venerdì 25 settembre 2020

IL SOLENNE GIORNO DEL KIPPUR 5781-2020 IN ERA COVID19

Il mondo ebraico si appresta a celebrare lo Yom Kippur, il solenne digiuno di riflessione e pentimento, del'anno ebraico 5781/2020, dalla sera di domenica 27 sino a quella di lunedi 28 settembre.

Ovunque Covid19 lo renderà purtroppo particolare, con posti contigentati nei luoghi di culto, necessità di prenotazione, ove possibile con celebrazioni all'aperto e,ovviamente, distanziamento, mascherine e quanto altro.

La benedizione finale e poi il suono dello Shofar, particolarmente a Livorno, sono tradizionalmente un momento solenne al quale si uniscono parenti e amici indipendentemente dalla loro appartenenza o meno

all'ebraismo : un retaggio delle radici , uniche, di questa città sorta con il concorso di disparate "Nazioni".

Le restrizioni imposte dalla pandemia interromperanno inevitabilmente questo momento ma non potranno impedire al sentimento dei partecipanti di includere nei migliori auspici la città tutta , con la speranza che presto questo momento storico venga superato, magari rendendoci più solidi alla luce della tragica esperienza trascorsa.


COMUNITANDO

www.livornoebraica.org

(Blog ebraico a cura di Gadi Polacco)

Dal sito www.ucei.it :


Il dieci del mese di Tishrì cade lo Yom Kippur, giorno considerato come il più sacro e solenne del calendario ebraico.
E' un giorno totalmente dedicato alla preghiera e alla penitenza e vuole l'ebreo consapevole dei propri peccati, chiedere perdono al Signore. E' il giorno in cui secondo la tradizione Dio suggella il suo giudizio verso il singolo.

Se tutti i primi dieci giorni di questo mese sono caratterizzati dall'introspezione e dalla preghiera, questo è un giorno di afflizione, infatti in Levitico 23:32 è scritto "voi affliggerete le vostre persone". E' un giorno di digiuno totale, in cui ci si astiene dal mangiare, dal bere e da qualsiasi lavoro o divertimento e ci si dedica solo al raccoglimento e alla preghiera; il digiuno che affligge il corpo ha lo scopo di rendere la mente libera da pensieri e di indicare la strada della meditazione e della preghiera.
Prima di Kippur si devono essere saldati i debiti morali e materiali che si hanno verso gli altri uomini. Si deve chiedere personalmente perdono a coloro che si è offesi: a Dio per le trasgressioni compiute verso di Lui, mentre quelle compiute verso gli altri uomini vanno personalmente risarcite e sanate.

Ci si deve avvicinare a questo giorno con animo sereno e fiduciosi che la richiesta di essere iscritti da Dio nel "Libro della vita", sarà esaudita. La purezza con cui ci si avvicina a questa giornata da alcuni è sottolineata dall'uso di vestire di bianco.

E' chiamato anche "Sabato dei sabati", ed è l'unico tra i digiuni a non essere posticipato se cade di sabato.

Kippur è forse la più sentita tra le ricorrenze e anche gli ebrei meno osservanti in questo giorno sentono con più forza il loro legame con l'ebraismo. Un tempo, gli ebrei più lontani venivano detti "ebrei del Kippur" perché si avvicinavano all'ebraismo solo in questo giorno.

L'assunzione della responsabilità collettiva è un altra delle caratteristiche di questo giorno: in uno dei passi più importanti della liturgia si chiede perdono dicendo "abbiamo peccato, abbiamo trasgredito….". La liturgia è molto particolare e inizia con la commovente preghiera di Kol Nidrè, nella quale si chiede che vengano sciolti tutti i voti e le promesse che non possono essere state mantenute durante l'anno.

Questa lunga giornata di 25 ore viene conclusa dal suono dello Shofàr, il corno di montone, che invita di nuovo al raccoglimento, e subito dopo dalla cerimonia di "separazione" dalla giornata con cui si inizia il giorno comune.


