giovedì 19 maggio 2016

La scomparsa di Marco Pannella : sia il suo ricordo per benedizione.

‎Con Marco Pannella, interprete imprevedibile e talvolta contraddittorio della politica vissuta con vera passione ,non scompare '"solo" un personaggio  storico e carismatico ma anche un amico d'Israele e del mondo ebraico.
Che il suo ricordo ‎ sia per benedizione ed esempio per tutti noi.

Gadi Polacco
Comunitando
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venerdì 22 aprile 2016

PESACH 5776/2016 (PASQUA EBRAICA) E LIBERAZIONE : UN COLLEGAMENTO ALL'INSEGNA DELLA LIBERTA' RITROVATA. STRISCIONE DELLA BRIGATA EBRAICA ALLE MANIFESTAZIONI DEL 25 APRILE

Il calendario ebraico del corrente anno 5776, con un mese aggiuntivo,ha fatto si che la Pasqua ebraica (Pesach) andasse ad incontrarsi con il 25 Aprile, anniversario della Liberazione d'Italia.
I due avvenimenti sono direttamente e profondamente legati dal comune concetto della libertà : il popolo ebraico si libera dalla schiavitù d'Egitto e avvia il proprio percorso di popolo libero e il popolo italiano ritrova, dopo la tragedia del nazifascismo,la propria dignità e appunto libertà.
Alla Liberazione d'Italia,altro elemento che segna lo stretto rapporto tra le due festività,partecipò anche la Brigata Ebraica : migliaia di soldati, sionisti,  provenienti da quella terra che nel 1948 sarebbe finalmente divenuta lo Stato d'Israele vollero unirsi agli Alleati, all'interno dei quali vi erano già ovviamente soldati ebrei,e vennero inviati in Italia.
Il loro contributo alla  liberazione del suolo italiano è testimoniato, insieme ai fatti e ai documenti, dalle decine di tombe dei Caduti della Brigata Ebraica che si trovano a Frangipane di Ravenna.
Ecco perchè a pieno diritto la Brigata Ebraica,ormai da anni, è presente in tante nostre città durante le celebrazioni della Liberazione e così,anche quest'anno,sarà a Livorno .
Pesach sameach (felice Pasqua Ebraica) e buon anniversario della Liberazione,

Gadi Polacco
CCOMUNITANDO
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PESACH 5725 (Pasqua Ebraica 1965)

Trascrizione di un testo redatto da Rav Bruno G. Polacco (z.l.), Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Livorno, presumibilmente per un intervento al Tempio Maggiore in occasione di Pesach.

Non sono state riportate le citazioni in ebraico, comunque riprese anche in italiano.

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Nessun avvenimento storico-religioso, fra i molti che arricchiscono la nostra storia, ha mai influenzato la vita sociale religiosa, morale e giuridica d'Israele, quanto l'evento che da millenni indichiamo col nome di Pesach (Pasqua), o con le espressioni di "uscita dall'Egitto","festa delle azzime", oppure "epoca della nostra indipendenza".

Nella Torà, in cui ha pieno valore di "precetto affermativo", il dovere di rimembrare oltreché di celebrare di anno in anno in forma degna i fatti che,nel loro complesso,resero possibile l'esodo di un intero popolo dal paese in cui aveva trascorso 430 anni di durissima schiavitù, è più volte enunciato e ciò prova  in modo probante l'importanza e l'influenza che l'evento ha esercitato in ogni settore del pensiero ebraico.

Non poche sono infatti le mitzvot (precetti ,ndr) che ad esso esplicitamente si ispiranoo addirittura da esso traggono origine.

