Accesso a "EBRAISMO LIVORNESE"
domenica 19 giugno 2016
Elezioni alla Comunità Ebraica di Livorno
schede.
Eletti nel Consiglio della Comunità Ebraica di Livorno :
S.O.Bedarida,G.Giachetti, F.Levi,V.Mosseri e G.Polacco
Per il posto livornese al Consiglio Nazionale dell'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane è stato invece eletto V. Mosseri.
Nei prossimi giorni il nuovo Consiglio dovrà riunirsi per definire il
proprio assetto ed entrare in carica.
Buon lavoro.
COMUNITANDO
www.livornoebraica.org
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venerdì 17 giugno 2016
Mondo ebraico italiano alle urne domenica 19 giugno 2016
per il rinnovo del Consiglio dell'Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane (Ucei), composto da 52 consiglieri.
A Livorno si rinnoverà anche il Consiglio d'Amministrazione della locale
Comunità Ebraica per il quale sono in lizza nove candidati ( Silvia
Ottolenghi Bedarida,Arnoldo Cassuto,Gianfranco Giachetti,Guido
Guastalla,Franco Levi,Roberto Menasci,Vittorio Mosseri e Gadi Polacco.
Nella città labronica si vota anche per eleggere il consigliere che
rappresenterà Livorno nel Consiglio UCEI, con una "corsa" a tre che vede
in lizza Daniela Sarfatti Mosseri, ancora Vittorio Mosseri e Daniele
Polacco.
Il blog COMUNITANDO ( www.livornoebraica.org) ha chiesto a tutti i
candidati un sunto programmatico e propone quindi le risppste pervenute
: una Comunità che torni "punto di riferimento per tutti" è
l'obbiettivo di SILVIA OTTOLENGHI BEDARIDA, da perseguire anche tramite
la creazione di specifici gruppi di lavoro,anche con l'ausilio di
professionisti, e coinvolgendo maggiormente volontari specialmente per
rafforzare le attività sociali.
ARNOLDO CASSUTO,pensando anche a collaborazioni con istituzioni
nazionali e internazionali,pensa a "un programma di sviluppo che
comprenda un maggiore studio della Torah (il testo fondamentale
dell'ebraismo -ndr) con un inserimento di forze nuove e giovani che
possano, insieme alla nostra Comunità, organizzare un percorso di studio
che usufruisca dei testi antichi esistenti nel nostro patrimonio".
Questi progetti potrebbero anche tramutarsi in opportunità di lavoro e
devono comunque essere accompagnati da un'opera per "riavvicinare coloro
che si sono allontanati".
Incentivare il sociale, incrementandone anche le risorse, e avviare una
capillare, umile, azione di contatto con tutti gli iscritti, per
cercare di riportare nella vita comunitaria chi adesso si trova ai
margini, è l'intendimento di GADI POLACCO che vede in questi due aspetti
le linee d'azione essenziali del prossimo mandato locale.
Converge sulle indicazioni dei tre candidati al Consiglio livornese
anche DANIELE POLACCO, candidato per rappresentare Livorno nel Consiglio
nazionale UCEI, il quale si propone di lavorare per implementare " con
investimenti da parte dell'Ucei le iniziative sociali a livello
nazionale,che permettano alle comunità locali di essere sempre più
vicine alle persone in difficoltà,possibilmente creando opportunità
d'impiego invece di semplici sussidi".
Per fare questo, chiosa il candidato, occorre rappresentare Livorno in
maniera decisa all'interno dell'assise nazionale.
Duole non poter riportare,non essendo pervenute, indicazioni da parte di
altri candidati che, comunque, hanno avuto modo di esprimersi in
un'assemblea tenutasi in maggio e in altre occasione e modalità.
I risultati delle consultazioni sono attesi nella serata inoltrata di
domenica.
I componenti del seggio elettorale raccomandano agli iscritti di
presentarsi alle urne muniti di un valido documento di riconoscimento.
martedì 14 giugno 2016
E' ON LINE IL RICETTARIO EBRAICO CURATO DA ORNELLA LEVI
Hazak, complimenti, alla Signora Levi, unitamente al ringraziamento per aver posto a disposizione di tutti gli interessati questo prezioso lavoro.