giovedì 17 settembre 2020

IL NUOVO ANNO EBRAICO, 5781, INCONTRA IL 150° DELLA BRECCIA DI PORTA PIA

WWW.MOKED.IT

La Breccia da ricordare

"In questo supremo momento, in questo avvenimento mondiale della caduta del Potere temporale dei pontefici di Roma, crediamo prezzo dell'opera di un giornale israelitico di far rilevare la terribile condizione in cui si trovavano i suoi correligionari per tanti secoli sotto il governo dei Papi, non solo nei tempi antichi, ma ben anco negli ultimi anni…".
Non nasconde la propria soddisfazione il Corriere Israelitico nel commentare a caldo Porta Pia con la sua benefica conseguenza, tra l'altro, di porre fine al ghetto romano, ripercorrendo secoli di persecuzioni e vessazioni.
Vi vede, ulteriormente, un aspetto miracoloso e annunciatore "di quel giorno in cui Dio sarà uno e il Suo nome uno": nelle pagine precedenti si parla di "liberazione di Roma dal giogo papale" e della "liberazione dei nostri correligionari", dando ampio risalto al messaggio, firmato "Gl'Israeliti di Roma", inviato il 23 settembre 1870 da quella Comunità alla "Sacra Reale Maestà di Vittorio Emanuele Re d'Italia": "Sire! Ora che un valoroso Esercito Nazionale è venuto a restituir Roma nell'uso della sua libertà…questi Israeliti sentono il bisogno di offrire alla Maestà Vostra l'omaggio della loro immensa gratitudine, come Italiani, come Romani, e come Israeliti".
"Come Israeliti", si afferma poi, "sottoposti finora ad una condizione eccezionalmente dolorosa, noi entriamo anelanti di gioia nel diritto comune…Noi ricordiamo qui ora il nome d'Israeliti per l'ultima volta nel momento che passiamo da uno stato d'interdetto legale al Santo Regime dell'uguaglianza civile…".
Non manca, il messaggio, di sottolineare come "gravi, e profonde sono le piaghe aperte dal passato nel nostro seno; piaghe economiche, morali ed intellettuali. Non possiamo dissimularlo. I nostri concittadini Cattolici sanno pur essi che la colpa non è nostra e, tranne eccezioni, ogni giorno più rare, ci hanno dato finora quello che hanno potuto: una protesta viva, sebbene impotente, in nostro favore, e le più calde simpatie", auspicando quindi una comunione d'intenti che, "d'ora innanzi", aiuti a sanare quelle "piaghe".
Interessante è vedere come, invece, affronta l'avvenimento Porta Pia un altro giornale ebraico dell'epoca, ovvero "L'Educatore Israelita", che titola "Roma": "Il potere temporale è caduto. È questo, senza dubbio, uno dei più grandi avvenimenti del secolo. Noi salutiamo questo grande avvenimento con un senso profondo di compiacenza, di speranza e di gioia cittadina".
"Tolga Iddio che in questo nostro saluto vi sia né anche l'ombra d'insulto al vinto…Ma noi non ci peritiamo punto a cantare osanna", perché, a nostro credere, prosegue la nota, "non ci sono né vincitori né vinti…".
Il giornale vercellese sembra voler far propria, anzi rafforzandola oltre quanto lo statista sostenesse, la visione che emerge nei celebri, a tratti profetici essendo stati scritti prima dei fatti di Porta Pia ai quali egli non assistette essendo prematuramente scomparso, discorsi di Cavour sul "Libera Chiesa in libero Stato" e Roma Capitale.
Prefigura infatti quella posizione che la Chiesa, in realtà, faticherà ad assumere, se non dopo svariato tempo (portando poi qualche strenuo laico a sostenere che, alla fine, Porta Pia si è rivelato un errore avendo aperto alla Chiesa, nel senso politico, le porte della società italiana…), quando scrive: "Vince l'Italia che si vede oramai compiuta. Vincerà il sentimento religioso che, cessando finalmente la sua lunga e sanguinosa lotta col progresso e col secolo, spiegherà più potenti le ali a nuovo volo. Partigiani del sentimento religioso, quand'anche esso si spieghi sotto altra forma dalla nostra, purchè si sposi alla civiltà e al progresso, noi godremo del suo trionfo come un preparazione più pronta alla universale fratellanza promessaci nei tempi messianici".
In attesa dei tempi messianici, ricordare Porta Pia ancora dopo 150 anni ritengo che sia doveroso anche e, per certi versi, in particolare per il mondo ebraico. Ovviamente non per ritualità "nostalgica" o di contrapposizione, ma per interrogarsi su come la società nella quale viviamo intenda la laicità della sfera pubblica, quella che tutti riguarda nella contestuale garanzia per ciascuno, in reciproco rispetto, di vivere la propria peculiarità.
Sotto questo aspetto molta strada appare ancora da fare e non mancano contraddizioni e questioni irrisolte, stante anche una marcata e trasversale tendenza del mondo politico a cercare di strumentalizzare il sentimento religioso cattolico, non di rado definendolo "nostra cultura", con intenti politici spesso illusori (anche perché ad opera di personaggi assai poco credibili).
Il tema della laicità, in questo paese, è scomodità costante e datata e anche il mondo ebraico, a parte le dichiarazioni di principio, sembra affrontarlo con estrema timidezza.
Spero quindi che il ricordo dei fatti di Porta Pia venga rinverdito in occasione dell'imminente importante anniversario, anche dalle nostre istituzioni.
E magari, approssimandosi la data, "buttiamo un'ashkavà" (modo di dire livornese che può apparire stridente ma in realtà è carico di affetto e rispetto verso la persona scomparsa di turno) in ricordo di Giacomo Segre.
Buon Porta Pia e Shanà Tovà,

