giovedì 11 agosto 2011

AUGURI A DOCTOR KEBAB CHE SI SPOSA IN ISRAELE: NUMEROSA LA PRESENZA LIVORNESE PREVISTA AL MATRIMONIO.

Comunitando
www.livornoebraica.org
(a cura di Gadi Polacco)

AUGURI A DOCTOR KEBAB  CHE SI SPOSA IN ISRAELE: NUMEROSA LA PRESENZA LIVORNESE PREVISTA AL MATRIMONIO.

Tra i pionieri del kebab a Livorno, in versione kasher (secondo le norme alimentari ebraiche), Doctor Kebab al secolo Gabriele Maisto convola a nozze domenica,in Israele, con Sharon De Jong.
Classe 1981, Gabriele per anni ha arricchito con le sue originali e gustose proposte enogastronomiche ebraiche e mediorientali tante manifestazioni livornesi,"sconfinando" spesso,impareggiabilmente coadiuvato da mamma Fernanda e dai collaboratori che,dal locale di Corso Amedeo,hanno contribuito a questa innovativa ed importante esperienza.
Intrapreso un nuovo percorso di vita ecco ora una tappa fondamentale per questo livornese doc dalla mentalità aperta al mondo.
Il conto alla rovescia è già iniziato con la cerimonia della "henna" ,in versione yemenita in ossequio alle origini familiari,da parte di madre,della sposa: la "henna" è un antico rituale,fatto risalire all'età del bronzo,che precede di qualche giorno il matrimonio ed è tradizione diffusa,a seconda delle provenienze geografiche,nel mondo ebraico.
Numerosa la delegazione livornese che parteciperà fisicamente alla cerimonia nuziale ,ma assai più ampio è il numero di quanti parteciperanno con il pensiero,nell'attesa di poter salutare gli sposi in una prossima occasione livornese.
Da "Comunitando" un grande augurio di "mazal tov" , buona fortuna, e complimenti agli sposi e famiglie,con un particolare pensiero per mamma Fernanda ed un ricordo per babbo Aldo che sarà anche presente nel cuore di quanti lo hanno conosciuto ed apprezzato.

(Nella foto : gli sposi con abiti che richiamano alla tradizione ebraica yemenita ed un altro livornese doc, Simone Cabib,che ha poi postato l'immagine su Facebook)

giovedì 4 agosto 2011

IL RABBINO DI SEGNI RITICO CIRCA IL PARAGONE TRA CROCE CRISTIANA E YOM KIPPUR ( GIORNO DEL DIGIUNO DEL KIPPU)

Dal sito della Comunità Ebraica di Roma

Il Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni, ha rilasciato un’intervista all’Osservatore Romano, in cui ha spiegato di non essere d’accordo con il paragone fatto dal cardinale Kurt Koch fra la croce cristiana e lo Yom Kippur.

Dall’Ansa:

L’accostamento fatto dal cardinale Kurt Koch, capo dicastero vaticano per il dialogo ecumenico, tra la croce cristiana e la festività ebraica dell’espiazione, lo Yom Kippur, non è andato giù al rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, che sull’Osservatore Romano di domani avverte che chi sostiene il dialogo tra cattolici ed ebrei deve evitare il ricorso a simboli non condivisi. All’origine della querelle c’è l’articolo del card. Koch sull’Osservatore del 7 luglio scorso sui significati della Giornata interreligiosa di preghiera per la Pace di Assisi del prossimo 27 ottobre, in cui il porporato svizzero scriveva che la croce di Gesù ”si erge sopra di noi come il permanente e universale Yom Kippur”, e ”pertanto la croce di Gesù non e’ di ostacolo al dialogo interreligioso; piuttosto, essa indica il cammino decisivo che soprattutto ebrei e cristiani (…) dovrebbero accogliere in una profonda riconciliazione interiore diventando così fermento di pace e di giustizia nel mondo”. Secondo Di Segni, però, ”ferma restando la condivisione degli obiettivi di pace e giustizia”, queste parole, ”benché ispirate da fraternità e da buona volontà, se non vengono spiegate meglio, possono denunciare i limiti di un certo modo di fare dialogo da parte cristiana”. Di Segni contesta in particolare la proposta di Koch ”all’interlocutore ebreo di farsi indicare ‘il cammino decisivo’ da simboli che non condivide. Tanto piu’ quando questi simboli vengono presentati come sostituzioni, con valore aggiunto, dei riti e dei simboli in cui crede l’interlocutore”. ”Il credente cristiano – spiega il Rabbino Capo di Roma – può certamente pensare che la Croce rimpiazzi in modo permanente e universale il giorno del Kippur, ma se desidera dialogare sinceramente e rispettosamente con l’ebreo, per il quale il Kippur rimane parimenti nella sua valenza permanente e universale, non deve proporre all’ebreo le sue credenze e interpretazioni cristiane come indici del ‘cammino decisivo”. ”Perché allora veramente – prosegue – si rischia di rientrare nella teologia della sostituzione e la Croce diventa ostacolo. Il dialogo ebraico-cristiano soffre inevitabilmente di questo rischio, perché l’idea della realizzazione delle promesse ebraiche e’ base della fede cristiana; quindi l’affermazione di questa fede contiene sempre un’implicita idea di integrazione, se non di superamento della fede ebraica”. Secondo Di Segni, ”la lingua del dialogo deve essere comune e il progetto deve essere condiviso. Se i termini del discorso sono quelli di indicare agli ebrei il cammino della Croce, non si capisce il perché di un dialogo e il perché di Assisi”. Sull’Osservatore di domani compare anche la replica di Koch, secondo cui ”non si intende sostituire lo Yom Kippur ebraico con la croce di Cristo, anche se i cristiani vedono nella croce ‘il permanente e universale Yom Kippur”’. La questione, comunque, ”non e’ sicuramente un ostacolo al fatto che cristiani ed ebrei, nel reciproco rispetto davanti alle rispettive convinzioni religiose, s’impegnino a promuovere la pace e la riconciliazione e s’incamminino insieme, così, verso Assisi”.


