martedì 25 maggio 2021

LIVORNO DIMOSTRA LA TESI DI MARTIN LUTHER KING : L'ANTISIONISMO E' ANTISEMITISMO

Viene segnalato questo squallido volantino appeso , non a caso, in via degli Ebrei Vittime del Nazismo, a Livorno.

Le poveri menti che hanno partorito la "brillante" idea vanno comunque ringraziate perchè forniscono,una volta di più, la prova che antisionismo ( cosa diversa dalla critica politica a qualsivoglia  governo di turno)  e antisemitismo coincidono.

Impossibile non ricordare, al riguardo, le parole di Martin Luther King :

"…Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente 'antisionista'. E io dico, lascia che la verita' risuoni alta dalle montagne, lascia che echeggi attraverso le valli della verde terra di Dio: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, questa e' la verita' di Dio… Tutti gli uomini di buona volonta' esulteranno nel compimento della promessa di Dio, che il suo Popolo sarebbe ritornato nella gioia per ricostruire la terra di cui era stato depredato. Questo e' il sionismo, niente di piu', niente di meno… E che cos'e' l'antisionismo? E' negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell'Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. E' una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, e' antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo."

MARTIN LUTHER KING, 'Letter to an Anti-Zionist Friend', Saturday Review, XLVII (agosto 1967), ristampata in MARTIN LUTHER KING, This I Believe: Selection from the Writings of Dr. Martin Luther King jr., New York 1971, pp.234-235.


COMUNITANDO

Blog di cose ebraiche a cura di Gadi Polacco

www.livornoebraica.org



mercoledì 12 maggio 2021

DALLA PARTE D'ISRAELE, SOTTO ATTACCO!

ISRAELE SOTTO ATTACCO - LA NOTA UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane)

Le Comunità ebraiche italiane esprimono piena e assoluta solidarietà allo Stato di Israele, pregando per le famiglie e i bambini che hanno passato la giornata di ieri e la notte nei rifugi, e sostegno morale alle forze di sicurezza impegnate in ogni dove nella indispensabile difesa. Esprimono preoccupazione per l'escalation di attacchi diretti e mirati con centinaia di razzi lanciati da Gaza su ampie parti del territorio, minacciando la vita ordinaria appena ripresa e la libertà, così come per l'innesco in moltissime città di scontri armati da parte della popolazione arabo-israeliana, trascinata in una pretestuosa protesta. Ribadiscono l'appello agli esponenti delle istituzioni e ai media italiani, europei ed internazionali, di non dare manforte con assurde e irresponsabili ricostruzioni al disconoscimento e al miope isolamento di Israele dinanzi all'evidente offensiva costruita attorno alla questione di Gerusalemme e dei suoi luoghi santi, rafforzando la strategia di terrore e distruzione di Hamas e dei paesi che lo sostengono e l'avvio di un conflitto che non può non chiamarsi guerra.

Questo blog (Comunitando - www.livornoebraica.org) si unisce pienamente a quanto espresso in sede nazionale.

COMUNITANDO
(blog a cura di Gadi Polacco)

martedì 23 febbraio 2021

Solidarietà a Il Tirreno per le minacce subite.



Leggere di minacce è sempre triste, ma ancor di più lo è quando, come in queste ore, viene preso di mira il prezioso lavoro svolto da giornalisti, nel caso specifico quelli della storica testata "Il Tirreno", a favore di tutta la società. 
A tutto lo staff del giornale, piena solidarietà. 

domenica 21 febbraio 2021

Commemorato a Livorno il celebre Rabbino Chaim Yosef David Azulay, zl. Presente anche il Sindaco Luca Salvetti.