Gadi Polacco

(16 settembre 2020)

giovedì 3 settembre 2020

GIORNATA EUROPEA DELLA CULTURA EBRAICA 2020-5780 - LIVORNO -




COMUNITA' EBRAICA DI LIVORNO Onlus



6 Settembre 2020 / 17 Elul 5780


ORE 10.30 / ORE 10.50 / ORE 11.10 – MUSEO EBRAICO – VIA MICALI , 21

Tre visite guidate , per massimo 10 persone cadauna (onde salvaguardare il distanziamento sociale) , necessariamente su prenotazione ( entrata libera, obbligatoria mascherina regolarmente indossata ) , telefonando entro e non oltre il giorno 3 settembre 2020 al numero:

3208887044

Le visite sono a cura di AMARANTA SERVIZI che si ringrazia per la collaborazione.

**********************************

DALLE ORE 16.00 SINO ALLE 20.00 CIRCA POTRA' ESSERE SEGUITA LA PROGRAMMAZIONE DELLE COMUNITA' EBRAICHE TOSCANE , IN COLLABORAZIONE CON RETE TOSCANA EBRAICA, TRAMITE LA PAGINA FACEBOOK:

"Giornata Europea della Cultura Ebraica – Livorno "

Link :

https://www.facebook.com/GIORNATA-EUROPEA-DELLA-CULTURA-EBRAICA-LIVORNO-224203214279430/


Filmati, interventi,musica e altro ancora da varie città toscane.. Le proposte livornesi :

"AMEDEO RACHAMIM MODIGLIANI : la sua casa natale e la sua Livorno Ebraica"

Itinerario a 100 anni dalla scomparsa terrena , con Gilda Vigoni e Guido Guastalla.


"REALTA' E IMMAGINAZIONE IN DUE ITINERARI DI VIAGGIO MEDIEVALI :

Beniamino da Tudela e Meshullam da Volterra" a cura della

Prof. Alessandra Veronese, Università di Pisa

LA MODALITA' DI QUESTA EDIZIONE RISENTE OVVIAMENTE DELL'EMERGENZA COVID 19 : GRAZIE PER L'ATTENZIONE , NELLA SPERANZA DI POTER PRESTO TORNARE ALLA NORMALITA'.


COME SEGUIRE LO STREAMING E VIA RADIO


STREAMING :
- su questa pagina
- sulla pagina di RETE TOSCANA EBRAICA
- sulla pagina di CONTRORADIO
VIA RADIO SU
CONTRORADIO
Frequenza 98,9 (Livorno)
INIZIO ALLE ORE 16.00 !
* IL CONCERTO SERALE DELLA "KLEZMERATA FIORENTINA" POTRA' ESSERE SEGUITO DALLA PAGINA "GIORNATA EUROPEA DELLA CULTURA EBRAICA - LIVORNO" E DA QUELLA DI "RETE TOSCANA EBRAICA".



giovedì 28 maggio 2020

DA QUESTA SERA A SABATO SERA LA FESTA EBRAICA DI SHAVUOTH (PENTECOSTE) : RIAPRONO LE SINAGOGHE TOSCANE ADOTTANDO PROTOCOLLI ANTI COVID19