domenica 31 luglio 2011

Consiglio della Comunita' Ebraica di Livorno : accordo ponte verso elezioni anticipate o "autocommissariamento" pragmaticamente parlando


Comunitando www.livornoebraica.org (Blog indipendente di cose ebraiche livornesi e non solo,con un occhio ad Israele,a cura di Gadi Polacco)  Accordo ponte,nella riunione odierna del Consiglio  della Comunita' Ebraica di Livorno eletto il 5 giugno 2011, per gestire un percorso che si concludera' tra undici mesi con elezioni anticipate : pragmaticamente parlando si potrebbe anche definirlo un "autocommissariamento". Ad un passo infatti dal commissariamento gia' impostato dall'Unione delle Comunita' Ebraiche Italiane,dinanzi all'impasse registratasi per l'elezione del Presidente e conseguentemente delle altre cariche,il Consiglio ha optato per una soluzione pragmatica,se non proprio "salomonica" : l'esito di parita' tra le due posizioni sancito dal voto degli iscritti e' stato riportato nell'accordo che vede nominata una Giunta che al Presidente Zarrugh,già Presidente uscente, vede affiancata quale  Vicepresidente Silvia Ottolenghi Bedarida e quale terzo membro di Giunta David Novelli. Nella stessa delibera irrevocabile vengono prese anche altre decisioni,quali il conferimento a Gadi Polacco dell'incarico di coordinare una commissione che avra' il compito di approntare una bozza di nuovo regolamento interno.strumento che e' indispensabile aggiornare sia per adeguarlo al recentemente rinnovato Statuto nazionale sia per prevedere diverse modalita' elettorali che facilitino,alle prossime consultazioni,un esito del voto chiaro e determinante. L'accordo ponte scaturisce dalla bozza di proposta da tempo avanzata dai Consiglieri Ottolenghi Bedarida,Novelli e Polacco e che,tra le altre cose,basava l'accordo sul ritorno alle urne tra sei mesi,appunto dopo aver varato un nuovo e più' idoneo Regolamento. L'Unione delle Comunita' non si e' pero' limitata a predisporre l'eventuale commissariamento ed ha quindi affidato al Consigliere nazionale  Vittorio Pavoncello,propostosi con grande e generoso senso istituzionale,l'incarico per un ultimo tentativo di mediazione tra le parti,riuscito nel legare l'accordo a nuove elezioni non tra sei mesi ma tra circa undici,quando l'ebraismo italiano andra' comunque al voto per eleggere i delegati delle Comunita' al nuovo Consiglio Nazionale,proposta che e' apparsa pragmatica ed è stata approvata dal Consiglio riunitosi alla presenza del Cons. Vittorio Pavoncello stesso appositamente giunto da Roma.La stessa delibera impegna la Giunta a riunire il Consiglio almeno due volte al mese ed indica la necesità di dotare tutti i Consiglieri di deleghe operative.Una soluzione,quindi, che puo' essere considerata una sorta di "autocommissariamento" e che,non mutando le posizioni in campo tra fautori di una nuova presidenza e favorevoli alla riconferma  di quella uscente,individua un percorso a scadenza prefissata con l'intento di favorire nuove elezioni con modalita' più' idonee. Con l'occasione si ricorda che per l'11 settembre è stata convocata,per iniziativa dei Consiglieri Ottolenghi Bedarida,Novelli e Polacco (a norma di Regolamento) un'assemblea degli iscritti. Completano il direttivo i Consiglieri Gianfranco Giachetti e Vittorio Mosseri.

martedì 19 luglio 2011

Il 4 ottobre la sentenza per il processo livornese all'insegnante di religione.

