anno dalla sua scomparsa terrena,secondo il calendario civile.

La Comunità Ebraica di Livorno, con due iniziative di studio e preghiera, lo ha ricordato nei giorni scorsi, nell'anniversario secondo il calendario ebraico (lunare).

Gadi Polacco


Nell'anniversario della scomparsa del prof. Giuseppe Laras, ex rabbino di Livorno e figura di rilevanza nazionale nel mondo ebraico, Gadi Polacco, blogger di "Comunitando", lo ricorda sul Tirreno.

«Quando a fine estate del 1968 giunsi a Livorno per assumere il Rabbinato di quella comunità,che era stata la comunità di origine della mia famiglia paterna, era trascorso già un anno dalla scomparsa di Rav Bruno Ghereshon Polacco (z.l.). La sua mancanza veniva avvertita nella comunità in modo indiretto e diretto: sia, cioè, in quella sorta di smarrimento, che è tipica della comunità rimasta a lungo priva di una guida religiosa, sia più esplicitamente nelle espressioni di affetto e rimpianto che si ascoltavano da parte di molti membri della comunità». Con queste parole, scritte per il 40° della scomparsa terrena del suo predecessore, il rabbino Laras, torinese, sintetizzava lo stato d'animo dell'ebraismo livornese del quale assumeva la guida.

FIGURA DI RIFERIMENTO

Si tratterrà poi a Livorno sino al 1980, quando verrà chiamato ad assumere la massima carica rabbinica presso la Comunità di Milano: per anni Presidente dell'Assemblea Rabbinica Italiana, alla guida del Tribunale Rabbinico del Centro-Nord Italia , per sette anni direttore del Collegio Rabbinico Italiano e Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Culturale Maimonide è stato anche docente emerito di Storia del Pensiero Ebraico all'Università di Milano.Nei suoi maestri si ritrovano grandi nomi della cultura ebraica italiana e internazionale, compreso il livornese Elia Benamozegh, rabbino e filosofo.Se imponente era il suo spessore ebraico non da meno era la sua formazione culturale "laica" che annovera due lauree, in legge e filosofia e pedagogia.Insignito nel 2005 dell'Ambrogino d'oro, sono decine le sue opere editoriali che toccano numerose tematiche del pensiero e dell'etica ebraica, non tralasciando di affrontare la tematica del rapporto tra le religioni: diresse anche per anni la Rassegna Mensile di Israel e numerosi sono i suoi saggi e articoli.Coniugato con Wally Rabello ha avuto tre figli, Yardena, Corrado e Raffaele ( quest'ultimo il livornese della famiglia...). Imponente anche nella figura e apparentemente molto riservato (in realtà ci voleva poco per scoprire una personalità aperta e dotata di fine senso ironico), dinanzi alla sintesi biografica della sua vita si potrebbe pensare a una personalità distaccata dalla realtà e chiusa nel suo elevato mondo culturale, ma così non è stato.Il suo operare come rabbino, come è lecito attendersi da una guida spirituale, era attento alle persone e ai loro problemi, improntato altresì all'operare nel campo educativo e dell'insegnamento che lo portava, con un senso di laicità delle istituzioni sul quale spesso insisterà nei suoi interventi, a recarsi anche nelle scuole pubbliche a insegnare, significativamente, materie ebraiche agli alunni ebrei che le frequentavano (la scuola ebraica terminava con la licenza elementare).IL

DIALOGO FRA LE RELIGIONI

Centrale nella sua biografia l'attenzione al dialogo interreligioso che, a Livorno, lo vedrà stringere un'amicizia profonda con monsignor Alberto Ablondi che non si esaurirà con il trasferimento a Milano, città nella quale quest'opera continuerà con un intenso rapporto con il cardinale Carlo Maria Martini e altri personaggi di spicco della Chiesa cattolica e di altre fedi.Prezioso è quindi l'insegnamento che lascia anche in tema di dialogo tra le religioni, inteso come aperto ma mai subalterno, a salvaguardia dell'ortodossia ebraica che seppe interpretare secondo la grande e plurisecolare scuola italiana: nell'ambito del dialogo non mancò pertanto, quando ciò apparve necessario, assumere anche posizioni di forte critica o di denuncia dinanzi ad ambiguità palesatesi."Figlio della Shoà", tema pure spesso affrontato, toccante rimane la sua testimonianza circa la traumatica separazione che subì, da bambino durante le persecuzioni nazifasciste, dalla madre che non rivedrà più. Appartenente quindi alla generazione che ha potuto vedere gli orrori della Shoà, poté anche assistere alla rinascita dell'ebraismo italiano e alla creazione dello Stato d'Israele per la difesa delle ragioni del quale sempre si batté apertamente, trovando anche modo di presiedere per anni la Federazione Sionistica Italiana: le sue spoglie riposano nel cimitero israeliano di Raanana.Livorno, per l'origjne della sua famiglia e per l'esperienza fatta operandovi, propedeutica alla grande carriera poi sviluppatasi, gli è sempre rimasta nel cuore e mai ha mancato, quando ne ha avuto modo, di tornarvi.

