giovedì 15 novembre 2018

IL TIRRENO : RAV GIUSEPPE LARAS,zl,A UN ANNO DALLA SCOMPARSA SECONDO IL CALENDARIO CIVILE

Ringrazio IL TIRRENO per l'ospitalità data, oggi 15 novembre, a questo semplice ma sincero ricordo di Rav Giuseppe Josef Laras,zl, ricorrendo un anno dalla sua scomparsa terrena,secondo il calendario civile.

La Comunità Ebraica di Livorno, con due iniziative di studio e preghiera, lo ha ricordato nei giorni scorsi, nell'anniversario secondo il calendario ebraico (lunare).

Gadi Polacco


Nell'anniversario della scomparsa del prof. Giuseppe Laras, ex rabbino di Livorno e figura di rilevanza nazionale nel mondo ebraico, Gadi Polacco, blogger di "Comunitando", lo ricorda sul Tirreno.

«Quando a fine estate del 1968 giunsi a Livorno per assumere il Rabbinato di quella comunità,che era stata la comunità di origine della mia famiglia paterna, era trascorso già un anno dalla scomparsa di Rav Bruno Ghereshon Polacco (z.l.). La sua mancanza veniva avvertita nella comunità in modo indiretto e diretto: sia, cioè, in quella sorta di smarrimento, che è tipica della comunità rimasta a lungo priva di una guida religiosa, sia più esplicitamente nelle espressioni di affetto e rimpianto che si ascoltavano da parte di molti membri della comunità». Con queste parole, scritte per il 40° della scomparsa terrena del suo predecessore, il rabbino Laras, torinese, sintetizzava lo stato d'animo dell'ebraismo livornese del quale assumeva la guida.

FIGURA DI RIFERIMENTO

Si tratterrà poi a Livorno sino al 1980, quando verrà chiamato ad assumere la massima carica rabbinica presso la Comunità di Milano: per anni Presidente dell'Assemblea Rabbinica Italiana, alla guida del Tribunale Rabbinico del Centro-Nord Italia , per sette anni direttore del Collegio Rabbinico Italiano e Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Culturale Maimonide è stato anche docente emerito di Storia del Pensiero Ebraico all'Università di Milano.Nei suoi maestri si ritrovano grandi nomi della cultura ebraica italiana e internazionale, compreso il livornese Elia Benamozegh, rabbino e filosofo.Se imponente era il suo spessore ebraico non da meno era la sua formazione culturale "laica" che annovera due lauree, in legge e filosofia e pedagogia.Insignito nel 2005 dell'Ambrogino d'oro, sono decine le sue opere editoriali che toccano numerose tematiche del pensiero e dell'etica ebraica, non tralasciando di affrontare la tematica del rapporto tra le religioni: diresse anche per anni la Rassegna Mensile di Israel e numerosi sono i suoi saggi e articoli.Coniugato con Wally Rabello ha avuto tre figli, Yardena, Corrado e Raffaele ( quest'ultimo il livornese della famiglia...). Imponente anche nella figura e apparentemente molto riservato (in realtà ci voleva poco per scoprire una personalità aperta e dotata di fine senso ironico), dinanzi alla sintesi biografica della sua vita si potrebbe pensare a una personalità distaccata dalla realtà e chiusa nel suo elevato mondo culturale, ma così non è stato.Il suo operare come rabbino, come è lecito attendersi da una guida spirituale, era attento alle persone e ai loro problemi, improntato altresì all'operare nel campo educativo e dell'insegnamento che lo portava, con un senso di laicità delle istituzioni sul quale spesso insisterà nei suoi interventi, a recarsi anche nelle scuole pubbliche a insegnare, significativamente, materie ebraiche agli alunni ebrei che le frequentavano (la scuola ebraica terminava con la licenza elementare).IL

DIALOGO FRA LE RELIGIONI

Centrale nella sua biografia l'attenzione al dialogo interreligioso che, a Livorno, lo vedrà stringere un'amicizia profonda con monsignor Alberto Ablondi che non si esaurirà con il trasferimento a Milano, città nella quale quest'opera continuerà con un intenso rapporto con il cardinale Carlo Maria Martini e altri personaggi di spicco della Chiesa cattolica e di altre fedi.Prezioso è quindi l'insegnamento che lascia anche in tema di dialogo tra le religioni, inteso come aperto ma mai subalterno, a salvaguardia dell'ortodossia ebraica che seppe interpretare secondo la grande e plurisecolare scuola italiana: nell'ambito del dialogo non mancò pertanto, quando ciò apparve necessario, assumere anche posizioni di forte critica o di denuncia dinanzi ad ambiguità palesatesi."Figlio della Shoà", tema pure spesso affrontato, toccante rimane la sua testimonianza circa la traumatica separazione che subì, da bambino durante le persecuzioni nazifasciste, dalla madre che non rivedrà più. Appartenente quindi alla generazione che ha potuto vedere gli orrori della Shoà, poté anche assistere alla rinascita dell'ebraismo italiano e alla creazione dello Stato d'Israele per la difesa delle ragioni del quale sempre si batté apertamente, trovando anche modo di presiedere per anni la Federazione Sionistica Italiana: le sue spoglie riposano nel cimitero israeliano di Raanana.Livorno, per l'origjne della sua famiglia e per l'esperienza fatta operandovi, propedeutica alla grande carriera poi sviluppatasi, gli è sempre rimasta nel cuore e mai ha mancato, quando ne ha avuto modo, di tornarvi.

