venerdì 24 aprile 2009

25 aprile 2009

da WWW.MOKED.IT
25 aprile - I mille ebrei italiani che combatterono per la libertà

Il 25 aprile è la data convenzionale nella quale con gioia celebriamo la Liberazione d’Italia dalla Repubblica Sociale Italiana e dall’occupazione del III Reich nel 1945. In effetti gli Alleati erano sbarcati in Sicilia nel luglio 1943 e Roma e Firenze vennero liberate nel 1944; ma fu nell’ultima decade dell’aprile 1945 che partigiani e alleati raggiunsero le città del nord della penisola. La Liberazione fu il risultato di un vasto e complesso impegno militare e politico.
Tra i combattenti della Resistenza italiana, vi erano circa mille ebrei, un decimo dei quali fu ucciso in Italia o in deportazione (alcuni furono deportati quali ebrei, altri come politici). Alcune decine di essi erano stranieri, giunti nella penisola nei decenni precedenti, o dopo il 1933 tedesco, o negli ultimi anni di guerra. Molti altri ebrei, provenienti da vari paesi e continenti, combatterono in Italia sotto la bandiera della Brigata ebraica o - anch’essi spesso volontari - nei reparti statunitensi e inglesi; tra essi vi furono alcuni italiani emigrati, che scelsero di rientrare a combattere in Italia per l’Italia.
A differenza di quanto accadde in alcune aree europee, i partigiani ebrei italiani non costituirono “raggruppamenti ebraici”. I più aderirono alle formazioni comuniste “Garibaldi” e a quelle azioniste “Giustizia e Libertà”. Vari furono “commissari politici” o svolsero incarichi dirigenti, anche nazionali. Erano quasi tutti maschi, anche perché sulle donne - più libere di muoversi senza destare sospetti - pesava maggiormente il compito di proteggere le famiglie nascoste.
Accanto ai partigiani in senso stretto, altri ebrei furono impegnati in quella che gli storici definiscono “resistenza civile”: l’elevatissima percentuale di rabbini deportati attesta il loro impegno a mantenere vivo l’ebraismo; e molti ebrei braccati poterono sopravvivere anche grazie ad eroici (e talora caduti) attivisti della Delasem e di altri network di soccorso.
La morte e la vita degli ebrei d’Europa e d’Italia dipesero dagli insuccessi e dai successi di chi combatté nazisti e fascisti, ebreo o non ebreo che fosse. Gli ebrei partigiani in Italia furono e resteranno i secondi genitori dei loro confratelli che il 25 aprile riottennero il diritto alla vita, alla libertà, alla democrazia. I circa cento ebrei caduti nella lotta ci sono particolarmente cari (non posso qui non ricordare Gianfranco Sarfatti, che portò al sicuro i genitori in Svizzera e poi rientrò a combattere e morire in Valle d’Aosta). Di un altro caduto, Emanuele Artom, possiamo leggere i “Diari”, ripubblicati l’anno scorso da Bollati Boringhieri a cura di Guri Schwarz. Sono pagine ricche di vita ebraica e di vita partigiana. Alla data del 1 dicembre 1943, riferendo dell’ordine di arresto di tutti gli ebrei emanato il giorno precedente dal governo fascista, il giovane ebreo piemontese scrive: “Che cosa ne sarà della mia famiglia? Forse non vedrò più né mio padre né mia madre. In questo caso chiederò al comandante di essere mandato in una missione tale da essere ucciso”. Fu invece lui a essere arrestato, durante un ripiegamento, da SS italiane: denunciato da una spia quale commissario politico e quale ebreo, Emanuele Artom morì in carcere il 7 aprile 1944 dopo sevizie inenarrabili.