L'INCONTRO A MILANO

Andandolo a visitare a Milano, pochi mesi prima della sua scomparsa terrena, chiese notizie circostanziate di persone e della vita della Comunità e della città. Nell'atto di congedarmi da lui gli rinnovai, come spesso era avvenuto negli anni, l'auspicio di averlo nuovamente in visita a Livorno : con la tranquillità interiore che è propria di una mente estremamente elevata e forte nelle proprie convinzioni, disse con rammarico "non credo che sarà possibile" ma insistette per inviare i suoi saluti e i suoi auguri, per l'imminente Pasqua Ebraica, alla Comunità.Quale ultimo dono ci ha lasciato un commovente testamento morale di una lucidità e generosità impressionanti, nel quale è riuscito a condensare concetti e auspici con mirabile chiarezza ( lo si può leggere su www.mosaico-cem.it/vita-ebraica/ebraismo/rav-giuseppe-laras-zzl-ci-lasciati- suoi- ultimi-pensieri-suo-testamento-spirituale ).Nella Gemarà (Masechet Berachot 18a) , parte basilare del Talmud, si afferma che i Giusti, i grandi Maestri,si definiscono vivi anche dopo la loro dipartita terrena. Rav Hirsch, insigne commentatore ottocentesco, sottolinea come la vita sia soppesata dalle buone azioni e non dagli anni. Pertanto le vite di coloro le cui buone azioni e gli insegnamenti vivono dopo di loro comportano che questi siano sempre viventi, seppur non più fisicamente presenti. Una massima che ben si addice al Rabbino Laras,sia il suo ricordo per benedizione.

giovedì 8 novembre 2018

La luce in ricordo delle tenebre, sconfitte, della "Notte dei cristalli" del 1938.

Anche la Comunità Ebraica di Livorno ricorda, accendendo le luci del Tempio Maggiore, le tenebre che 80 anni or sono caratterizzarono la "Notte dei cristalli" nella Germania nazista Ricordando le centinaia di vittime di quella notte di odio antisemita, le decine di migliaia di ebrei deportati , in quell'occasione, nei campi di sterminio (dove sarebbero stati uccisi a milioni e con loro molti altri perseguitati), le distruzioni di Sinagoghe e altri luoghi ebraici, queste luci testimoniano anche la sconfitta di quelle tenebre.

domenica 23 settembre 2018

Da questa sera la festa ebraica di Succoth 5779












Ha inizio questa sera la festa ebraica di Succoth dell'anno 5778.
Di seguito la scheda di approfondimento tratta dal sito dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italuiane (UCEI).

La festa delle capanne

La festa di Sukkoth inizia il 15 del mese di Tishrì. Sukkoth in ebraico significa "capanne" e sono appunto le capanne a caratterizzare questa festa gioiosa che ricorda la permanenza degli ebrei nel deserto dopo la liberazione dalla schiavitù dall'Egitto: quaranta anni in cui abitarono in dimore precarie, accompagnati però, secondo la tradizione, da "nubi di gloria".
Nella Torà (Levitico, 23, 41-43) infatti troviamo scritto: "E celebrerete questa ricorrenza come festa in onore del Signore per sette giorni all'anno; legge per tutti i tempi, per tutte le vostre generazioni: la festeggerete nel settimo mese. Nelle capanne risiederete per sette giorni; ogni cittadino in Israele risieda nelle capanne, affinché sappiano le vostre generazioni che in capanne ho fatto stare i figli di Israele quando li ho tratti dalla terra d'Egitto".
La festa delle capanne è una delle tre feste di pellegrinaggio prescritte nella Torà, feste durante le quali gli ebrei dovevano recarsi al Santuario a Gerusalemme, fino a quando esso non fu distrutto dalle armate di Tito nel II secolo e.v. Altri nomi della festa sono "Festa del raccolto" e anche "Festa della nostra gioia", poiché cade proprio in coincidenza con la fine del raccolto quando si svolgevano grandi manifestazioni di gioia. Questa festa è detta anche "festa dei tabernacoli" e il precetto che la caratterizza è proprio quello di abitare in capanne durante tutti i giorni della festa. Se a causa del clima o di altri motivi non si può dimorare nelle capanne, vi si devono almeno consumare i pasti principali. Altri nomi della festa sono "Festa del raccolto" e anche "Festa della nostra gioia", poiché cade proprio in coincidenza con la fine del raccolto quando si svolgevano grandi manifestazioni di gioia.
La capanna deve avere delle dimensioni particolari e deve avere come tetto del fogliame piuttosto rado, in modo che ci sia più ombra che luce, ma dal quale si possano comunque vedere le stelle. E' uso adornare la sukkà, la capanna, con frutta, fiori, disegni e così via.
La sukkà non è valida se non è sotto il cielo: l'uomo deve avere la mente e lo spirito rivolti verso l'alto.
Un altro precetto fondamentale della festa è il lulàv: un fascio di vegetali composto da un ramo di palma, due di salice, tre di mirto e da un cedro che va agitato durante le preghiere. Forte è il significato simbolico del lulàv: la palma è senza profumo, ma il suo frutto è saporito; il salice non ha né sapore né profumo; il mirto ha profumo, ma non sapore ed infine il cedro ha sapore e profumo. Sono simbolicamente rappresentati tutti i tipi di uomo: tutti insieme sotto la sukkà. Secondo un'altra interpretazione simbolica la palma sarebbe la colonna vertebrale dell'uomo, il salice la bocca, il mirto l'occhio ed infine il cedro il cuore. L'uomo rende grazie a Dio con tutte le parti del suo essere.
L'uomo è disposto a mettersi al servizio di Dio anche nel momento in cui sente che massima è la potenza che ha raggiunto: ha appena raccolto i frutti del suo raccolto, ma confida nella provvidenza divina e abbandona, anche se solo per pochi giorni, la sua dimora abituale per abitare in una capanna. Capanna che è insieme simbolo di protezione, ma anche di pace fra gli uomini. "E poni su di noi una sukkà di pace" riecheggiano infatti i testi di numerose preghiere; ci sono dettagliate regole che stabiliscono l'altezza massima e minima che deve avere una sukkà, ma per quanto concerne la larghezza viene stabilita solo la dimensione minima: nei tempi messianici infatti la tradizione vuole che verrà costruita una enorme unica sukkà nella quale possa risiedere tutta l'umanità intera.