L'INCONTRO A MILANO

Andandolo a visitare a Milano, pochi mesi prima della sua scomparsa terrena, chiese notizie circostanziate di persone e della vita della Comunità e della città. Nell'atto di congedarmi da lui gli rinnovai, come spesso era avvenuto negli anni, l'auspicio di averlo nuovamente in visita a Livorno : con la tranquillità interiore che è propria di una mente estremamente elevata e forte nelle proprie convinzioni, disse con rammarico "non credo che sarà possibile" ma insistette per inviare i suoi saluti e i suoi auguri, per l'imminente Pasqua Ebraica, alla Comunità.Quale ultimo dono ci ha lasciato un commovente testamento morale di una lucidità e generosità impressionanti, nel quale è riuscito a condensare concetti e auspici con mirabile chiarezza ( lo si può leggere su www.mosaico-cem.it/vita-ebraica/ebraismo/rav-giuseppe-laras-zzl-ci-lasciati- suoi- ultimi-pensieri-suo-testamento-spirituale ).Nella Gemarà (Masechet Berachot 18a) , parte basilare del Talmud, si afferma che i Giusti, i grandi Maestri,si definiscono vivi anche dopo la loro dipartita terrena. Rav Hirsch, insigne commentatore ottocentesco, sottolinea come la vita sia soppesata dalle buone azioni e non dagli anni. Pertanto le vite di coloro le cui buone azioni e gli insegnamenti vivono dopo di loro comportano che questi siano sempre viventi, seppur non più fisicamente presenti. Una massima che ben si addice al Rabbino Laras,sia il suo ricordo per benedizione.

giovedì 8 novembre 2018

La luce in ricordo delle tenebre, sconfitte, della "Notte dei cristalli" del 1938.

Anche la Comunità Ebraica di Livorno ricorda, accendendo le luci del Tempio Maggiore, le tenebre che 80 anni or sono caratterizzarono la "Notte dei cristalli" nella Germania nazista Ricordando le centinaia di vittime di quella notte di odio antisemita, le decine di migliaia di ebrei deportati , in quell'occasione, nei campi di sterminio (dove sarebbero stati uccisi a milioni e con loro molti altri perseguitati), le distruzioni di Sinagoghe e altri luoghi ebraici, queste luci testimoniano anche la sconfitta di quelle tenebre.

domenica 23 settembre 2018

Da questa sera la festa ebraica di Succoth 5779












Ha inizio questa sera la festa ebraica di Succoth dell'anno 5778.
Di seguito la scheda di approfondimento tratta dal sito dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italuiane (UCEI).

La festa delle capanne

La festa di Sukkoth inizia il 15 del mese di Tishrì. Sukkoth in ebraico significa "capanne" e sono appunto le capanne a caratterizzare questa festa gioiosa che ricorda la permanenza degli ebrei nel deserto dopo la liberazione dalla schiavitù dall'Egitto: quaranta anni in cui abitarono in dimore precarie, accompagnati però, secondo la tradizione, da "nubi di gloria".
Nella Torà (Levitico, 23, 41-43) infatti troviamo scritto: "E celebrerete questa ricorrenza come festa in onore del Signore per sette giorni all'anno; legge per tutti i tempi, per tutte le vostre generazioni: la festeggerete nel settimo mese. Nelle capanne risiederete per sette giorni; ogni cittadino in Israele risieda nelle capanne, affinché sappiano le vostre generazioni che in capanne ho fatto stare i figli di Israele quando li ho tratti dalla terra d'Egitto".
La festa delle capanne è una delle tre feste di pellegrinaggio prescritte nella Torà, feste durante le quali gli ebrei dovevano recarsi al Santuario a Gerusalemme, fino a quando esso non fu distrutto dalle armate di Tito nel II secolo e.v. Altri nomi della festa sono "Festa del raccolto" e anche "Festa della nostra gioia", poiché cade proprio in coincidenza con la fine del raccolto quando si svolgevano grandi manifestazioni di gioia. Questa festa è detta anche "festa dei tabernacoli" e il precetto che la caratterizza è proprio quello di abitare in capanne durante tutti i giorni della festa. Se a causa del clima o di altri motivi non si può dimorare nelle capanne, vi si devono almeno consumare i pasti principali. Altri nomi della festa sono "Festa del raccolto" e anche "Festa della nostra gioia", poiché cade proprio in coincidenza con la fine del raccolto quando si svolgevano grandi manifestazioni di gioia.
La capanna deve avere delle dimensioni particolari e deve avere come tetto del fogliame piuttosto rado, in modo che ci sia più ombra che luce, ma dal quale si possano comunque vedere le stelle. E' uso adornare la sukkà, la capanna, con frutta, fiori, disegni e così via.
La sukkà non è valida se non è sotto il cielo: l'uomo deve avere la mente e lo spirito rivolti verso l'alto.
Un altro precetto fondamentale della festa è il lulàv: un fascio di vegetali composto da un ramo di palma, due di salice, tre di mirto e da un cedro che va agitato durante le preghiere. Forte è il significato simbolico del lulàv: la palma è senza profumo, ma il suo frutto è saporito; il salice non ha né sapore né profumo; il mirto ha profumo, ma non sapore ed infine il cedro ha sapore e profumo. Sono simbolicamente rappresentati tutti i tipi di uomo: tutti insieme sotto la sukkà. Secondo un'altra interpretazione simbolica la palma sarebbe la colonna vertebrale dell'uomo, il salice la bocca, il mirto l'occhio ed infine il cedro il cuore. L'uomo rende grazie a Dio con tutte le parti del suo essere.
L'uomo è disposto a mettersi al servizio di Dio anche nel momento in cui sente che massima è la potenza che ha raggiunto: ha appena raccolto i frutti del suo raccolto, ma confida nella provvidenza divina e abbandona, anche se solo per pochi giorni, la sua dimora abituale per abitare in una capanna. Capanna che è insieme simbolo di protezione, ma anche di pace fra gli uomini. "E poni su di noi una sukkà di pace" riecheggiano infatti i testi di numerose preghiere; ci sono dettagliate regole che stabiliscono l'altezza massima e minima che deve avere una sukkà, ma per quanto concerne la larghezza viene stabilita solo la dimensione minima: nei tempi messianici infatti la tradizione vuole che verrà costruita una enorme unica sukkà nella quale possa risiedere tutta l'umanità intera.