28.05.2020

Il mondo ebraico si appresta a celebrare, da questa sera a sabato sera, la solennità di Shavuoth dell'anno 5780, la Pentecoste 2020 .
Con questo appuntamento riparte l'attività anche delle Sinagoghe toscane, con applicazione dell'apposito protocollo anti Covid19 che prevede, tra le varie cose, numero ridotto di posti, uso delle mascherine e se necessario dei guanti, verifica della temperatura corporea, igienizzazione delle mani ,entrando, per ciascuno e poi, dopo ogni liturgia, igienizzazione della  Sinagoga, distanza di sicurezza,ecc.
Un primo segnale di ritorno verso una vita normale ma obbiettivo,evidentemente, ancora da perseguire : analogamente avviene,in pratica, in ogni paese ove sia presente una Comunità ebraica e unanime e pressante è l'invito, anche da parte delle autorità religiose ebraiche, alla massima cautela e attenzione da parte di ciascuno, dovesse ciò anche comportare l'assenza dalle liturgie comunitarie.
Primaria è infatti la salvaguardia della propria salute e della vita , pregando affinchè l'intera società possa tornare presto alla normalità, magari facendo tesoro della tremenda lezione che questo drammatico periodo storico impartisce all'umanità intera.

COMUNITANDO Blog
www.livornoebraica.org

( a cura di Gadi Polacco)



SULLA FESTA DI SHAVUOTH:

https://comunitando-blog.blogspot.com/2017/05/il-mondo-ebraico-si-appresta.html?m=0

venerdì 22 maggio 2020

Yom Yerushalaim 5780 / Giorno di Gerusalemme 2020,Quando da Livorno si pensò di acquistare Gerusalemme (articolo pubblicato da Il Tirreno nel 2018)



Nonostante le alterne vicende occorse nei millenni mai è cessata la presenza ebraica in quello che oggi è lo Stato d'Israele e sempre vigoroso è stato il contatto tra quegli ebrei e quelli della Diaspora.
Se il Sionismo,dal suo primo Congresso mondiale del 1897, è stato indubbiamente il movimento politico "motore" della ricostituzione dell'entità statale, il legame è continuo ed evidente nei secoli a chiunque approcci la liturgia ebraica : ecco perchè, a mio modesto parere (in verità confortato da ben più alte opinioni) il voler attribuire , da parte di alcuni ,alla tragedia della Shoà la nascita di quello Stato, in procinto di compiere 70 anni, non è corretto.
Il rapporto continuo tra il nucleo ebraico della terra d'Israele e la Diaspora è peraltro attestato anche da innumerevoli documenti, specialmente legati agli "inviati" che dalle quella sponda del Mediteranneo viaggiavano nel mondo alla ricerca di sostegno per le scuole ebraiche, non mancando comunque anche i viaggiatori che facevano il percorso inverso.
L'Archivio della Comunità Ebraica di Livorno, per la rivelanza storica di questa presenza, offre diversi spunti ma il riferimento più curioso, del quale come vedremo non rimangono documenti probabilmente non a caso,viene descritto dal Rabbino Alfredo Sabato Toaff ( 1880-1963), sia il Suo ricordo per benedizione,in un breve scritto pubblicato nel 1948 (Rassegna Mensile Israel) dal significativo titolo "Sionismo a Livorno nel 700".
La vicenda esaminata concerne la proposta fatta agli ebrei livornesi,da Alì Bey che l'aveva conquistata ai Turchi,di acquistare Gerusalemme, pare per una somma ingente che non spaventò comunque i livornesi che contavano di raccogliere l'importo coinvolgendo le altre importanti comunità ebraiche sefardite,specialmente di Londra e Amsterdam.
Le ricerche svolte dal Rabbino Toaff,come egli stesso scrive,non portarono a ritrovare documenti nell'archivio della Comunità labronica : "assai probabilmente", è la sua ipotesi,"non ci furono trattative ufficiali con la Comunità, ma l'offerta venne fatta in via privata ai maggiorenti di essa".
Vi è però risonanza della singolare proposta, prosegue l'autore,anche esternamente al mondo ebraico : venne infatti trattata anche dallo storico prussiano Archenholz e pure "Il Monitore Fiorentino", giornale uscito all'inizio dell'occupazione francese in Toscana, nel 1799 (anno VII della Repubblica Francese) se ne occupa nell'ambito di un lungo articolo,intitolato "Riflessioni sugli Ebrei",volto a tessere ovviamente "l'apologia della politica saggia e lungimirante del generale Bonaparte" che invitava , annota Toaff, "gli Ebrei di Asia e di Africa ad aiutarlo a togliere la Palestina ai Turchi e ricostituirvi lo Stato Ebraico", probabilmente riferendosi all'appello del Bonaparte dopo che "ebbe preso Gaza e Giaffa".
L'articolo, sottolineando come ricorda sempre lo studioso, "l'attaccamento sincero (degli ebrei - nda) alla causa della libertà e alla loro antica Terra ove sperano un giorno ritornare", cita appunto l'episodio di Ali Bey e attribuisce a "uffiziali tedeschi impiegati sulla flotta russa" di aver fatto da tramite per questo tentato acquisto che sarebbe partito, quindi, non dallo stesso Ali Bey ma da ambienti ebraici livornesi.
Questa inversione d'ordine, commenta l'autore, "ha un'importanza notevole. Se l'iniziativa fosse partita dai ricchi commercianti livornesi i quali non si sarebbero limitati ad accettare, sia pure con entusiamo,l'offerta proveniente da altri, avremmo qui una nuova dimostrazione dei loro sentimenti ebraici che li farebbe considerare veri precursori del sionismo".
E poichè "nel porto di Livorno", conclude il Rabbino , "facevano scalo allora navi di tutte le nazionalità, niente di più facile che,per evitare passi ufficiali,la proposta venisse trasmessa ad Alì Bey a mezzo di ufficiali tedeschi che approdarono qui con la flotta russa".
L'acquisto, come sappiamo, non si perfezionò probabilmente anche a causa della scarsa durata del regno di Alì Bey , ma il legame tra il mondo ebraico livornese e, direi, anche della città con quello che sarebbe poi divenuto, nel 1948, il moderno Stato d'Israele mai è cessato.
Gadi Polacco