Nella foto : il frontespizio di un libro di orazioni,edito a Livorno da Belforte,per la festa di Succoth

Comunitando
www.livornoebraica.org
(a cura di Gadi Polacco)

martedì 18 settembre 2018

DA QUESTA SERA A DOMANI SERA IL MONDO EBRAICO OSSERVA IL SOLENNE GIORNO DEL KIPPUR 5779

DA QUESTA SERA  IL MONDO EBRAICO OSSERVA IL SOLENNE GIORNO DEL KIPPUR 5779

Dopo il recente Capodanno che ha introdotto l'anno 5779 del calendario ebraico (lunare) ecco approssimarsi il solenne giorno del Kippur .
Giorno di "espiazione" e riflessione,ecco come lo descrive il sito dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane:
"Il dieci del mese di Tishrì cade lo Yom Kippur, giorno considerato come il più sacro e solenne del calendario ebraico.
E' un giorno totalmente dedicato alla preghiera e alla penitenza e vuole l'ebreo consapevole dei propri peccati, chiedere perdono al Signore. E' il giorno in cui secondo la tradizione Dio suggella il suo giudizio verso il singolo. Se tutti i primi dieci giorni di questo mese sono caratterizzati dall'introspezione e dalla preghiera, questo è un giorno di afflizione, infatti in Levitico 23:32 è scritto "voi affliggerete le vostre persone". E' un giorno di digiuno totale, in cui ci si astiene dal mangiare, dal bere e da qualsiasi lavoro o divertimento e ci si dedica solo al raccoglimento e alla preghiera; il digiuno che affligge il corpo ha lo scopo di rendere la mente libera da pensieri e di indicare la strada della meditazione e della preghiera.
Prima di Kippur si devono essere saldati i debiti morali e materiali che si hanno verso gli altri uomini. Si deve chiedere personalmente perdono a coloro che si è offesi: a Dio per le trasgressioni compiute verso di Lui, mentre quelle compiute verso gli altri uomini vanno personalmente risarcite e sanate.
Ci si deve avvicinare a questo giorno con animo sereno e fiduciosi che la richiesta di essere iscritti da Dio nel "Libro della vita", sarà esaudita. La purezza con cui ci si avvicina a questa giornata da alcuni è sottolineata dall'uso di vestire di bianco.
E' chiamato anche "Sabato dei sabati", ed è l'unico tra i digiuni a non essere posticipato se cade di sabato.
Kippur è forse la più sentita tra le ricorrenze e anche gli ebrei meno osservanti in questo giorno sentono con più forza il loro legame con l'ebraismo. Un tempo, gli ebrei più lontani venivano detti "ebrei del Kippur" perché si avvicinavano all'ebraismo solo in questo giorno.
L'assunzione della responsabilità collettiva è un altra delle caratteristiche di questo giorno: in uno dei passi più importanti della liturgia si chiede perdono dicendo "abbiamo peccato, abbiamo trasgredito....". La liturgia è molto particolare e inizia con la commovente preghiera di Kol Nidrè, nella quale si chiede che vengano sciolti tutti i voti e le promesse che non possono essere state mantenute durante l'anno.
Questa lunga giornata di 25 ore viene conclusa dal suono dello Shofàr, il corno di montone, che invita di nuovo al raccoglimento, e subito dopo dalla cerimonia di "separazione" dalla giornata con cui si inizia il giorno comune.."

Comunitando
www.livornoebraica.org
( a cura di Gadi Polacco)

DISCORSO PER NEILA' DI KIPPUR 5714 (1953)

 "Appunti per il discorso nell'approssimarsi della Neilà "Chippur 5714" (1953)
Tempio di Ferrara - Rav Bruno G. Polacco (z.l.), poi Rabbino Capo a Livorno dove scomparve nel 1967
http://ravpolacco.blogspot.it/2016/10/discorso-per-neila-di-kippur-5714-1953.html