Il ricettario è consultabile al link :
http://www.ricettariodiornella.altervista.org/
domenica 29 maggio 2016
La scomparsa di Bruno Debatte
sabato 21 maggio 2016
La scomparsa di Nella Fortis Polacco (zl), vedova del Rabbino Bruno G. Polacco (zl)
Nella Fortis vedova del già Rabbino Capo di Livorno Bruno G. Polacco, il
loro ricordo sia per benedizione.
Pluridecennale la sua attività nel mondo delle Comunità Ebraiche nelle
quali ha vissuto e operato : Venezia, Ferrara e Livorno.
Forte il suo impegno , anche con incarichi di presidenza, nell'ADEI (
Associazione Donne Ebree d'Italia) che in una nota diffusa oggi la ricorda
"valorosa e assidua componente della nostra associazione, anzi una delle
sue colonne portanti per molti decenni, oltre che maestra di
numerosissime generazioni di giovani ebrei livornesi che la ricordano
con grande nostalgia e affetto"
Prima che la notizia venisse diffusa,al termine del riposo sabbatico,
già molte sono state le persone che si sono recate presso la Camera
Mortuaria di Livorno o che hanno inviato messaggi nelle pagine social
ebraiche di cordoglio.
Classe 1931, giunse a Livorno nel 1960 quando il marito venne chiamato
dal Rabbino Alfredo Shabbetai Toaff (zl) per affiancarlo nella
conduzione religiosa della Comunità labronica (diverrà poi Rabbino Capo
nel 1963,dopo la scomparsa del primo).
Tra le sue attività anche molti anni di direzione di colonie per la
gioventù dell'Organizzazione Sanitaria Ebraica (OSE).
Il figlio maggiore, Daniele, è attualmente Consigliere della Comunità
Ebraica di Livorno, mentre il secondogenito Gadi è ora alla guida del
Benè Berith toscano nonchè esponente liberale.
Riposerà nel Cimitero Ebraico di Venezia, al Lido, accanto al marito
prematuramente scomparso nel 1967.
Nella foto del 1962 Bruno Polacco e Nella Fortis durante una festa per
la ricorrenza ebraica del Purim
(m.r.)
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giovedì 19 maggio 2016
La scomparsa di Marco Pannella : sia il suo ricordo per benedizione.
venerdì 22 aprile 2016
PESACH 5776/2016 (PASQUA EBRAICA) E LIBERAZIONE : UN COLLEGAMENTO ALL'INSEGNA DELLA LIBERTA' RITROVATA. STRISCIONE DELLA BRIGATA EBRAICA ALLE MANIFESTAZIONI DEL 25 APRILE
I due avvenimenti sono direttamente e profondamente legati dal comune concetto della libertà : il popolo ebraico si libera dalla schiavitù d'Egitto e avvia il proprio percorso di popolo libero e il popolo italiano ritrova, dopo la tragedia del nazifascismo,la propria dignità e appunto libertà.
Alla Liberazione d'Italia,altro elemento che segna lo stretto rapporto tra le due festività,partecipò anche la Brigata Ebraica : migliaia di soldati, sionisti, provenienti da quella terra che nel 1948 sarebbe finalmente divenuta lo Stato d'Israele vollero unirsi agli Alleati, all'interno dei quali vi erano già ovviamente soldati ebrei,e vennero inviati in Italia.
Il loro contributo alla liberazione del suolo italiano è testimoniato, insieme ai fatti e ai documenti, dalle decine di tombe dei Caduti della Brigata Ebraica che si trovano a Frangipane di Ravenna.
Ecco perchè a pieno diritto la Brigata Ebraica,ormai da anni, è presente in tante nostre città durante le celebrazioni della Liberazione e così,anche quest'anno,sarà a Livorno .
Pesach sameach (felice Pasqua Ebraica) e buon anniversario della Liberazione,
Gadi Polacco
CCOMUNITANDO
www.livornoebraica.org
PESACH 5725 (Pasqua Ebraica 1965)
Trascrizione di un testo redatto da Rav Bruno G. Polacco (z.l.), Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Livorno, presumibilmente per un intervento al Tempio Maggiore in occasione di Pesach.
Non sono state riportate le citazioni in ebraico, comunque riprese anche in italiano.