Michele Sarfatti, direttore Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea

lunedì 20 aprile 2009

A CENTO ANNI DALLA NASCITA DI INDRO MONTANELLI

*22 APRILE 2009 : 100 ANNI DALLA NASCITA DI UN GIORNALISTA IRRIPETIBILE
INDRO MONTANELLI
*
"Le assicuro che non leggo la sua lettera con gli occhi iniettati dal
sangue degli ebrei massacrati in questi ultimi giorni. E nemmeno e' quel
sangue che mi detta la risposta che le avrei comunque dato anche un mese
o un anno o dieci anni fa; ma solo l' impulso di reagire alla palese
confusione tra causa ed effetti che sta alla base di tutto l'
antisemitismo ed in cui mi sembra che anche lei supinamente cada. Il
ghetto, caro Milani, non e' un' invenzione degli ebrei per isolarsi da
noi cristiani (con tante scuse a Cristo per l' uso che facciamo del Suo
nome); e' un' invenzione cristiana per isolare gli ebrei che hanno
sempre lottato per uscirne ed inserirsi nelle nostre societa' . Certo
volevano farlo restando fedeli ai loro costumi, tradizioni e cultura, e
soprattutto senza rinnegare la loro religione che oltre tutto era e
resta la madre di quella nostra. Ci siamo dimenticati che Gesu' era
ebreo ed ebrei erano i suoi Apostoli, compresi quelli . Pietro e Paolo .
che vennero a Roma non per richiudersi nel ghetto . che ancora non era
stato inventato ., ma a rivelare il Verbo di Cristo a noi che non lo
conoscevamo? Ma lasciamo pur andare questi precedenti che tuttavia
dovrebbero insegnarci qualcosa. E veniamo ai giorni nostri. Se c' era un
Paese in cui una questione ebraica non esisteva perche' gli ebrei vi si
erano perfettamente inseriti era l' Italia, almeno da quando si era
sottratta al potere della Chiesa. Io ho conosciuto e tuttora conosco
molti ebrei molto piu' italiani di molti italiani: generali, ammiragli,
ambasciatori, volontari della prima guerra medaglie d' oro, perfino
ardenti fascisti perche' convinti che il fascismo fosse un movimento di
riscossa nazionale. E questa condizione di privilegio non soltanto
politica ma anche morale, in quanto riprova di un' altissima civilta' ,
noi ce la giocammo nel ' 37 non sotto la spinta di un' ondata
antisemita, che in Italia non c' era ne' poteva, per le suddette
ragioni, esserci, ma solo per fare un omaggio al signor Hitler. Ecco
come siamo diventati complici di Auschwitz. E mi dispiace di doverglielo
dire, caro Milani. Ma e' il complesso di colpa che ci deriva da questa
complicita' ad alimentare l' antisemitismo italiano. Che e' , grazie a
Dio, poca cosa. Ma particolarmente vergognoso perche' non attinge ai
sottofondi dell' animo popolare; e' soltanto il "colpa tua" del bulletto
che col motorino ha investito il passante. Io non sono ebreo. Ma lo dico
con rincrescimento. Almeno un po' , vorrei esserlo. Una volta mi ci
provai chiedendo a Golda Meir, la Thatcher "avanti lettera" d' Israele,
di sposarmi. Mi rispose con suprema modestia: "Non mi meriti". Ma forse,
se insistevo un po' ...."/
Indro Montanelli - Corriere della Sera - 6 marzo 1996

/

A proposito di "Durban II", da www.unwatch.org

Confrontation at Durban II: Tables Turned on Libyan Chair When Torture Victim Blasts Qaddafi Hypocrisy

Must-See Video: Head of U.N.’s “Anti-Racism” Conference
Caught Like a Deer in Headlights


Today Iranian President Ahmadinejad — the world’s leading Holocaust denier — will be in Geneva to address the U.N.’s “anti-racism” conference, known as Durban II. The U.N. gathering claims to be about fighting racism and discrimination, but in fact it’s organized by the world’s worst perpetrators of racism, discrimination and human rights abuses, and was designed to scapegoat Israel, America and the West. A representative of Libyan dictator Col. Muammar Qaddafi, Mrs. Najjat al-Hajjaji, chaired the Durban II Preparatory Committee for the past two years, and today was elected chair of the Durban II Main Committee.

 



In an unprecedented coup, the rank hypocrisy of Durban II was exposed before the world this week when UN Watch surprised the Libyan chair — by bringing a victim of Qaddafi torture to confront her on Libya’s brutal torture and scapegoating of five Bulgairan nurses and a Palestinian doctor. The video clip has been broadcast around the globe.