 

Vedasi ad esempio, tanto per citarne alcune : in Shemoth (Esodo-ndr), agli effetti dell'enunciazione e della prescrizione del monoteismo assoluto che dovranno praticare gli Ebrei,nel comandamento, Dio collega questo tipo di culto che esige dal suo popolo con l'Uscita dall'Egitto; e in Devarim (Deuteronomio-ndr), dove il Decalogo è ripetuto con lievi varianti, il ricordo dell'epico evento è strettamente connesso al precetto dell'osservanza del sabato; le stesse festività di Shavuoth e di Succot – che con Pesach formano il trio delle ricorrenze gioiose dette i "tre pellegrinaggi" perché in esse ogni ebreo aveva l'obbligo di presentarsi al Tempio di Gerusalemme ed ivi esternare la sua letizia – e le mitzvot (precetti – ndr) dei tefillin (filatteri) e dello zizit (al plurale ziziot ,le quattro frange che si trovano agli angoli del talit,il "manto da preghiera" – ndr), tutte si richiamano al "ricordo dell'esodo dall'Egitto" ; un'ultima ne citiamo,il cui elevatissimo valore morale, e sociale, non ha bisogno di commento tanto è evidente : la prescrizione di rispettare il forestiero che viva im ambiente ebraico,perché, dice la Torà "voi che siete stati forestieri in terra d'Egitto,conoscete lo stato d'animo del forestiero".

 

E come un eco fedele, ininterrotto e concorde, alle norme della Legge, il pensiero dei Maestri che ricevettero la Torà dai successori di Mosè e gelosamente la conservarono immutata nella lettera e nello spirito, sottolinea l'importanza dell'evento pasquale e la influenza da esso esercitata su tutto lo svolgimento della vita ebraica nel decorso dei secoli,caldamente perorandone il perenne ricordo.

Dice la Torà (Deuteronomio XVI°,3) : Affinchè tu ricordi il giorno della tua uscita dal paese d'Egitto, tutti i giorni della tua vita", ed essi, i Dottori della Legge, gli interpreti per antonomasia  del Verbo divino, i minuziosi indagatori del testo biblico perennemente intenti ad acquistarne una sempre più vasta cognizione,accademicamente osservano : - Nel versetto in esame la parola "tutti", appare superflua  in quanto anche se omessa dal contesto, il senso della frase non ne verrebbe minimamente a risentire; ma poiché la Torà non indulge al pleonasmo e in essa nemmeno una sola lettera è ridondante, l'inserimento di questa parola deve avere un ben determinato fine, Un fine ovviamente educativo, visto che la Torà ha funzione eminentemente educativa : quindi, un insegnamento; implicito, perché espresso tramite un "remez", cioè a dire un accenno fugace, diretto a coloro che essendo colti , sono in grado di afferrarlo e di illustrarlo a chi sia meno edotto di loro. E quale è,dunque,questo insegnamento? L'insegnamento è questo, chiosano i Dottori - : "Se la Torà avesse detto semplicemente "i giorni della tua vita",il significato del versetto sarebbe stato quello "che il ricordo dell'Uscita dall'Egitto deve accompagnare l'uomo ebreo per il corso completo della sua vita terrena", ma avendo aggiunto quel "tutti", essa ha voluto specificare "tutti i cicli di tua vita", tutti cioè quei periodi di tempo in cui avrai la vita.

In altre parole, "ogni qualvolta l'ebreo trascorra quel periodo di tempo che in termini umani è detto vita", egli è tenuto a ricordare il suo esodo dal paese del Nilo, "perfino nel corso di quella vita che gli è riservata nei tempi messianici".

Ciò premesso, è ben naturale ricercare, a titolo di "derash" festivo (tipo di lezione-ndr),quale sia il motivo che ha dato all'Uscita dall'Egitto tanta importanza e la ragione per cui esercitare un'influenza tale da compenetrare di sé l'Ebraismo in ogni sua mani9festazione.

 

Scontato il valore del fatto storico-politico in sé stesso, e cioè che Pesach ha dato al popolo ebraico quella libertà che gli ha consentito  di divenire quello che è divenuto; ammesso l'incontrovertibile  asserto che, senza Pesach, non avrebbero potuto aver luogo quegli eventi che le furono conseguenti  e che originarono le altre ricorrenze che li celebrano, l'elemento unico cui trarre la risposta al quesito  nostro è il concetto di indipendenza, libertà, nella sua più ampia accezione  e autonomo da ogni e qualsiasi ragione pertinente  alla religione e alla storia di Israele, elevato al grado di principio fondamentale dell'etica sociale.