Compatibilmente con le misure anti Covid, numerosa è stata la presenza di pubblico alla Hilulà (celebrazione) svoltasi domenica  a Livorno, in vista dell'imminente anniversario della scomparsa terrena del grande Maestro Rav Chaim Yosef David Azulay, (1724 - 1806) a lungo vissuto nwlla nostea città dove venne anche sepolto (nel 1960 i suoi resti vennero traslati in Israele). Dinanzi a quella che è stata la matzeva' (pietra tombale) dell'illustre Maestro, il Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Livorno, Rav Avraham Dayan, ha recitato dei salmi e detto alcune parole, intervenendo poi, dinanzi al Cimitero, per parlare diffusamente del Rav Azulay, zl, della sua immensa opera e del suo indissolubile legame con Livorno.
La Hilulà è stata organizzata dalla Comunità, ufficio rabbinico, in concerto con Adei e Benè Berith (presenti le presidenti, Carla Guastalla e Ariela Cassuto).
Grande soddisfazione per la riuscita dell'iniziativa (seguita on line da centinaia di persone da varie nazioni) è stata espressa per il Benè Berith dalla Presidente Cassuto
Un'ideale prosecuzione, infatti, dello Zaddikim Livorno Project, lanciato anni or sono dal Benè Berith, propedeutico anche ad altre iniziative, seguite dalla Comunità per onorare i tanti Maestri dell'ebraismo che riposano nei cimiteri labronici, tra l'altro contribuendo a far emergere a livello internazionale maggiore attenzione su Livorno. 
Ha onorato l'iniziativa, con la sua presenza molto apprezzata, il Sindaco Luca Salvetti
Comunitando

giovedì 10 dicembre 2020

CHANUCCHA' 5781-2020, LA "FESTA DELLE LUCI", DA QUESTA SERA PER OTTO GIORNI. AUGURI PER TUTTE LE VARIE FESTIVITA' DI QUESTO MESE

Inizia questa sera la festa ebraica di Chanucchà,talvolta trascritta anche diversamente, la "festa delle luci".

Il mese di dicembre, per l'interazione tra i vari calendari, comporta spesso l' "incontro" tra varie festività religiose.

Auguri quindi a tutti coloro che avranno ricorrenze da osservare e celebrare in questo mese e, come sempre, ottime cose anche a tutti gli altri.

Comunitando - www.livornoebraica.org

( a cura di Gadi Polacco )

Chanukkà nel calendario autunnale è preceduta da circa due mesi in cui non c'è alcuna ricorrenza, a parte il sabato e i capomese. Probabilmente anche per questo l'atmosfera è particolarmente allegra e i bambini la aspettano con ansia.
La festa di Chanukkà, tra tutte le antiche ricorrenze ebraiche, è l'unica che non affondi in qualche modo le sue radici nella Bibbia e nei suoi racconti; è una festa stabilita dai Maestri del Talmud e ricorda un avvenimento accaduto in terra di Israele, nel 168 a.e.v.

Antioco Epifane di Siria – ottavo re della dinastia seleucide, erede di una piccola parte dell'Impero appartenuto ad Alessandro Magno – voleva imporre la religione greca alla Giudea. Le mire di ellenizzazione furono contrastate e impedite da Mattatià, un sacerdote di Modiin della famiglia degli Asmonei che insieme ai suoi sette figli, diedero avvio alla rivolta.

Chanukkà è conosciuta anche come la festa del miracolo dell'olio: quando dopo una strenua battaglia, il 25 di Kislev di tre anni dopo (165 a.e.v.), il Tempio fu riconquistato, si doveva procedere alla riconsacrazione. Nel Tempio però fu trovata una sola ampolla di olio puro recante il sigillo del Sommo Sacerdote. Per la preparazione di olio puro (viene considerato olio puro quello raccolto dalle prime gocce della spremitura delle olive) occorrevano otto giorni. Nel trattato talmudico di Shabbat (21b) leggiamo del grande miracolo che occorse: l'olio che poteva bastare per un solo giorno, fu sufficiente per otto giorni, dando così la possibilità ai Sacerdoti di prepararne dell'altro nuovo. In ricordo di quel miracolo, i Saggi del Talmud istituirono una festa di lode e di ringraziamento al Signore che dura appunto 8 giorni: Chanukkà che letteralmente, significa "inaugurazione".