Dovrebbe andare a sentenza,conclusosi l'iter dibattimentale,il processo che vede,a Livorno.imputata un'insegnante di religione cattolica accusata di aver espresso,nel corso del proprio insegnamento dinanzi ad una scolaresca elementare,frasi antisemite.
Per conto dell'Unione delle Comunita' Ebraiche Italiane ebbi modo di contattare l'Avv. Renzo Ventura per la costituzione nel processo,essendo l'Unione l'ente rappresentativo dell'ebraismo italiano,affiancandosi all'altra parte lesa,tutelata dai propri legali,signora Luna Mosseri.
Si attende ora serenamente la sentenza che,qualora i fatti venissero confermati,sarebbe di grande rilevanza di principio.
Secondo saldi principi ebraici non e' infatti intenzione dell'Unione accanirsi verso l'imputata,qualora ritenuta colpevole, ma importante sara',in caso di condanna,non sminuire il caso per la gravita' che esso rivestirebbe se venisse confermato come descritto dalle testimonianze rese.
Gadi Polacco
www.livornoebraica.org

lunedì 11 luglio 2011

Concorso "Judaism in the age of new media" del Cdec : ben due livornesi in finale.

In vista della Giornata Europea della Cultura Ebraica 2011 (anno ebraico
5771) il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (Cdec),
fondazione nazionale legata all'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
con sede a Milano,ha bandito un corcorso fotografico aperto a chiunque
interessato sul tema: "Judaism in the age of new media. New tools of
communication, representation and exchange". Alle immagini veniva
richiesto di mettere in luce come gli ebrei utilizzino le nuove tecniche
di comunicazione e come il mondo ebraico in generale si rapporti con i
nuovi strumenti multimediali.
A selezionare le 30 foto finaliste è stata un'apposita commissione
composta da esperti della comunicazione, dell'arte e della fotografia :
le foto saranno esposte in occasione della Giornata Europea della
Cultura Ebraica, il 4 settembre 2011, a Milano ma saranno anche visibili
accedendo al sito della Fondazione www.cdec.it .

La Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea - CDEC
onlus è un istituto storico culturale indipendente e senza fini di
lucro, con personalità giuridica, riconosciuto con DPR 17 aprile 1990,
con sede a Milano ed avente per scopo, secondo il suo primo Statuto del
1957, "la ricerca e l'archiviazione di documenti di ogni tipo
riguardanti le persecuzioni antisemite in Italia e il contributo ebraico
alla Resistenza" e la loro divulgazione.

Nel 1986, dopo vari ampliamenti, il CDEC si è costituito in Fondazione
Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea – CDEC.

La Fondazione CDEC rappresenta oggi il principale istituto italiano di
storia e documentazione dell'ebraismo contemporaneo in Italia. Svolge in
particolare attività di ricerca scientifica e divulgazione sulla storia
degli ebrei in Italia in età contemporanea, la Shoah, la memoria e la
didattica della Shoah in Italia, l'antisemitismo e il pregiudizio dal
secondo dopoguerra ai giorni nostri. Lo studio e la conoscenza di questi
temi vengono promossi attraverso un'ampia gamma di attività e
iniziative, fra cui:

- Acquisizione e conservazione di documenti d'archivio, fotografie,
pubblicazioni, materiali audiovisivi;

- Convegni, mostre, rassegne documentarie e cinematografiche;

- Seminari e corsi di aggiornamento, conferenze, iniziative di studio;

- Orientamento e consulenza a studiosi e istituzioni, nazionali e straniere;

- Pubblicazioni, realizzazione di mostre e documentari.

La Fondazione CDEC, per statuto, è soggetta alla vigilanza dell'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane (art. 17) nonché del Ministero per i
Beni e le Attività Culturali (art. 18).
Dal 1984 la Fondazione CDEC è inserita nella tabella degli istituti
culturali di rilevante interesse nazionale sostenuti dal Ministero per i
Beni e le Attività Culturali.
Nel 1992 l'Archivio della Fondazione è stato dichiarato di "notevole
interesse storico" dalla Soprintendenza per i Beni Archivistici della
Lombardia.

Quale consigliere della Fondazione per conto dell'Ucei, con grande
piacere anticipo che ben due artiste livornesi, Giuliana Ghelarducci e
Mariangela Braghieri, sono entrate nella top 30 delle immagini ,
selezione dalla quale uscirà la fotografia vincitrice (sono previste
altre menzioni).

Una soddisfazione per la nostra città e,pertanto, forza Giuliana, forza
Mariangela e....forza Livorno!