Israele che, memore della promessa che Dio aveva fatto agli antichi Padri di liberare i loro discendenti dalla schiavitù che avrebbero sofferto in Egitto, Israele che aveva sopportato  per secoli pene materiali e morali in attesa dell'evento che gli avrebbe consentito di godere, meritatamente, il bene inestimabile della libertà e che, a prezzo di una durissima prova protrattasi per generazioni era pervenuto all'acquisizione dell'esperienza necessaria a comprenderne l'incomparabile valore, non avrebbe potuto intendere il senso e il fine di una legge che non fosse pervasa – nella lettera e nello spirito, nella teoria e nella prassi-di libertà.

Ciò, a nostro avviso,spiega anche il perché dinanzi al Sinai, all'atto solenne della promulgazione della Torà, Israele disse a Mosè "eseguiremo e poi ascolteremo", come a dire : "le spiegazioni atte ad illustrarci questa Legge ce le darai in seguito", ben sapendo che una legislazione generata dalla libertà non poteva contenere che norme fondate sulla libertà e accettabili in piena libertà di coscienza.

 

Giusto appunto quanto Dio gli aveva detto tramite il Legislatore : "Questa legge che io oggi ti prescrivo di osservare non è da te disgiunta o lontana; anzi, ti è molto vicina: è nella tua mente e nella tua bocca,perché tu la possa eseguire."

Ecco perché la Torà, fondendo indissolubilmente i concetti di "libertà" e di "giustizia" in quanto dove non c'è libertà non c'è nemmeno giustizia, richiama incessantemente alla mente dell'uomo ebreo e al suo cuore l'idea della "libertà" e, in nome di essa, tutela l'orfano, la vedova, l'indigente,lo schiavo e il forestiero.

Se così non fosse, se l'ideale della libertà non impregnasse di sé la Torà, la Legge che con commovente, indefettibile, fedeltà i nostri padri ci hanno conservato e trasmesso come il nostro supremo bene, non avrebbe carattere d'eternità né potrebbe sopravvivere, intangibile, ai periodi in cui la libertà sia politica,sia sociale che religiosa si riduce a pura espressione verbale quando addirittura non viene soppressa.

E noi, ahi noi,di simili periodi, a tutt'oggi,ne abbiamo conosciuti anche troppi!

Di ciò perfettamente edotti,i nostro venerati Maestri, non solo non hanno trascurato occasione per sottolineare questo peculiare concetto della Torà, ma altresì ne hanno tratto il monito implicito che, ogni qualvolta ci si allontani da esso,si verifica "la negazione del principio fondamentale e basilare" della libertà e, in conseguenza,della Torà stessa che su di esso verte.

Monito grave per chi come noi è così sensibile alla libertà di coscienza,di fede e di ideali, ma nello stesso tempo, fervida esortazione alla fiducia in Colui che alla prima liberazione farà seguire quella finale preconizzata dai Profeti, se sapremo rimanere fedeli al principio millenario della libertà e vorremo mantenerlo vivo ed operante in noi.

Voglia Iddio concederci per molti anni di mostrarci come se fossimo usciti dall'Egitto, e nei nostri giorni si avveri il detto midrashico : "in Nissan furono redenti e in Nissan lo risaranno ancora"

venerdì 18 marzo 2016

Onorificenza "La Canaviglia" alla memoria di Frida Misul (zl)

‎L'onorificenza labronica "La Canaviglia",istituita nel 2006 e correlata all'elevazione a citta' di Livorno,e' stata conferita quest'anno alla memoria di Frida Misul (zl), deportata e poi instancabile testimone,per tutto il resto della sua vita,dell'orrore della Shoa'.
‎A ritirare l'onorificenza,dalle mani del Sindaco Nogarin,il figlio dii Frida, Roberto il quale ha annunciato che i diari della madre verranno donati alla Comunita' Ebraica.