La prima sera della festa si accende un lume su un candelabro speciale a nove bracci, e ogni sera, per otto giorni, se ne aggiunge uno in più, fino a che l'ottava sera si accendono 8 lumi. Questo candelabro si chiama Chanukkià e può avere diverse forme. L'indicazione è che gli otto contenitori per le candele siano tutti allineati alla stessa altezza e che il nono – lo shammash, il servitore, quello che serve per accendere gli altri lumi – sia in una posizione diversa.
I bambini ricevono regali e in particolare delle trottoline su cui compaiono le iniziali delle parole "Un grande miracolo è avvenuto lì".

Uno dei precetti relativi alla festa è quello di "rendere pubblico il miracolo", per questo si usa accendere i lumi al tramonto o più tardi, quando c'è ancora gente nelle vie, vicino alla finestra che si affaccia sulla strada, al fine di rendere pubblico il miracolo che avvenne a quel tempo. Negli ultimi anni nelle grandi piazze di alcune città italiane, si issa un'enorme Chanukkià i cui lumi vengono accesi in presenza di numerosi intervenuti.

( dal sito UCEI)

LA FESTA DI CHANUCCHA' NELLA TRASCRIZIONE DI UN DISCORSO RADIOFONICO DEL RABBINO RUGGERO COEN, ZL, LIVORNESE, RABBINO CAPO DI ALESSANDRIA

https://ebraismolivornese.blogspot.com/2017/12/la-festa-ebraica-di-chanuccha-da-un.html

Nella foto : Chanucchioth,candelabri di Chanucchà, accese nel Tempio di Viareggio



venerdì 25 settembre 2020

IL SOLENNE GIORNO DEL KIPPUR 5781-2020 IN ERA COVID19

Il mondo ebraico si appresta a celebrare lo Yom Kippur, il solenne digiuno di riflessione e pentimento, del'anno ebraico 5781/2020, dalla sera di domenica 27 sino a quella di lunedi 28 settembre.

Ovunque Covid19 lo renderà purtroppo particolare, con posti contigentati nei luoghi di culto, necessità di prenotazione, ove possibile con celebrazioni all'aperto e,ovviamente, distanziamento, mascherine e quanto altro.

La benedizione finale e poi il suono dello Shofar, particolarmente a Livorno, sono tradizionalmente un momento solenne al quale si uniscono parenti e amici indipendentemente dalla loro appartenenza o meno

all'ebraismo : un retaggio delle radici , uniche, di questa città sorta con il concorso di disparate "Nazioni".

Le restrizioni imposte dalla pandemia interromperanno inevitabilmente questo momento ma non potranno impedire al sentimento dei partecipanti di includere nei migliori auspici la città tutta , con la speranza che presto questo momento storico venga superato, magari rendendoci più solidi alla luce della tragica esperienza trascorsa.


COMUNITANDO

www.livornoebraica.org

(Blog ebraico a cura di Gadi Polacco)

Dal sito www.ucei.it :


Il dieci del mese di Tishrì cade lo Yom Kippur, giorno considerato come il più sacro e solenne del calendario ebraico.
E' un giorno totalmente dedicato alla preghiera e alla penitenza e vuole l'ebreo consapevole dei propri peccati, chiedere perdono al Signore. E' il giorno in cui secondo la tradizione Dio suggella il suo giudizio verso il singolo.