venerdì 24 aprile 2020

25 Aprile in emergenza Covid19 ma senza cancellare gratitudine e ricordo

Gratitudine per quanti, Alleati , Partigiani,  oppositori vari, e ricordo non possono essere cancellati nemmeno da Covid19.

Se pur solo virtualmente, sfiliamo comunque per rinnovare e mantenere viva l'importanza della Liberazione d'Italia.

E quindi ecco lo striscione della Brigata Ebraica che a quella Liberazione partecipò, con buona pace di chi vorrebbe inserire la cosiddetta "questione palestinese" in una storia nella quale, se proprio si vuole parlarne,

gli avi di quelli che vengono oggi definiti "palestinesi" erano alleati del nazismo......

Buona Liberazione virtuale a tutte/i,


COMUNITANDO blog

(a cura di Gadi Polacco)

www.livornoebraica.org



25 Aprile : le storie di due normali famiglie italiane ebraiche.

https://comunitando-blog.blogspot.com/2018/04/25-aprile-le-storie-di-due-normali.html

mercoledì 8 aprile 2020

AUGURI PER QUESTE FESTIVITA' , IN TEMPI DI COVID19, CERCANDO DI SENTIRCI MENO SOLI


Ringrazio IL TIRRENO per aver,ieri, ospitato le righe che seguono.
In vista delle festività che caratterizzano queste mese, come sempre auguri a tutti coloro che si accingono a celebrarle e ottime cose anche a tutti gli altri.
Gadi Polacco


Nei giorni scorsi, a Gerusalemme, le religioni presenti in Israele si sono riunite per pregare, ciascuna secondo le proprie modalità, per l'umanità colpita dal virus Covid19, un flagello che non conosce confini. 
Questo mese di aprile che contiene le festività pasquali del mondo ebraico e cristiano, vedrà l'inizio del Ramadan e magari toccherà altre festività religiose, evidenziera' di fatto la totale chiusura dei luoghi di culto e il forzato ridursi all'estremo della condivisione sociale di questi eventi.
Non siamo, nella maggior parte dei casi, appartenenti a generazioni che hanno vissuto la guerra, le persecuzioni razziali, le deportazioni, la distruzione morale, civile, sociale ed economica del paese : pensando alle festività di quegli anni dovremmo quindi immedesimarci in quelle generazioni. Agli ebrei di ogni generazione, nel ricordare la liberazione dall'Egitto dei Faraoni, viene chiesto di leggere la narrazione di quei fatti così intensamente da sentirci come se noi stessi fossimo stati, in prima persona, fatti uscire da quella terra di oppressione. 
Diversamente, sottolinea in un suo commento un grande Maestro dell'ebraismo, il toscano Dante Lattes, faremmo della storia una mera, inutile, celebrazione. 
E' vero, per ciascuno di noi, inevitabilmente, i problemi sono quelli con i quali dobbiamo confrontarci nei nostri tempi e questi giorni, con tutta evidenza e senza perdere la speranza, sono terribili. 
Tanto terribili da aver fatto dire a una persona che gli eventi della guerra e delle persecuzioni li ha vissuti che, senza certo equiparare le cose, "almeno allora sapevamo, però, da chi dovevamo cercare di proteggerci".
Il nemico invisibile è infatti la caratteristica che rende ancor più temibile questo tempo, spingendo necessariamente all'isolamento che la tecnologia dei social, con dinamica perversa, da un lato lenisce e dall'altro, invece, sottolinea. E un pensiero non può che andare a quanti, veramente soli, non hanno nemmeno la possibilità di utilizzare questi strumenti o non sono in grado di farlo. Li cercheremo, dobbiamo farlo, anche se solo per un saluto vocale. L'augurio è quindi, a tutti e indipendentemente dal loro credere o meno, che l'isolamento di questi giorni, avvicinandosi peraltro anche il 25 Aprile,  possa venire rotto dall'immedesimarsi nelle generazioni che ci hanno preceduto, sentendole accanto a noi nel sostenerci per vincere anche questa battaglia. 