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lunedì 18 gennaio 2016

INVITO 31 GENNAIO 2016


martedì 5 gennaio 2016

Nella città israeliana di Bat Yam, nel 1961 gemellatasi con Livorno,arrivano i lampioni Wi Fi.

Il sito Notizie su Israele ( www.ilvangelo-israele.it ) riporta la notizia che segue, riguardante la città costiera israeliana Bat-Yam.
E' questa la prima cittadina israeliana a essersi gemellata (luglio 1961) con una città italiana,ovvero Livorno.
In verità questo gemellaggio è dormiente da lungo tempo ed è stato riesumato, solo a parole e ipocritamente (infatti niente è stato fatto) dall'attuale Amministrazione labronica quando, approvando il progetto di un gemellaggio con Gaza ovvero Hamas, ha votato anche una mozioncina farsa riguardante appunto Bat Yam  e già scomparsa nei cassetti comunali.

Il "lampione intelligente Apollo" potrebbe essere utile anche da noi ma, alla luce del pregiudizio antisraeliano che pervade il nostro Comune, c'è da temere che sia minato in partenza......


Bat Yam: prima città israeliana con lampioni Wi Fi


 
Nuovi lampioni intelligenti dotati di Wi Fi. Si tratta di un progetto ambizioso della Global Light Challenge che vuole installare non meno di 10 miliardi di lampioni a LED in tutto il mondo entro la fine del prossimo decennio.
  In tal senso, la città israeliana di Bat Yam si appresta a diventare futuristica. Infatti la società israeliana di illuminazione Ga'ash, specializzata in tecnologie per lampioni a LED, sta sviluppando lampioni intelligenti che comprendono ripetitori Wi Fi, telecamere, sensori meteorologici, sensori per valutare la qualità dell'aria e sistemi per misurare la congestione del traffico.
  Il sistema si chiama Apollo e non solo aiuterà le città a risparmiare denaro utilizzando l'energia in modo più efficiente, consentirà anche una raccolta dati più accurata al fine di una gestione più oculata della città (ad esempio: dove poter raccogliere la spazzatura, come prevenire gli ingorghi ecc.).
  Secondo la società in molte città i sistemi di illuminazione utilizzano ancora gas, influendo negativamente sulla qualità dell'aria e di conseguenza sulla salute di centinaia di milioni di cittadini.
  Il lampione intelligente Apollo darà alla città maggior controllo sul sistema di illuminazione. Ogni lampione avrà un proprio indirizzo IP, che permetterà al tecnico di impostare l'illuminazione alla giusta intensità, a seconda delle necessità.
Grazie ad internet, i lampioni possono essere utilizzati per molto altro oltre l'illuminazione.
  • Hotspot Wi Fi;
  • Gestione della circolazione;
  • Gestione dei rifiuti.
Mentre le aziende di tutto il mondo, in particolare negli Usa e Cina, stanno lavorando allo sviluppo di lampioni intelligenti, la società Ga'ash è già un passo avanti a tutti, iniziando un progetto pilota nella città di Bat Yam. Il progetto prevede la sostituzione di 7.000 lampioni, compresi quelli situati nelle strade principali e laterali, nei parchi, nelle aree pubbliche e nei parcheggi.
  Il sistema Apollo vuole tagliare le attuali bollette di illuminazione elettrica del 60%.

(SiliconWadi, 4 gennaio 2016)



mercoledì 23 dicembre 2015

Auguri per le festività di fine anno


AUGURI a coloro che
nelle prossime ore,alcuni nei prossimi giorni secondo il calendario ortodosso, entreranno in pieno clima natalizio e a quanti stanno già celebrando la festa islamica del Mawlid 1437 (con varie diversificazioni,secondo quanto leggo). Posto il messaggio per le ricorrenze natalizie che,dalla capitale israeliana Gerusalemme,il Primo Ministro Netanyahu ha rivolto ai cristiani israeliani e a quelli di tutto il resto del mondo :
Prime Minister Benjamin Netanyahu wishes a merry Christmas to Israel's Christian citizens and to Christians throughout the world.