Nella foto : il frontespizio di un libro di orazioni,edito a Livorno da Belforte,per la festa di Succoth

Comunitando
www.livornoebraica.org
(a cura di Gadi Polacco)

martedì 18 settembre 2018

DA QUESTA SERA A DOMANI SERA IL MONDO EBRAICO OSSERVA IL SOLENNE GIORNO DEL KIPPUR 5779

DA QUESTA SERA  IL MONDO EBRAICO OSSERVA IL SOLENNE GIORNO DEL KIPPUR 5779

Dopo il recente Capodanno che ha introdotto l'anno 5779 del calendario ebraico (lunare) ecco approssimarsi il solenne giorno del Kippur .
Giorno di "espiazione" e riflessione,ecco come lo descrive il sito dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane:
"Il dieci del mese di Tishrì cade lo Yom Kippur, giorno considerato come il più sacro e solenne del calendario ebraico.
E' un giorno totalmente dedicato alla preghiera e alla penitenza e vuole l'ebreo consapevole dei propri peccati, chiedere perdono al Signore. E' il giorno in cui secondo la tradizione Dio suggella il suo giudizio verso il singolo. Se tutti i primi dieci giorni di questo mese sono caratterizzati dall'introspezione e dalla preghiera, questo è un giorno di afflizione, infatti in Levitico 23:32 è scritto "voi affliggerete le vostre persone". E' un giorno di digiuno totale, in cui ci si astiene dal mangiare, dal bere e da qualsiasi lavoro o divertimento e ci si dedica solo al raccoglimento e alla preghiera; il digiuno che affligge il corpo ha lo scopo di rendere la mente libera da pensieri e di indicare la strada della meditazione e della preghiera.
Prima di Kippur si devono essere saldati i debiti morali e materiali che si hanno verso gli altri uomini. Si deve chiedere personalmente perdono a coloro che si è offesi: a Dio per le trasgressioni compiute verso di Lui, mentre quelle compiute verso gli altri uomini vanno personalmente risarcite e sanate.
Ci si deve avvicinare a questo giorno con animo sereno e fiduciosi che la richiesta di essere iscritti da Dio nel "Libro della vita", sarà esaudita. La purezza con cui ci si avvicina a questa giornata da alcuni è sottolineata dall'uso di vestire di bianco.
E' chiamato anche "Sabato dei sabati", ed è l'unico tra i digiuni a non essere posticipato se cade di sabato.
Kippur è forse la più sentita tra le ricorrenze e anche gli ebrei meno osservanti in questo giorno sentono con più forza il loro legame con l'ebraismo. Un tempo, gli ebrei più lontani venivano detti "ebrei del Kippur" perché si avvicinavano all'ebraismo solo in questo giorno.
L'assunzione della responsabilità collettiva è un altra delle caratteristiche di questo giorno: in uno dei passi più importanti della liturgia si chiede perdono dicendo "abbiamo peccato, abbiamo trasgredito....". La liturgia è molto particolare e inizia con la commovente preghiera di Kol Nidrè, nella quale si chiede che vengano sciolti tutti i voti e le promesse che non possono essere state mantenute durante l'anno.
Questa lunga giornata di 25 ore viene conclusa dal suono dello Shofàr, il corno di montone, che invita di nuovo al raccoglimento, e subito dopo dalla cerimonia di "separazione" dalla giornata con cui si inizia il giorno comune.."

Comunitando
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( a cura di Gadi Polacco)

DISCORSO PER NEILA' DI KIPPUR 5714 (1953)

 "Appunti per il discorso nell'approssimarsi della Neilà "Chippur 5714" (1953)
Tempio di Ferrara - Rav Bruno G. Polacco (z.l.), poi Rabbino Capo a Livorno dove scomparve nel 1967
http://ravpolacco.blogspot.it/2016/10/discorso-per-neila-di-kippur-5714-1953.html

venerdì 7 settembre 2018

UN CAPODANNO EBRAICO NEL RICORDO DI LIVORNO COLPITA DALL'ALLUVIONE E DELLE SUE VITTIME

Il primo anniversario della tragica alluvione  che ha colpito Livorno troverà l'ebraismo livornese intento a celebrare le solenni liturgie del nuovo anno ebraico 5779.