Trascrizione di un testo redatto da Rav Bruno G. Polacco (z.l.), Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Livorno, presumibilmente per un intervento al Tempio Maggiore in occasione di Pesach. Anno 1965/5725





lunedì 6 aprile 2020

Proteggi e benedici lʼItalia: il discorso del Rabbino Samuele Colombo per le vittime del terremoto del 1908, con spunti sempre attuali

Il 28 dicembre 1908 si verificò uno dei terremoti più disastrosi che la storia ricordi, certamente la più grave catastrofe naturale in Europa per numero di vittime e il disastro naturale di maggiori dimensioni che abbia mai colpito il territorio italiano. Perlomeno centoventimila persone persero la vita nel sisma che colpì soprattutto le città di Messina e Reggio Calabria. In tutto il Paese, comunità ebraiche comprese, lʼimpressione e il cordoglio furono enormi. Il 14 gennaio del 1909 nel Tempio di Livorno si tenne una cerimonia di suffragio per le vittime e rav Samuele Colombo, rabbino maggiore di quella comunità, tenne un discorso, pubblicato poi col titolo di Per le vittime di Calabria e Sicilia.
La situazione odierna non è paragonabile a quella catastrofe, certamente possiamo ancora augurarci che il numero delle vittime, in tutto il mondo, non si avvicinerà a quello di quel disastro. E comunque, rileggendo il discorso di rav Colombo, non possiamo non trovarci spunti e insegnamenti validi anche per la pandemia del 2020, che sta colpendo così duramente proprio lʼItalia.
«... compito nostro» disse quella sera rav Samuele Colombo dalla sua cattedra « ... è ... rilevare il grande insegnamento che lʼinaudita sciagura ci porge naturale. Riflettiamo dunque e impariamo: È da credersi forse che la grande sventura, che ha così terribilmente colpito quelle povere popolazioni, abbia colpito quelle soltanto? No; le condizioni della odierna civiltà, togliendo le barriere di qualsiasi natura, han fatto di tutti gli uomini, una sola, una grande e immensa famiglia che ha propaggini e ramificazioni per tutto lʼorbe abitato. Il dolore quindi di un membro e di un figlio è dolore di tutta quanta la famiglia umana; il dolore di un lembo dʼItalia è dolore di tutta la penisola, è dolore del mondo intero.
Ma vʼè un altro fatto assai più grande: Non tutte la famiglie, nè tutti gli uomini del mondo hanno avuto, per quel disastro, morti da piangere o amici e parenti a cui pensare e per cui trepidare. Eppure tutti, si può affermarlo con sicurezza, tutti alla notizia della terribile sciagura e alla descrizione dei suoi particolari, tutti han sentito ripercuotere nel profondo dellʼanima propria, la eco paurosa di quelle grida di dolore; tutti, senza unʼeccezione, han sentito sconvolgersi le viscere più riposte; tutti han sentito straziarsi e dilaniarsi il cuore! Come nella vasta pianura dellʼOceano unʼondata chiama e altra lontanissima risponde così, nel più vasto mare della vita, un gemito ha risposto ad altro gemito; il gemito dei lontani viventi ha risposto al gemito dei lontani moribondi e dei lontani pericolanti! Ogni anima ha risposto, con mirabile armonia, al grido dolorante di unʼaltra anima, di tante altre anime lontane! Ogni anima ha riconosciuto, in quel grido, il grido di mille e mille anime sorelle! Se uom dunque riconosce e ravvisa tante sorelle in tante altre anime che vivono, non viste, le mille miglia lontano, che segno è questo se non che lʼUmanità è davvero per propria natura, per propria origine e per i propri destini, una famiglia intera, una famiglia sola?
E se tutte le anime di questo mondo si sentono davvero e invincibilmente sorelle, che rimane a concludere se non chʼesse siano figlie di un padre comune, di Dio Eterno e Infinito? ...»
E così concluse rav Colombo: « Preghiamo ... O Tu, buono, non sottoporre più la nostra povera Terra, non sottoporre più le Tue misere creature a prove spaventevoli e micidiali!
Daʼ ora Tu, pietoso, tregua alla Terra, ancora trepidante, daʼ tregua al povero genere umano, tuttora sanguinante!
Accogli, amoroso, fra le Tue braccia protettrici, tutte quelle singole vite che le forze brute han travolto ora e spezzato innanzi tempo. Accoglile Tu, grande, proteggile ed accompagnale, provvidente, per tutto lo sterminato corso delle loro esistenze, nellʼinfinito ed eterno ocenao della vita senza fine.
Salva e proteggi e consola i rimasti a piangere quaggiù. Faʼ che nessun capriccio della natura ne recida a metà lo stame dellʼesistenza terrena. Preserva, con loro, ogni altra Tua creatura. Faʼ che nessuno dei mortali muoia innanzi tempo, innanzi dʼaver condotto a termine la propria parte di lavoro, quel compito che Tu hai assegnato in questo, già per sè, breve pellegrinaggio. Faʼ che dal dolore e dalle sciagure tutti imparino, prezioso insegnamento, gli uomini esser nati non a combattersi e a dilaniarsi lʼun lʼaltro, ma a sorreggersi, ad amarsi, a consolarsi a vicenda!
Proteggi e benedici lʼItalia onde abbia agio dʼincamminarsi al conseguimento di quella perfezione morale che a Te è tanto cara!»
Samuele Colombo, Per le vittime di Calabria e di Sicilia. Discorso tenuto la sera del 14 gennaio 1909 nel Tempio Maggiore della Comunità Israelitica di Livorno. Livorno: Belforte, 1909.
(ricevuto dall'amico Ariel Viterbo)