Gadi Polacco

Comunitando
www.livornoebraica.com

mercoledì 29 giugno 2011

L'UNIONE DELLE COMUNITA' EBRAICHE ITALIANE HA ISTITUITO UNA COMMISSIONE NAZIONALE SULLA LAICITA' DELLE ISTITUZIONI PUBBLICHE E LE SCUOLE EBRAICHE


L'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, anche a seguito dei positivi esiti e degli stimoli evidenziatisi nel corso di una specifica giornata di studio tenutasi a Roma il 12.06.11, ha deciso di istituire una Commissione Nazionale "sulla laicità delle istituzioni pubbliche e le scuole ebraiche", temi di primo piano all'interno del dibattito in corso nel mondo ebraico italiano.

Coordinata dal Consigliere Raffaele Turiel ,sono stati chiamati a far parte della Commissione : Gadi Polacco , Consigliere CDEC (Centro di documentazione ebraica contemporanea) e confermato Consigliere della Comunità Ebraica di Livorno che spesso ha curato interventi sulla laicità per conto dell'Unione, Saul Meghnagi saggista, pedagogista e Presidente dell'Ass. "Hans Jonas", Ruth Dureghello Assessore alle Scuole della Comunità Ebraica di Roma, Marta Morello Preside della Scuola Ebraica di Torino, Paola Sereni insegnante e già preside delle scuole ebraiche di Milano e Claudia De Benedetti Vicepresidente in carica dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

Dopo un percorso di approfondimento la Commissione redigerà una relazione con proposte operative che saranno alla base delle determinazioni che assumerà l'Unione.

lunedì 27 giugno 2011

Una dichiarazione ritenuta incauta dell'Ambasciatore israeliano in Vaticano

Da Ynetnews si ricava questo articolo riguardante quella che appare,nei commenti riportati e sembrerebbe anche nella stessa ammissione del diplomatico, un'incauta valutazione storica.

Envoy backtracks on praise of Pius XII

After creating storm of controversy within Jewish world, Israeli ambassador to Vatican says his judgment was 'historically premature'
Reuters

An Israeli official who caused a storm in the Jewish world by praising Pope Pius XII for saving Jews during World War II backtracked on Sunday, saying his judgment was "historically premature".

 

The comments made last Thursday by Mordechai Levy, the Israeli ambassador to the Vatican, were some of the warmest ever made by a Jewish official about Pius. Most have been very critical of his record.

In an indication of how sensitive the subject of Pius is among Jews, Levy was quickly assailed by some Jewish groups, including Holocaust survivors.

 

In a statement issued in what appeared to be an attempt to calm the dispute within the world Jewish community, Lewy said his comments were "embedded in a larger historical context".

 

"Given the fact that this context is still under the subject of ongoing and future research, passing my personal historical judgment on it was premature," Levy said.

 

The question of what Pius did or did not do to help Jews has tormented Catholic-Jewish relations for decades and it is very rare for a leading Jewish or Israeli official to praise Pius.

 

Many Jews accuse Pius, who reigned from 1939 to 1958, of turning a blind eye to the Holocaust. The Vatican says he worked quietly behind the scenes because speaking out would have led to Nazi reprisals against Catholics and Jews in Europe.

 

Lewy, speaking at a ceremony to honour an Italian priest who helped Jews, had said Catholic convents and monasteries opened their doors to save Jews in the days following a Nazi sweep of Rome's Ghetto on October 16, 1943.

 

In his speech on Thursday night, Levy said: "There is reason to believe that this happened under the supervision of the highest Vatican officials, who were informed about what was going on."

 

"So it would be a mistake to say that the Catholic Church, the Vatican and the pope himself opposed actions to save the Jews. To the contrary, the opposite is true," he said.

 

'Morally wrong comments'

Elan Steinberg, vice-president of the American Gathering of Holocaust Survivors and their Descendants, called Levy's comments unsustainable.

 

"For any ambassador to make such specious comments is morally wrong. For the Israeli envoy to do so is particularly hurtful to Holocaust survivors who suffered grievously because of Pius's silence," Steinberg said in a statement.

 

Steinberg said Lewy had "disgracefully conflated the praiseworthy actions of elements in the Catholic Church to rescue Jews with the glaring failure of Pope Pius to do so".

 

When Pope Benedict visited Rome's synagogue last year, the president of the capital's Jewish community told him that Pius' "silence before the Holocaust" still hurt Jews because more should have been done.



Many Jews responded angrily last year when the pope said in a book that Pius was "one of the great righteous men and that he saved more Jews than anyone else".


Jews have asked that a process that could lead to Pius becoming a saint in the Roman Catholic Church be frozen until all the Vatican archives from the period have been opened and studied.