"I wish Christians in Israel and all over the world a very merry Christmas.

Christmas is a special opportunity to spend time with loved ones and to celebrate this most festive of holidays. And as you gather with your families and your friends to celebrate this Christmas and as you enjoy the blessings of the New Year, I am sure you will remember those who are less fortunate because Christian communities across the Middle East are experiencing a particularly difficult time. They experience violence, persecution and fear. This has become the daily staple of Christian communities throughout the Middle East. Not so in here in Israel, the one exception. Because here in Israel, religious freedom is a sacred principle. Israel's Christian citizens enjoy the full blessings of freedom and democracy, their equal rights enshrined in Israeli law.

So on this most important day in the Christian calendar, let us remember the common heritage and values that unite us in the face of extremism and hatred, which we will never accept.

From Jerusalem, the eternal capital of the Jewish people, the city of peace, I join Christians everywhere, and especially those in the Middle East, in a common prayer for a more peaceful and tolerant world.

Merry Christmas and a happy New Year!"

In "santa laicità",quindi,buone feste ai festeggianti e tante belle cose,comunque, anche a tutti gli altri !

Nella foto: cerimonia natalizia per i soldati cristiani dell'esercito israeliano, condotta da Padre Gabriel Naddaf .

mercoledì 9 dicembre 2015

I molti punti deboli della risposta del Sindaco Nogarin alla Comunità Ebraica di Livorno

Sono diversi i punti deboli della risposta che il Sindaco Nogarin ha dato alla Comunità Ebraica di Livorno, in replica alla lettera critica inviata a firma del Presidente Mosseri. Vediamoli (segue il testo della lettera della Comunità e la risposta del Sindaco):

- circa la questione relativa al Consigliere Valiani è troppo semplice, quasi da furbesco apparato burocratico, dire che spetterebbe al Presidente del Consiglio Comunale intervenire. Siamo al famoso "non è di mia competenza" : ma in politica, salvo pagarne lo scotto almeno in termini di credibilità, non ci si può sottrarre dal prendere posizione, specialmente quando si rivesta carica primaria. Ciò vale però anche per il pesante silenzio,al riguardo, delle altre forze politiche (con l'eccezione dei Liberali)e ovviamente del Presidente del Consiglio Comunale;

- non mi pare che,nella lettera della Comunità,si esprimesse "fastidio" per le dichiarazioni del Cons. Valiani "dove accosta l'ebraismo al mondo massonico". Spero che questa sia una frettolosa lettura da parte del Sindaco e non il tentativo di "arruolare" la Comunità Ebraica nella battaglia antimassonica che sembra,talvolta con contorni maniacali,caratterizzare gran parte del mondo M5S. Comunità Ebraica e Massoneria sono,ovviamente,cose diverse,autonome e distinte ma il rilievo, grave non coglierlo o non volerlo cogliere, riguardava la riproposizione dello stereotipo del complotto "demo-pluto-giudaico-massonico" caro anche al regime (razzista) fascista;

- gli episodi (dallo striscione antisraeliano, per passare dal gemellaggio con Gaza ovvero Hamas per arrivare ai giorni nostri con due manifestazioni spudoratamente filopalestinesi e d'indottrinamento con l'uso di tutti gli stereotipi tipici di certe associazioni) richiamati non mi pare che siano stati " visti come sgarbi di questa giunta nei confronti della Comunità Ebraica" : sono sgarbi nei confronti del dovere di chi amministra di rappresentare l'intera cittadinanza e sono sgarbi nei confronti di questa che ha diritto non a patrocini di iniziative per indottrinarla ma nel caso a proposte equilibrate, presenti quindi le varie diverse voci, così da poter poi trarre autonomamente le proprie conclusioni;

- significativa è poi la frase "ma è per me chiaro che fin quando queste posizioni rimarranno distanti e mancherà la volontà di incontrarsi e discutere assieme,  la questione della convivenza in Terra Santa è destinata a rimanere ostaggio di due verità". Ora, spero che non si abbia l'ambizione,dal Comune di Livorno, di risolvere la questione mediorientale,peraltro deputata ad altre sedi. Ma come non rilevare la palese contraddizione tra l'agire e il dichiarare del Sindaco e della sua Amministrazione? Per "discutere assieme" , banale e quindi vero, occorre dar vita a iniziative pluralistiche mentre le due patrocinate dal Comune, sotto l'egida del percorso "Livorno delle Genti" che assume così connotati ipocriti,non lo sono state.