venerdì 13 marzo 2020

Uno Shabbath (sabato ebraico) senza Sinagoga, pregando comunque per l'umanità


A memoria, dai tempi delle persecuzioni nazifasciste, la Sinagoga di Livorno mai ha cessato di funzionare.
Ci accingiamo quindi al primo Sabato nel quale,in virtù delle misure per arginare la pandemia in atto,le sue porte resteranno chiuse per la sospensione di tutte le attività che non siano esercitabili conformemente alle disposizioni in vigore.
Anche il mondo ebraico italiano, in questi difficili giorni, si è trasferito on line, con molte attività culturali , nei social, nelle chat, con ripetuti appelli, anche delle autorità rabbiniche, a seguire scrupolosamente le norme di cautela e prevenzione che vengono indicate.
Anche la Comunità Ebraica livornese ,ovviamente, si è unita a queste voci e e condivide in pieno.
In un messaggio diffuso con l'avvicinarsi dell'inizio dello Shabbath, il Rabbino Capo di Livorno, Avraham Dayan, annota tra l'altro : "...la nostra è una Torà  ( legge - ndr) di vita, quando c'è un dubbio di pericolo durante lo Shabbath, si rompe lo Shabbath per salvare una vita.Chiedo quindi fortemente, per favore, di seguire e mettere in pratica le nuove norme del Ministero della Salute : chi deve essere in quarantena dovrà rispettare la regola perchè la salute dei nostri cari e del nostro prossimo è importante ed è nostro obbligo rispettare le regole e non sottovalutarle"
Il Rabbino ha poi invitato ciascuno a pregare dalle proprie case , rafforzando " il nostro amore verso il popolo d'Israel e verso il mondo".
Per ogni Sinagoga che, come per gli altri luoghi di culto, rimarrà chiusa, se ne apriranno quindi molte di più all'interno delle case.
In attesa che quanto prima le porte dei luoghi di culto nei quali si ritrovano i fedeli, possano riaprirsi con a ripresa di una vera e completa vita civile.
Shabbath shalom, buon venerdi, buona domenica e, nonostante tutto, buon week end al mondo.