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Nessun avvenimento storico-religioso, fra i molti che arricchiscono la nostra storia, ha mai influenzato la vita sociale religiosa, morale e giuridica d'Israele, quanto l'evento che da millenni indichiamo col nome di Pesach (Pasqua), o con le espressioni di "uscita dall'Egitto","festa delle azzime", oppure "epoca della nostra indipendenza".
Nella Torà, in cui ha pieno valore di "precetto affermativo", il dovere di rimembrare oltreché di celebrare di anno in anno in forma degna i fatti che,nel loro complesso,resero possibile l'esodo di un intero popolo dal paese in cui aveva trascorso 430 anni di durissima schiavitù, è più volte enunciato e ciò prova in modo probante l'importanza e l'influenza che l'evento ha esercitato in ogni settore del pensiero ebraico.
Non poche sono infatti le mitzvot (precetti ,ndr) che ad esso esplicitamente si ispiranoo addirittura da esso traggono origine.
Vedasi ad esempio, tanto per citarne alcune : in Shemoth (Esodo-ndr), agli effetti dell'enunciazione e della prescrizione del monoteismo assoluto che dovranno praticare gli Ebrei,nel comandamento, Dio collega questo tipo di culto che esige dal suo popolo con l'Uscita dall'Egitto; e in Devarim (Deuteronomio-ndr), dove il Decalogo è ripetuto con lievi varianti, il ricordo dell'epico evento è strettamente connesso al precetto dell'osservanza del sabato; le stesse festività di Shavuoth e di Succot – che con Pesach formano il trio delle ricorrenze gioiose dette i "tre pellegrinaggi" perché in esse ogni ebreo aveva l'obbligo di presentarsi al Tempio di Gerusalemme ed ivi esternare la sua letizia – e le mitzvot (precetti – ndr) dei tefillin (filatteri) e dello zizit (al plurale ziziot ,le quattro frange che si trovano agli angoli del talit,il "manto da preghiera" – ndr), tutte si richiamano al "ricordo dell'esodo dall'Egitto" ; un'ultima ne citiamo,il cui elevatissimo valore morale, e sociale, non ha bisogno di commento tanto è evidente : la prescrizione di rispettare il forestiero che viva im ambiente ebraico,perché, dice la Torà "voi che siete stati forestieri in terra d'Egitto,conoscete lo stato d'animo del forestiero".
E come un eco fedele, ininterrotto e concorde, alle norme della Legge, il pensiero dei Maestri che ricevettero la Torà dai successori di Mosè e gelosamente la conservarono immutata nella lettera e nello spirito, sottolinea l'importanza dell'evento pasquale e la influenza da esso esercitata su tutto lo svolgimento della vita ebraica nel decorso dei secoli,caldamente perorandone il perenne ricordo.
Dice la Torà (Deuteronomio XVI°,3) : Affinchè tu ricordi il giorno della tua uscita dal paese d'Egitto, tutti i giorni della tua vita", ed essi, i Dottori della Legge, gli interpreti per antonomasia del Verbo divino, i minuziosi indagatori del testo biblico perennemente intenti ad acquistarne una sempre più vasta cognizione,accademicamente osservano : - Nel versetto in esame la parola "tutti", appare superflua in quanto anche se omessa dal contesto, il senso della frase non ne verrebbe minimamente a risentire; ma poiché la Torà non indulge al pleonasmo e in essa nemmeno una sola lettera è ridondante, l'inserimento di questa parola deve avere un ben determinato fine, Un fine ovviamente educativo, visto che la Torà ha funzione eminentemente educativa : quindi, un insegnamento; implicito, perché espresso tramite un "remez", cioè a dire un accenno fugace, diretto a coloro che essendo colti , sono in grado di afferrarlo e di illustrarlo a chi sia meno edotto di loro. E quale è,dunque,questo insegnamento? L'insegnamento è questo, chiosano i Dottori - : "Se la Torà avesse detto semplicemente "i giorni della tua vita",il significato del versetto sarebbe stato quello "che il ricordo dell'Uscita dall'Egitto deve accompagnare l'uomo ebreo per il corso completo della sua vita terrena", ma avendo aggiunto quel "tutti", essa ha voluto specificare "tutti i cicli di tua vita", tutti cioè quei periodi di tempo in cui avrai la vita.