Lascerei poi perdere la "Terra Santa" , definizione spesso usata per non pronunciare l'impronunciabile,per alcuni spero non per il Sindaco, Israele e che, peraltro, ha più vasti confini.

Infine, da dove si ricava che la Comunità accusa il Comune di " voler fomentare l'antisemitismo "?
"La lingua batte dove il dente duole" , recita il noto detto, e mi pare di intravedere in questo passaggio un ulteriore cenno contraddittorio e d'imbarazzo da parte del Sindaco.

La parola . comunque, ora agli atti, per capire se la disponibilità espressa, sia reale o solo di facciata.
Nel rispetto della cittadinanza tutta, non certo per fare un "tollerante" favore alla Comunità Ebraica.

Gadi Polacco
Comunitando
www.livornoebraica.org

LA LETTERA DELLA COMUNITA'

Pregiatissimo sig Sindaco

A che gioco giochiamo?

I suoi concittadini ebrei meritano maggiore rispetto ed equilibrio nelle iniziative che il Comune da Lei gestito inserisce nella sua agenda e non solo.

Solo per una questione temporale innanzitutto vorrei chiederLe ragione di un suo mancato chiarimento sulla posizione espressa dal consigliere comunale Valiani in merito alla questione Fasulo. E' forse proibito, e da chi, partecipare ad una iniziativa pubblica della massoneria?

Nel commentare la partecipazione di Fasulo alla riunione del Grande Oriente di Livorno il consigliere Valiani ha utilizzato slogan nazifascisti del tipo " giudeomassoneria italica" ,che richiama il "complotto demoplutogiudaico massonico" tesi tanto cara durante il ventennio fascista.

Da parte Sua non una presa di distanza, non un chiarimento.     

Ha pensato ai suoi concittadini ebrei, ha pensato a quali fantasmi potessero evocare in loro, li ha difesi come sarebbe stato giusto?

Dove si nascondono gli antifascisti a cui dovrebbe ribollire il sangue solo a sentire certe cose?

E veniamo adesso ad una faccenda molto più attuale:

" Giornata per la Palestina" di lunedi 30 novembre.

Ospitata, in un primo tempo, nella sala più prestigiosa del comune, e preceduta nella mattinata da una iniziativa che ha visto gli stessi relatori confrontarsi con gli studenti delle scuole superiori.

Penso Lei sappia che i promotori sono gli stessi che, recentemente hanno organizzato un'altra iniziativa del genere, sempre sotto la Vostra egida, dove le cose più gentili, riferite a Israele, erano che praticava la pulizia etnica, l'apartheid, il genocidio dei palestinesi, e tante altre amenità del genere.

La partecipazione di un rabbino, già noto per aver aderito ad iniziative del genere in Europa, e per i suoi interventi in sintonia con quanto sopra esposto non rappresenta certo per noi alcuna garanzia di rispetto della verità.

È questa l'equidistanza tra le posizioni che un'amministrazione comunale dovrebbe tenere su temi così attuali e scottanti come la questione israelo-palestinese?

 

 

 

 

Ancora non abbiamo dimenticato il Vostro atteggiamento quando lo scorso anno a Effetto Venezia non avete fatto rimuovere lo striscione della vergogna, cercando una mediazione con persone in malafede che nascondendosi dietro slogan antisraeliani, diffondevano l'odio antisemita.

In questa situazione di tensione globale, di guerra mondiale a pezzi e di terrorismo dilagante, sarebbe necessario che chi è più in vista, e Lei certamente lo è, non assumesse posizioni di parte ma che desse a tutte le parti in causa stesse occasioni di fare conoscere non solo la propria verità, bensì anche l'effettiva realtà delle cose mediante una vera imparzialità.