Tra gli auspici positivi che accompagnano le preghiere in questa particolare occasione,anche nella cena rituale che si tiene nelle case, non potrà non esservi anche quello di un ritorno alla normalità per quanti,ancora, subiscono i danni di quell'infausta giornata del 2017 quando, in segno di lutto per le vittime, venne annullata la programmazione della Giornata Europea della Cultura Ebraica.

E' un periodo profondo e intenso, per l'ebraismo, quello che inizia con Rosh Hashanà (il Capodanno) per concludersi con la festa di Succoth, passando tramite il giorno del Kippur (digiuno) : è uso, particolarmente in questi giorni, ricordare coloro che non sono più tra noi e , prendendo in prestito le parole di un grande Rabbino livornese del passato, Samuele Colombo,  sia di consolazione questa sua riflessione : "la morte, per l'Ebraismo, è un sonno e un riposo, un'ascensione dell'anima in regione superiore, è un'accoglienza che Iddio fa alla creatura mortale, è un riunirsi d'essa creatura ai propri parenti, anche se morti e seppelliti in paesi diversi e lontani, è un tornare al Cielo, è un legarsi sempre più al vincolo naturale della vita"

Nel ricordare ciascuno i propri cari,un pensiero andrà certamente anche alle vittime dei tragici eventi che or è un anno colpirono la città : sia il loro ricordo per benedizione.

Gadi Polacco

COMUNITANDO

www.livorbnoebraica.org


ROSH HASHANA', IL CAPODANNO EBRAICO (inizio 9/9 sera, termine 11/9 sera)

Rosh Ha-Shanah, il capodanno ebraico, cade i primi due giorni del mese di Tishrì ed è il capo d'anno per la numerazione degli anni, per il computo dei giubilei e per la validità dei documenti.

Ha un carattere e un'atmosfera assai diversi da quella normalmente vigente nel capo d'anno "civile" in Italia. Infatti è considerato giorno di riflessione, di introspezione, di auto esame e di rinnovamento spirituale. E' il giorno in cui, secondo la tradizione, il Signore esamina tutti gli uomini e tiene conto delle azioni buone o malvagie che hanno compiuto nel corso dell'anno precedente. Nel Talmud infatti è scritto "A Rosh Ha-Shanah tutte le creature sono esaminate davanti al Signore". Non a caso tale giorno nella tradizione ebraica è chiamato anche "Yom Ha Din", il giorno del giudizio. Il giudizio divino verrà sigillato nel giorno di Kippur, il giorno dell'espiazione. Tra queste due date corrono sette giorni che sommati ai due di Rosh Ha-Shanà e a quello di Kippur vengono detti i "dieci giorni penitenziali".

Rosh Ha-Shanah riguarda il singolo individuo, il rapporto che ha con il suo prossimo e con Dio, le sue intenzioni di miglioramento.

Nella Torà, (Levitico 23:23,24) il primo giorno del mese di Tishrì è designato come "giorno di astensione dal lavoro, ricordo del suono, sacra convocazione", e nuovamente in Numeri (29:1,6) è ripetuto che è "un giorno di suono strepitoso": un altro dei nomi di questa festa è "Yom Teru'a", giorno del suono dello Shofar, il grande corno. In ottemperanza al comando biblico in questo giorno viene suonato lo Shofar, simbolo del richiamo all'uomo verso il Signore. Questo suono serve a suscitare una rinascita spirituale e a portare verso la teshuvà, il pentimento, il ritorno verso la giusta via. Lo Shofar, oltre a chiamare a raduno, ricorda l'episodio biblico del "sacrificio" di Isacco, sacrificio in realtà mai avvenuto in quanto fu sacrificato un montone al posto del ragazzo. Il corno deve essere di un animale ovino o caprino in ricordo di questo episodio. Inoltre lo shofar ricorda il dono della Torà nel Sinai che era accompagnato da questo suono e allude anche al Grande Shofar citato in Isaia (27:13) "E in quel giorno suonerà un grande shofar", annunciatore dei tempi messianici.

I suoni che vengono emessi da questo strumento sono di diverso tipo: note brevi, lunghe e interrotte; secondo una interpretazione esse sono emesse in onore dei patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe.

Rosh Ha-Shanah è chiamato anche Giorno del Ricordo, infatti la tradizione vuole che Dio proprio in questa data abbia finito la Sua opera di creazione e sarebbe stato creato Adamo, il primo uomo.

Un uso legato a questa giornata vede l'ebreo recarsi verso un corso d'acqua o verso il mare e lì recitare delle preghiere e svuotarsi le tasche, atto che rappresenta simbolicamente il disfarsi delle colpe commesse e un impegno simbolico a rigettare ogni cattivo comportamento, come scritto nel libro biblico di Michà : "Getterai i nostri peccati nelle profondità del mare" ( a Livorno è tradizione svolgere questa cerimonia presso il pozzo della Ieshivà Marini, oggi sede del museo ebriaico NDR)

Gli ebrei azkenaziti in questo giorno vestono di bianco, simbolo di purezza e rinnovamento spirituale. Anche i rotoli della Torà e l'Arca vengono vestiti di questo colore. Quest'usanza può essere ricondotta al verso di Isaia (1:18) in cui è scritto: "quand'anche i vostri peccati fossero come lo scarlatto, diverranno bianchi come la neve".