In altre parole, "ogni qualvolta l'ebreo trascorra quel periodo di tempo che in termini umani è detto vita", egli è tenuto a ricordare il suo esodo dal paese del Nilo, "perfino nel corso di quella vita che gli è riservata nei tempi messianici".
Ciò premesso, è ben naturale ricercare, a titolo di "derash" festivo (tipo di lezione-ndr),quale sia il motivo che ha dato all'Uscita dall'Egitto tanta importanza e la ragione per cui esercitare un'influenza tale da compenetrare di sé l'Ebraismo in ogni sua mani9festazione.
Scontato il valore del fatto storico-politico in sé stesso, e cioè che Pesach ha dato al popolo ebraico quella libertà che gli ha consentito di divenire quello che è divenuto; ammesso l'incontrovertibile asserto che, senza Pesach, non avrebbero potuto aver luogo quegli eventi che le furono conseguenti e che originarono le altre ricorrenze che li celebrano, l'elemento unico cui trarre la risposta al quesito nostro è il concetto di indipendenza, libertà, nella sua più ampia accezione e autonomo da ogni e qualsiasi ragione pertinente alla religione e alla storia di Israele, elevato al grado di principio fondamentale dell'etica sociale.
Israele che, memore della promessa che Dio aveva fatto agli antichi Padri di liberare i loro discendenti dalla schiavitù che avrebbero sofferto in Egitto, Israele che aveva sopportato per secoli pene materiali e morali in attesa dell'evento che gli avrebbe consentito di godere, meritatamente, il bene inestimabile della libertà e che, a prezzo di una durissima prova protrattasi per generazioni era pervenuto all'acquisizione dell'esperienza necessaria a comprenderne l'incomparabile valore, non avrebbe potuto intendere il senso e il fine di una legge che non fosse pervasa – nella lettera e nello spirito, nella teoria e nella prassi-di libertà.
Ciò, a nostro avviso,spiega anche il perché dinanzi al Sinai, all'atto solenne della promulgazione della Torà, Israele disse a Mosè "eseguiremo e poi ascolteremo", come a dire : "le spiegazioni atte ad illustrarci questa Legge ce le darai in seguito", ben sapendo che una legislazione generata dalla libertà non poteva contenere che norme fondate sulla libertà e accettabili in piena libertà di coscienza.
Giusto appunto quanto Dio gli aveva detto tramite il Legislatore : "Questa legge che io oggi ti prescrivo di osservare non è da te disgiunta o lontana; anzi, ti è molto vicina: è nella tua mente e nella tua bocca,perché tu la possa eseguire."
Ecco perché la Torà, fondendo indissolubilmente i concetti di "libertà" e di "giustizia" in quanto dove non c'è libertà non c'è nemmeno giustizia, richiama incessantemente alla mente dell'uomo ebreo e al suo cuore l'idea della "libertà" e, in nome di essa, tutela l'orfano, la vedova, l'indigente,lo schiavo e il forestiero.
Se così non fosse, se l'ideale della libertà non impregnasse di sé la Torà, la Legge che con commovente, indefettibile, fedeltà i nostri padri ci hanno conservato e trasmesso come il nostro supremo bene, non avrebbe carattere d'eternità né potrebbe sopravvivere, intangibile, ai periodi in cui la libertà sia politica,sia sociale che religiosa si riduce a pura espressione verbale quando addirittura non viene soppressa.
E noi, ahi noi,di simili periodi, a tutt'oggi,ne abbiamo conosciuti anche troppi!
Di ciò perfettamente edotti,i nostro venerati Maestri, non solo non hanno trascurato occasione per sottolineare questo peculiare concetto della Torà, ma altresì ne hanno tratto il monito implicito che, ogni qualvolta ci si allontani da esso,si verifica "la negazione del principio fondamentale e basilare" della libertà e, in conseguenza,della Torà stessa che su di esso verte.
Monito grave per chi come noi è così sensibile alla libertà di coscienza,di fede e di ideali, ma nello stesso tempo, fervida esortazione alla fiducia in Colui che alla prima liberazione farà seguire quella finale preconizzata dai Profeti, se sapremo rimanere fedeli al principio millenario della libertà e vorremo mantenerlo vivo ed operante in noi.