Quello che noi ci aspettiamo da Lei è una chiara inequivocabile presa di posizione contro quanto affermato dal consigliere Valiani, cosi come in merito alla iniziativa Giornata Palestina ci aspettiamo che anche alla controparte siano date la stesse opportunità e possibilità di visibilità.

In caso contrario, e cioè se Lei e la Sua Amministrazione continuerete a sostenere e propendere per una sola parte ritengo che non ci sia più spazio di dialogo e di collaborazione. Neanche per la prossima commemorazione del Rabbino Toaff nell'anniversario  della sua scomparsa 

 

           

                                                                                                       Il Presidente

                                                                                                    Vittorio Mosseri



LA RISPOSTA DEL SINDACO NOGARIN

Il sindaco Nogarin risponde al Presidente della comunità ebraica livornese

Nella lettera a Vittorio Mosseri ribadito il rispetto dell'Amministrazione Comunale agli ebrei livornesi ed italiani così come a tutte le altre comunità presenti sul territorio

 Livorno, 7 dicembre 2015 - "Caro Presidente Mosseri, ho ricevuto stamani la sua lettera del 3 dicembre, ma dal momento che circolava in rete avevo già avuto modo di leggerla.

Condivido la sua amarezza: in questo momento storico la spasmodica attenzione attorno alla giunta fa si che ogni indiscrezione, ogni illazione divenga di colpo notizia  di carattere nazionale.

Comprendo il suo fastidio relativamente alle dichiarazioni del consigliere Valiani dove accosta l'ebraismo al mondo massonico, frasi cariche di odio e pregiudizio che, come giustamente lei ha fatto notare, riportano a pagine dolorose del passato.

Queste affermazioni mi hanno rattristato e irretito, ma il compito di richiamare un componente dell'assemblea cittadina è compito che non spetta però al sottoscritto ma a chi, per mandato, è chiamato a sovraintendere ed eventualmente censurare i consiglieri comunali, in questo caso la Presidenza del Consiglio  Comunale ed è nei confronti di questa che vanno eventualmente rivolte le critiche.

Relativamente agli episodi che lei richiama, come la vicenda dello striscione di Effetto Venezia 2014 e la recente giornata per la Palestina, non dovrebbero essere visti come sgarbi di questa giunta nei confronti della Comunità Ebraica;  mi dispiace anzi che vengano letti in questo modo.

Ritengo che discutere, anche aspramente sulla politica estera di Israele, sia cosa ben diversa dal doveroso rispetto dovuto agli ebrei livornesi ed italiani così come a tutte le altre comunità presenti sul territorio.

Accusare questa Amministrazione Comunale di voler fomentare l'antisemitismo è quindi per me profondamente sbagliato.

Non sono passate neppure 2 settimane dall'incontro avvenuto nella sede della Comunità Ebraica in piazza Benamozegh, nel quale abbiamo discusso assieme su come omaggiare, in maniera degna,  la figura di Elio Toaff un gigante della nostra storia, che merita un tributo adeguato da parte della città che gli ha dato i natali.

Questa mia disponibilità aveva registrato il vostro apprezzamento.

Da parte mia mi rendo disponibile a partecipare ad un altro dibattito su questo tema promosso da voi.

Ma è per me chiaro che fin quando queste posizioni rimarranno distanti e mancherà la volontà di incontrarsi e discutere assieme,  la questione della convivenza in Terra Santa è destinata a rimanere ostaggio di due verità.

La manifestazione di un mese a seguito della strage del Bataclan e dello Stade de France ha dimostrato che esiste un terreno sul quale possiamo e anzi dobbiamo incontrarci tutti assieme.

Non condivido mai l'uso della forza e pure in questo caso ad averci rimesso è nuovamente il martoriato popolo siriano;  il dolore scaturito non è certo buon viatico per il raggiungimento di una pace che sia davvero duratura".

Filippo Nogarin





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