COMUNITANDO
(Blog a cura di Gadi Polacco)

Foto : la Sinagoga di Livorno, in una foto pochi anni dopo l'inaugurazione,avvenuta del 1962

sabato 1 febbraio 2020

Saluti da Livorno, "caposaldo d'Israele" abitato da una misteriosa "comunità d'Israele"..!...

Con tanto di patrocinio del Comune di Livorno e saluto dell'Ass. Bonciani, si è svolta oggi a Livorno un'iniziativa, non certo di massa viste alcune immagini, "sulla Palestina".
Alcuni video reperibili online, con interviste a oratori e ad alcuni dei pochi intervenuti, ben testimoniano dello scarso livello espresso : solite e antiquate parole d'ordine, tipo sionismo =fascismo, acrobatici paralleli con la Shoa', citazioni dell'onnipresente (in questi contesti) "capitale" opprimente, sproloqui sul  "genocidio " fino alle perle espresse da uno degli oratori che ritiene,"sino a prova contraria", assodato che Livorno sia notoriamente un "caposaldo d'Israele" e, bontà sua, invita la "comunita' d'Israele" a partecipare all'incontro, incurante del fatto che questa comunita' non esista e che, anche vi fosse, non avrebbe potuto accogliere l'assai poco allettante invito, pervenendo comunque questo ai destinatari a cose fatte...
Insomma, la solita commedia di coloro che dichiarano di amare i palestinesi ma in realtà li usano per dare sfogo al proprio pregiudizio antisraeliano a prescindere, non di rado sconfinante nel pregiudizio antisemita. 
In questo contesto non si può che essere solidali con i palestinesi, ovviamente non i terroristi: come infatti recita un proverbio americano (in quanto tale certamente inviso ai nostri).... "con amici così chi ha bisogno di nemici?!"
Grave, invece, che l'Amministrazione Comunale si sia prestata al gioco o ci sia cascata, prestandosi a dare copertura a una simile iniziativa. Un patrocinio ai terrapiattisti sarebbe risultato assai più elevato.
Gadi Polacco

giovedì 30 gennaio 2020

IN RICORDO DI AMEDEO (RACHAMIM) CLEMENTE MODIGLIANI,zl, NEL GIORNO DEL CENTESIMO ANNIVERSARIO DALLA DIPARTITA TERRENA, SECONDO IL CALENDARIO EBRAICO

In ricordo di Modigliani

Narrano le cronache, anche se intorno al grande artista ogni cosa può creare dibattito, che in preda al delirio, ricoverato presso l'Hôpital de la Charité, all'alba del 24 gennaio 1920 avvenne la dipartita terrena di Amedeo Rachamim (Clemente) Modigliani.
Era quindi il 4 del mese di Shevat dell'anno ebraico 5680, sabato, corrispondente quest'anno al 30 gennaio.
Credo sia opportuno ricordarlo, nel pieno delle tante iniziative che ovunque, ma in particolare nella sua città natale, sono in atto. E certamente, oltre a Livorno, sarebbe bello che in tante sinagoghe si recitasse per lui un'ashkavà, ovvero la rituale formula di suffragio.
In questo senso si muove, ad esempio, la proposta del Benè Berith locale all'interno del proprio circuito internazionale.
La Comunità ebraica di Livorno, come già annunciato nei mesi scorsi, dedicherà a Modigliani specifica attenzione nel corso della prossima Giornata Europea della Cultura Ebraica, mentre chiunque visiti il locale cimitero di via Mei non può non imbattersi nel marmo (posto a cento anni dalla nascita, nel 1984) che "ricorda e onora questo insigne suo figlio", il quale "sostenuto da immensa ricchezza spirituale…cercò nell'arte la verità in tragiche esperienze il riscatto".
Una dedica affettuosa e orgogliosa ma senza sconti e retorica, pare opportunamente ispirata da rav Elio Toaff zl.
Chi vi transitasse, quindi, "butti un'Ashkavà" o un Salmo in suo ricordo, secondo un modo di dire ebraico livornese, oggi in disuso, che può apparire canzonatorio ma, in realtà e nello spirito labronico, è carico di affetto.
Sia il ricordo di Amedeo Rachamim Modigliani per benedizione.

Gadi Polacco

(29 gennaio 2020)

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