A Rosh Ha-Shanah si usa mangiare cibi il cui nome o la cui dolcezza possa essere ben augurante per l'anno a venire. Il pane tipico della festa assume una forma rotonda, a simbolo della corona di Dio e anche della ciclicità dell'anno. Con l'augurio che l'anno nuovo sia dolce, si usa mangiare uno spicchio di mela intinta nel miele (la tradizione livornese prevede l'assaggio di alcuni cibi che richiamano , nella sostanza o nella radice grammaticale,alcuni versi di buon augurio NDR). Si usa anche piantare dei semini di grano e di granturco che germoglieranno in questo periodo, in segno di prosperità.

martedì 24 aprile 2018

25 Aprile : le storie di due normali famiglie italiane ebraiche. Brigata Ebraica anche alla cerimonia della Liberazione a Livorno.

Come è ormai tradizione lo striscione della Brigata Ebraica, tra le formazioni che combatterono per liberare l'Italia,sarà anche alle celebrazioni del 25 Aprile livornese

Il ricordo di mia zia Franca,zl,all'epoca dei fatti bambina,in una breve memoria redatta  anni or sono. La storia di una normale famiglia italiana che oltre a subìre una dittatura che porterà il paese alla distruzione morale,civile,etica,sociale,economica e materiale (con buona pace delle "cose buone del fascismo" che spesso si vorrebbero richiamare) è perseguitata dalla infami "leggi razziali" emanate 80 anni or sono e firmate anche da un re inconsistente e dalla memoria corta, dimentico dell'apporto dato anche dagli ebrei al Risorgimento e alla Prima Guerra Mondiale nella quale trascinò l'Italia.

Ai ricordi di mia zia posso aggiungere quelli di mia madre Nella,zl,sua sorella maggiore, che mi raccontava spesso di quegli anni, della fame che li caratterizzava, del pane miracolosamente ottenuto ma poi perso cadendo, a causa di un bombardamento,in un ruscello. Della collana d'oro di sua madre,zl, ceduta per un litro di latte, del salame (non conforme alle regole alimentari ebraiche) portato loro dal Parroco del paese con la sottolineatura che in tempi di guerra "anche i Rabbini autorizzano" il suo consumo, della paura per i nazisti accampati fuori "casa" (un granaio...), della vendemmia alla quale lei e sua sorella presero parte non mangiando poi niente, visto che secondo i calcoli di mio nonno,zl,quel giorno cadeva il Digiuno del Kippur,dell'erba commestibile cercata nei prati, del "bravo" italiano che voleva vendere questi ebrei (avendo evidentemente capito che tali erano) per incassare la ricompensa prevista e del veramente bravo italiano, un oste probabilmente partigiano, che lo dissuade efficacemente estraendo da sotto il banco un fucile, dei gorgheggi di Mario Del Monaco passando vicino alla sua villa,della paura quando, mossisi i nazisti,arrivarono poi dei carri armati e,dopo una lunga sosta,si aprì finalmente una torretta e ne uscì, chiarendo a tutti che si trattava dei Liberatori, un soldato "di colore", del ritorno finalmente a casa,a Venezia (trovandola occupata...), con l'ultimo tragitto in una scassata barca che faceva acqua mettendo a rischio anche il prezioso sacco di farina che erano riusciti a portarsi dietro....

La storia di mio padre Bruno,zl, invece, è quella di chi riesce a fuggire in Svizzera, pagando una guida (non veniva certamente da famiglia agiata) e correndo molti rischi, attraversando a piedi il confine e trascinandosi dietro i due zii,zl,che gli fecero praticamente da genitori (scomparsi i genitori naturali assai presto) : devo alla precisione dell'Archivio di Stato della Svizzera le notizie che ho reperito,nel 2010,a riguardo di quegli anni,ricevendo molti documenti.

Come ben osserva mia zia nel suo scritto,alla fine sono storie a lieto fine (anche se penso  sia assai difficile capire,oggi, cosa voglia veramente dire vivere certe situazioni), differentemente da quelle di coloro che non tornarono perchè trucidati nei campi di sterminio o in itinere o perchè invisi al regime.
Vuole il detto che gli italiani siano "brava gente" : in quegli anni di persecuzioni e diretta complicità con il nazismo affermare ciò nella sua totalità non solo è falso, è anche irrispettoso verso le vittime e nei confronti di quanti, pur non essendo tali, si opposero ugualmente a tutto ciò.
La storia ha voluto che, pochi anni dopo questi eventi,mio padre divenisse Rabbino Capo a Ferrara e,come tale,andasse a commemorare ogni anno i Caduti della Brigata Ebraica che riposano nel Cimitero di Piangipane di Ravenna, soldati giunti da quella che oggi è la terra dello Stato d'Israele, incorporati nelle truppe inglesi.

Ricordare l'apporto indispensabile degli Alleati alla Liberazione d'Italia non vuol dire certamente disconoscere o sminuire il ruolo della Resistenza,alla quale peraltro presero parte, proporzionalmente al loro numero e stante la situazione persecutoria,molti ebrei.
Sia quindi il ricordo dei Liberatori tutti per benedizione.

Gadi Polacco
COMUNITANDO 

z.l. : abbreviazione, dall'ebraico, di "il suo /il loro ricordo sia per benedizione",applicata tradizionalmente a persone scomparse.















giovedì 29 marzo 2018

Buone Pasque ai vari credenti e ottime cose, ovviamente, a tutti.

L'intreccio dei vari calendari propone quest'anno l'incontro tra Pesach, la Pasqua Ebraica che avrà inizio la sera del 30 marzo protraendosi per otto giorni, e la Pasqua cristiana con, a seguire, quella ortodossa.