Se tutti i primi dieci giorni di questo mese sono caratterizzati dall'introspezione e dalla preghiera, questo è un giorno di afflizione, infatti in Levitico 23:32 è scritto "voi affliggerete le vostre persone". E' un giorno di digiuno totale, in cui ci si astiene dal mangiare, dal bere e da qualsiasi lavoro o divertimento e ci si dedica solo al raccoglimento e alla preghiera; il digiuno che affligge il corpo ha lo scopo di rendere la mente libera da pensieri e di indicare la strada della meditazione e della preghiera.
Prima di Kippur si devono essere saldati i debiti morali e materiali che si hanno verso gli altri uomini. Si deve chiedere personalmente perdono a coloro che si è offesi: a Dio per le trasgressioni compiute verso di Lui, mentre quelle compiute verso gli altri uomini vanno personalmente risarcite e sanate.

Ci si deve avvicinare a questo giorno con animo sereno e fiduciosi che la richiesta di essere iscritti da Dio nel "Libro della vita", sarà esaudita. La purezza con cui ci si avvicina a questa giornata da alcuni è sottolineata dall'uso di vestire di bianco.

E' chiamato anche "Sabato dei sabati", ed è l'unico tra i digiuni a non essere posticipato se cade di sabato.

Kippur è forse la più sentita tra le ricorrenze e anche gli ebrei meno osservanti in questo giorno sentono con più forza il loro legame con l'ebraismo. Un tempo, gli ebrei più lontani venivano detti "ebrei del Kippur" perché si avvicinavano all'ebraismo solo in questo giorno.

L'assunzione della responsabilità collettiva è un altra delle caratteristiche di questo giorno: in uno dei passi più importanti della liturgia si chiede perdono dicendo "abbiamo peccato, abbiamo trasgredito….". La liturgia è molto particolare e inizia con la commovente preghiera di Kol Nidrè, nella quale si chiede che vengano sciolti tutti i voti e le promesse che non possono essere state mantenute durante l'anno.

Questa lunga giornata di 25 ore viene conclusa dal suono dello Shofàr, il corno di montone, che invita di nuovo al raccoglimento, e subito dopo dalla cerimonia di "separazione" dalla giornata con cui si inizia il giorno comune.