A tutti i vari credenti gli auguri di COMUNITANDO-www.livornoebraica.org (a cura di Gadi Polacco) :  a tutti gli altri, comunque, ottime cose!


"Pesach non soltanto vuol dire passaggio di Dio e passaggio degli Ebrei, ma vuol dire passaggio in genere, da un luogo ad un altro, da un punto allʼaltro dello spazio come da un momento allʼaltro nel tempo, da un moto allʼaltro dellʼanima, da una concezione allʼaltra della vita, da una conquista allʼaltra nel campo del vero, da un vero ad un altro vero, da un bene ad un altro bene, da un progresso ad un altro progresso, da una elevazione ad altra elevazione nelle altezze più eccelse del nostro Reale che aspira e vuole avvicinarsi a un più alto ideale! Questo è il significato, in tutta la sua pienezza e precisione, delle parole che annunziano la Pasqua o il passaggio di Dio!"

Rabbino Prof. Samuele Colombo ( 1868-1923)

Si ringrazia il Dr. Ariel Viterbo per la segnalazione


SCHEDA : la festa di Pesach

http://ucei.it/festivita-ebraiche/pesach/


RICETTE : CHAROSET* E NON SOLO
Pesach si avvicina e ripropongo quindi il "charoset di Nella",z.l., ormai noto anche come "di Mario"...
In verità è secondo come veniva,spero avvenga ancora,fatto a Ferrara. Non è facile dare (coloro che cucinano ben lo sanno) delle esatte quantità e quindi prendete le indicazioni che seguono appunto come indicative per un risultato che dovrebbe ben bastare per 4-5 persone:
5 mele (consigliate le renette)
1 kg di noci che ovviamente andranno sgusciate
1 kg scarso di prugne ,ovviamente da snocciolare
2/3 cucchiai di zucchero o quanto riterrete assaggiando "in itinere"
30 gr pinoli (se ritenete).
La frutta dev'essere macinata, ben amalgamata (il consiglio è di non macinarla un tipo alla volta ma mischiare i pezzi), messa poi a cuocere a fuoco basso aggiungendo,gradatamente affinchè il tutto non si attacchi al fondo,vino rosso : ovviamente ben mescolare sino al raggiungimento di idonea consistenza.

ALTRA PROPOSTA, CHAROSET TIPICO DI LIVORNO, ALMENO A SUO TEMPO:

Livorno
Orden
De hazer el Arosset
Tomaran mansanas, o peras cozidas en agua:auellanas, o almendras: castanas piladas, o nuezes: higos, o passas: y despues de cozido, molerloan mucho, y destemplarloan con vinagre de vino el mas fuerte que hallaren. Y despues mesclarlean un poco de polvo de ladrillo, por memoria de los ladrillos que nuestros padres hizieron en Egipto. Y para se comer, se echa un poco de polvo de canela por en sima.Y queriendo poner mas de otras frutas y espesias dentro del cozimiento, lo pueden azer.

Dela Hagadah de Pesah.Ordinado y Imprimido a requisicion y despeza de
David de Iacob Valencin, Livorno nella stamperia de Gio. Vincenzo Bonfigli per gli eredi del Minaschi, anno 5414, (1654)

*http://www.mosaico-cem.it/vita-ebraica/cucina-e-kasherut/una-torta-con-tutta-la-dolcezza-di-pesach

LE SCODELLINE

Ripresa da un blog di ricette di Ornella Levi Cabib (alla quale si deve un prezioso lavoro di raccolta e divulgazione ,dolce importato dagli ebrei spagnoli) - Per 10 porzioni - In un recipiente si porta a ebollizione un dito di bicchiere d'acqua con gr. 150 di zucchero e vi si aggiunge gr. 150 di mandorle spellate e finemente tritate. Intanto si sbattono a lungo 7 rossi d'uovo. Quando le uova saranno ben amalgamate e leggermente indurite si unisce a poco a poco al composto delle mandorle, avendo cura di togliere il recipiente dal fuoco, e la buccia grattata di mezzo limone. Si rimette a cuocere a fuoco bassissimo sempre mescolando, fino a giusta consistenza. Con questa crema si riempiono delle piccole tazze (come quelle turche, senza manico, altrimenti le tazzine da caffè) e si spolverizzano con la cannella.




mercoledì 28 marzo 2018

Cordoglio per la tragedia di oggi a Livorno




La triste notizia della tragedia occorsa a Livorno oggi, bel lungi dal voler e poter trarre conclusioni circa la dinamica e le cause,richiama  direttamente al concetto biblico dell'importanza del lavoro e del rispetto del lavoratore per I quali adoperarsi sempre.
In questo momento il pensiero non puo' che andare solidale‎ alle famiglie e ai colleghi delle vittime.
Dal Cielo,come e' d'uso affermare ebraicamente,possa giungere loro consolazione.