giovedì 17 settembre 2020

IL NUOVO ANNO EBRAICO, 5781, INCONTRA IL 150° DELLA BRECCIA DI PORTA PIA

WWW.MOKED.IT

La Breccia da ricordare

"In questo supremo momento, in questo avvenimento mondiale della caduta del Potere temporale dei pontefici di Roma, crediamo prezzo dell'opera di un giornale israelitico di far rilevare la terribile condizione in cui si trovavano i suoi correligionari per tanti secoli sotto il governo dei Papi, non solo nei tempi antichi, ma ben anco negli ultimi anni…".
Non nasconde la propria soddisfazione il Corriere Israelitico nel commentare a caldo Porta Pia con la sua benefica conseguenza, tra l'altro, di porre fine al ghetto romano, ripercorrendo secoli di persecuzioni e vessazioni.
Vi vede, ulteriormente, un aspetto miracoloso e annunciatore "di quel giorno in cui Dio sarà uno e il Suo nome uno": nelle pagine precedenti si parla di "liberazione di Roma dal giogo papale" e della "liberazione dei nostri correligionari", dando ampio risalto al messaggio, firmato "Gl'Israeliti di Roma", inviato il 23 settembre 1870 da quella Comunità alla "Sacra Reale Maestà di Vittorio Emanuele Re d'Italia": "Sire! Ora che un valoroso Esercito Nazionale è venuto a restituir Roma nell'uso della sua libertà…questi Israeliti sentono il bisogno di offrire alla Maestà Vostra l'omaggio della loro immensa gratitudine, come Italiani, come Romani, e come Israeliti".
"Come Israeliti", si afferma poi, "sottoposti finora ad una condizione eccezionalmente dolorosa, noi entriamo anelanti di gioia nel diritto comune…Noi ricordiamo qui ora il nome d'Israeliti per l'ultima volta nel momento che passiamo da uno stato d'interdetto legale al Santo Regime dell'uguaglianza civile…".
Non manca, il messaggio, di sottolineare come "gravi, e profonde sono le piaghe aperte dal passato nel nostro seno; piaghe economiche, morali ed intellettuali. Non possiamo dissimularlo. I nostri concittadini Cattolici sanno pur essi che la colpa non è nostra e, tranne eccezioni, ogni giorno più rare, ci hanno dato finora quello che hanno potuto: una protesta viva, sebbene impotente, in nostro favore, e le più calde simpatie", auspicando quindi una comunione d'intenti che, "d'ora innanzi", aiuti a sanare quelle "piaghe".
Interessante è vedere come, invece, affronta l'avvenimento Porta Pia un altro giornale ebraico dell'epoca, ovvero "L'Educatore Israelita", che titola "Roma": "Il potere temporale è caduto. È questo, senza dubbio, uno dei più grandi avvenimenti del secolo. Noi salutiamo questo grande avvenimento con un senso profondo di compiacenza, di speranza e di gioia cittadina".
"Tolga Iddio che in questo nostro saluto vi sia né anche l'ombra d'insulto al vinto…Ma noi non ci peritiamo punto a cantare osanna", perché, a nostro credere, prosegue la nota, "non ci sono né vincitori né vinti…".
Il giornale vercellese sembra voler far propria, anzi rafforzandola oltre quanto lo statista sostenesse, la visione che emerge nei celebri, a tratti profetici essendo stati scritti prima dei fatti di Porta Pia ai quali egli non assistette essendo prematuramente scomparso, discorsi di Cavour sul "Libera Chiesa in libero Stato" e Roma Capitale.
Prefigura infatti quella posizione che la Chiesa, in realtà, faticherà ad assumere, se non dopo svariato tempo (portando poi qualche strenuo laico a sostenere che, alla fine, Porta Pia si è rivelato un errore avendo aperto alla Chiesa, nel senso politico, le porte della società italiana…), quando scrive: "Vince l'Italia che si vede oramai compiuta. Vincerà il sentimento religioso che, cessando finalmente la sua lunga e sanguinosa lotta col progresso e col secolo, spiegherà più potenti le ali a nuovo volo. Partigiani del sentimento religioso, quand'anche esso si spieghi sotto altra forma dalla nostra, purchè si sposi alla civiltà e al progresso, noi godremo del suo trionfo come un preparazione più pronta alla universale fratellanza promessaci nei tempi messianici".
In attesa dei tempi messianici, ricordare Porta Pia ancora dopo 150 anni ritengo che sia doveroso anche e, per certi versi, in particolare per il mondo ebraico. Ovviamente non per ritualità "nostalgica" o di contrapposizione, ma per interrogarsi su come la società nella quale viviamo intenda la laicità della sfera pubblica, quella che tutti riguarda nella contestuale garanzia per ciascuno, in reciproco rispetto, di vivere la propria peculiarità.
Sotto questo aspetto molta strada appare ancora da fare e non mancano contraddizioni e questioni irrisolte, stante anche una marcata e trasversale tendenza del mondo politico a cercare di strumentalizzare il sentimento religioso cattolico, non di rado definendolo "nostra cultura", con intenti politici spesso illusori (anche perché ad opera di personaggi assai poco credibili).
Il tema della laicità, in questo paese, è scomodità costante e datata e anche il mondo ebraico, a parte le dichiarazioni di principio, sembra affrontarlo con estrema timidezza.
Spero quindi che il ricordo dei fatti di Porta Pia venga rinverdito in occasione dell'imminente importante anniversario, anche dalle nostre istituzioni.
E magari, approssimandosi la data, "buttiamo un'ashkavà" (modo di dire livornese che può apparire stridente ma in realtà è carico di affetto e rispetto verso la persona scomparsa di turno) in ricordo di Giacomo Segre.
Buon Porta Pia e Shanà Tovà,

Gadi Polacco

(16 settembre 2020)