Comunitando


Mail priva di virus. www.avast.com

giovedì 1 marzo 2018

SHALOM A GIANFRANCO LAMBERTI : IL SUO RAPPORTO CON IL MONDO EBRAICO E' STATO INTENSO

Con tristezza si apprende che è scomparso Gianfranco Lamberti, a lungo Sindaco di Livorno , prima Assessore e poi nuovamente Consigliere Comunale.
Intenso è stato il suo rapporto anche con il mondo ebraico, testimoniato dalla sua costante presenza a tante iniziative ebraiche cittadine.
Memorabile rimane per originalità e risonanza, sotto il suo mandato , la mostra "Le tre Sinagoghe" (1996), alla quale grande contributo dette l'Assessore Matteoni, allestita in collaborazione tra Comune e Comunità Ebraica e contenente,tra l'altro, una splendida ricostruzione, in scala 1:2 in legno e gesso, dell'antica  Sinagoga  livornese , distrutta a seguito dei bombardamenti del 1943.
Si recò anche in visita alla città israeliana di Bat Yam, gemellata dal 1961 con Livorno.
Alla famiglia sincere condoglianze.
Gadi Polacco

COMUNITANDO
www.livornoebraica.org


mercoledì 28 febbraio 2018

Da stasera la festa ebraica di Purim 2018/5778 ("festa delle sorti")




Un sonetto livornese su Purim, cantato dal Rabbino Elio Toaff,zl

https://www.europeana.eu/portal/it/record/09306/1DFBD91ACD6D2D1938ECEAFD8A6D5FAD002AD504.html

Approfondimento da Morasha.it, del Rabbino Gianfranco Di Segni

http://www.morasha.it/zehut/gd06_purimkippur.html

Ricette ebraiche (cercare "dolcini di Purim" ) dal bel sito curato da Ornella Levi

http://ricettariodiornella.altervista.org/MEMUTRADIZ.html




Foto : "Allegria di Purim" - The story of the megillah and the miracle of Purim in Ladino. Three last pages in Hebrew, including "HaShichva shel Haman HaRasha" and a piyyut with the acrostic Avraham. The book was compiled by Rav Yosef Shabtai Perachi. The author of the piyyut at the end of the book is Avraham ben Shlomo Chiyun.

lunedì 29 gennaio 2018

CAPODANNO DEGLI ALBERI , da domani sera il mondo ebraico celebra TU BISHVAT 5778. Una lezione livornese del Rabbino Samuele Colombo,zl,a 150 anni dalla nascita


Capodanno degli alberi

Molte fra le ricorrenze ebraiche servono a ricordare i cicli naturali. Una festività particolare, totalmente dedicata agli alberi è il Capodanno degli alberi, Rosh Ha-Shanà Lailanot, conosciuta anche con la data ebraica in cui cade: Tu bi-Shevat, cioè quindici del mese di Shevat.

In ebraico ogni lettera ha anche un valore numerico e Tet e Vav che formano la parola "Tu" equivalgono numericamente a 15. Tu bi-Shevat cade in giorni in cui il clima è particolarmente freddo; in Israele, dove in genere il clima è meno freddo, questo giorno viene indicato come il giorno in cui cominciano a fiorire i mandorli, e si può cominciare a sperare in un prossimo arrivo della primavera.

Questa festa è menzionata nel Talmud, e dà adito a una delle innumerevoli dispute tra Maestri. Sulla data in cui festeggiare Tu bi-Shevat si confrontano le due grandi scuole dei due grandi Maestri: Shammai e Hillel. Secondo l'opinione del primo il Capodanno degli alberi doveva essere festeggiato il primo giorno del mese di Shevat, mentre nell'opinione di Hillel doveva essere festeggiata il 15. Come noto in questa e in molte altre controversie si segue l'opinione di Bet Hillel. Interessante sottolineare come i due punti di vista, comunque, siano specchio di una diversa e contrapposta concezione tra potenza e atto: la scuola di Shammai ritiene che vadano prese in considerazione le cose già in "potenza", mentre quella di Hillel considera solo ciò che è in "atto". Nello specifico il problema è se considerare già germoglio ciò che ancora non è visibile, ma esiste solo in potenza. Un po' come in certe culture si contano gli anni fino dal momento del concepimento e non da quello della nascita. Sempre a proposito di nascite ed alberi, nella tradizione ebraica quando nasce un bambino si usa piantare un albero. A tempo debito, i rami di quello stesso albero serviranno per costruire la chuppà, cioè il baldacchino nuziale.

In passato la ricorrenza serviva a determinare quali decime dovessero essere presentate al Santuario in un anno: i frutti maturati prima del 15 di Shevat si considerano appartenenti ad un anno, quelli maturati dopo questa data, si considerano appartenenti all'anno seguente. Inoltre questa festività serviva a stabilire quando erano trascorsi i primi tre anni di vita dell'albero, nel corso dei quali era proibito goderne i frutti.

Questa festività è molto amata dai bambini ed in Israele si vedono intere scolaresche armate di picconi in miniatura che eccitati mettono a dimora nella terra ciascuno il suo alberello. Ma si usa anche mangiare un frutto "nuovo" e si fa il Seder Tu Bi-Shevat, una sorta di pasto a base di frutta, durante il cui svolgimento, così come si fa nel più noto Seder di Pesach, si leggono brani della tradizione e si recitano particolari preghiere.

( dal sito www.ucei.it )



Link alla lezione del Rabbino Samuele Colombo,zl

http://ebraismolivornese.blogspot.it/2015/02/tu-bishvat-il-capodanno-degli-alberi.html

COMUNITANDO

www.livornoebraica.org

(a cura di Gadi Polacco )

domenica 28 gennaio 2018

Giorno della Memoria 2018 a Livorno : tra le grandi iniziative e quel gesto spontaneo di grande significato.

Si sono dovuti aprire anche dei palchi per accogliere il pubblico che ieri sera, al Teatro Goldoni di Livorno, ha seguito la diretta di Rai Radio 3 dedicata al Giorno della Memoria, condotta dal Direttore Martino Sinibaldi con tema "Senza ghetto.Storie tra libertà e persecuzione". L'iniziativa,organizzata da RAI,Comune di Livorno e Comunità Ebraica labronica ha visto interventi di testimonianza e di approfondimento storico, presente il Coro "Erneso Ventura", diretto dal Maestro Paolo Filidei , che ha proposto brani della tradizione ebraica livornese e legati alla Shoà.
Oggi convegno sulle "leggi della vergogna", ai Bottini dell'Olio, con relatori Maurizio Vernassa,storico, Valerio Di Porto (Consigliere Parlamentare autore del volune "Le leggi della vergogna", analisi delle cosiddette "leggi razziali") e Pier Luigi Orsi, ricercatore di storia all'Università di Pisa,autore di uno studio specifico sulla Comunità Ebraica di Livorno durante quel triste periodo ( ore 16.30 ).
Iniziative ufficiali,in Prefettura, lunedi 29 gennaio mattina e altre nei giorni a seguire.
Una foto, gesto spontaneo di qualche cittadino, conferisce un particolare significato a queste giornate dense di appuntamenti : delle rose lasciate anonimamente sulla porta centrale del Tempio di piazza Benamozegh, "piccolo" gesto di grande significato.


Foto : il Coro Ventura al Goldoni e le rose sulla porta del Tempio




martedì 23 gennaio 2018

GIORNO DELLA MEMORIA 2018 : TESTIMONIANZE E CORO VENTURA IL 27 GENNAIO AL GOLDONI,CON RAI RADIO 3, E INCONTRO SULLE "LEGGI RAZZIALI" IL 28 GENNAIO ALLA BIBLIOTECA DEI BOTTINI DELL'OLIO

"SENZA GHETTO – STORIE TRA LIBERTÀ E PERSECUZIONE"
RAI Radio3
, in occasione del Giorno della MemoriaSabato 27 gennaio,manderà in onda uno speciale condotto dal direttore Marino Sinibaldi, dalle 20.30 alle 22.30, in diretta dal Teatro Goldoni di Livorno.
 Verranno proposte testimonianze, riflessioni, letture e al Coro "Ernesto Ventura" ,della Comunità ebraica di Livorno, diretto dal M° Paolo Filidei, saranno affidati interventi musicali basati su canti commemorativi della Shoà e brani tipici della tradizione liturgica sefardita labronica. Proporranno le proprie testimonianze Aldo Liscia, Pierina Rossi, Edi Bueno e Gabriele Bedarida,  voce recitante quella dell'attore Enrico Martino. Il Teatro Goldoni informa che sarà possibile assistere alla serata , in formula auditorium, con ingresso libero fino ad esaurimento posti dalle ore 20,00. L'iniziativa è in collaborazione con il Comune di Livorno e la Comunità Ebraica.

Altro importante appuntamento domenica 28 gennaio, alle ore 16.30, organizzato dalla Comunità Ebraica di Livorno con la collaborazione del Comune di Livorno, ricorrendo gli 80 anni dall'emanazione delle cosiddette "leggi razziali": LE LEGGI DELLA VERGOGNA - A 80 anni dalle "leggi razziali" - Domenica 28 gennaio 2018 / 12 Shevat 5778, ore 16.30.


Presso la BIBLIOTECA – BOTTINI DELL'OLIO in PIAZZA DEL LUOGO PIO – QUARTIERE VENEZIA – LIVORNO interverranno:

VALERIO DI PORTO

Consigliere Parlamentare presso la Camera dei Deputati, autore del libro "Le leggi della vergogna. Norme contro gli ebrei in Italia e in Germania" ,(Ed. Le Monnier)

PIER LUIGI ORSI

Ricercatore universitario presso il Dipartimento di Storia moderna e contemporanea dell'Università di Pisa , autore del saggio   "La comunità ebraica di Livorno dal censimento del 1938 alla persecuzione, in AA.VV., Memoria familiare e identità. Ebrei di Livorno tra due censimenti (1841-1938), Livorno, Belforte, 1989 "

MAURIZIO VERNASSA

Docente di Storia delle relazioni internazionali presso l'Accademia Navale di Livorno, saggista



Foto : il Coro Ernesto Ventura e il frontespizio del libro "Le leggi della vergogna"


COMUNITANDO

www.livornoebraica.org




 

 


sabato 13 gennaio 2018

E'scomparso Massimo Bedarida, già Presidente della Comunità Ebraica di Livorno.

Si sono svolti venerdi, prima dell'inizio del Sabato ebraico,i funerali del dottor Massimo Bedarida .
Nato nel 1922, imprenditore e professionista di rango, negli anni '80 rivesti' anche il ruolo di Presidente della Comunità Ebraica di Livorno.
Meritata è la grande stima che circonda la sua figura, professionale e privata.
Alla riservatezza di carattere che era, almeno in apparenza, tratto evidente del suo modo di fare, sempre improntato a grande signorilità, corrispondeva grande disponibilità e generosità nei confronti del prossimo , il tutto esercitato, in coerenza con lo spirito ebraico, senza clamore e protagonismo.
Alla famiglia sincere condoglianze : il suo ricordo sarà certamente di benedizione.

Comunitando