 CLICK HERE TO WATCH DRAMATIC VIDEO

Parte a Ginevra l'inutile conferenza "Durban II", nella quale a parlare contro il razzismo ci saranno molti di coloro che lo praticano...

>
> Il Tirreno del 20 aprile 2009 titola, per descrivere l'apertura della
> cosiddetta conferenza "Durban II" a Ginevra, "contro il razzismo
> sempre più disuniti".
> Se la disunione è tecnicamente un dato certo, la presunta efficacia
> "contro il razzismo" della conferenza è invece altamente discutibile,
> per usare un eufemismo.
> L'assenza di importanti stati (USA,Australia,Nuova
> Zelanda,Germania,Italia,Olanda,Israele,Svezia , da ultimo la
> Polonia,ecc) unitamente alla presenza assai titubante di altri,
> mostra inesorabilmente l'impossibilità di giungere ad un decente
> risultato pur dopo il lungo lavoro diplomatico intercorso: un motivo
> ci sarà pure.
> Una minestra cotta male non diviene evidentemente buona solo perchè
> la si porta in tavola ed il ricordo di "Durban I" ha concretamente
> minato alla base la credibilità dei cuochi, per rimanere nella metafora.
> Si è andati ben oltre,in questo caso,al cronico scettismo che non a
> torto colpisce gran parte delle iniziative delle Nazioni Unite, spesso
> piegate ai voleri di maggioranze precostituite e votate al pregiudizio
> politico : se Gheddafi, pur oggi elevato al rango di statista anche
> dalle nostre parti, si occupa di diritti umani la "delusione" del
> Segretario Generale dell'ONU per il franare continuo di "Durban II" ,
> dove arriva un altro "campione" di democrazia quale il presidente
> iraniano, appare tragicomica.
> Ahmadinejad, quasi a voler essere sicuro del fallimento
> dell'iniziativa ginevrina,l'asso l'ha infatti calato nuovamente alla
> vigilia di quella che si annuncia essere un'inutile passerella
> dichiarando: "l'ideologia e il regime sionista sono i portabandiera
> del razzismo".
> In questo contesto , oggettiva constatazione, risalta negativamente la
> sorprendente decisione del Vaticano di partecipare alla conferenza
> ritenuta "azione ferma contro l'intolleranza per prevenire ed
> eliminare ogni forma di discriminazione", decisione che il Rabbino
> Capo di Roma commenta con un certo sgomento in quanto "partecipando a
> Durban II il Vaticano dà il proprio avallo morale a quanto si sta
> preparando" e lo stato pontificio "non può giustificarsi dicendo che
> va alla conferenza per correggerne l'impostazione antisemita, perchè i
> meccanismi pseudo-democratici che ci sono al summit dell'ONU lo
> impediscono".
> Pragmatica, in riferimento a quanto bolle in pentola a Ginevra e a
> parte un accenno alle "razze" che si spera sia frutto di infelice
> traduzione,appare poi la motivazione con la quale il ministero degli
> esteri della Polonia ha annunciato che anche Varsavia sarà assente :
> vi è infatti "motivo di credere che la conferenza sarà sfruttata
> ,ancora una volta come avvenne nel 2001 a Durban, come un forum di
> dichiarazioni inaccettabili , contrarie allo spirito di rispetto delle
> altre razze e religioni".
> Forse ,a guardar bene, in realtà contro il razzismo vi è molta più
> unione di quanto possa evocare un titolo : basta infatti individuare
> da dove nasce il problema.
>
> Gadi Polacco
>
>
>

martedì 7 aprile 2009

PESACH 5769 - PASQUA 2009 AUGURI

COMUNITANDO
www.livornoebraica.org
(a cura di Gadi Polacco)


                                                         PESACH 5769                           PASQUA 2009

Dalla sera del giorno 8 aprile e sino alla sera del 16 aprile il mondo ebraico festeggia Pesach, ovvero la Pasqua ebraica. Ancora una volta, come non di rado accade, una festa ebraica si "incontrerà" con una cattolica, nel caso specifico la Pasqua.

Propizia è quindi l'occasione per inviare gli auguri a quanti in questi giorni saranno impegnati nei rispettivi festeggiamenti, estendendo a quanti non sono invece coinvolti il laico augurio di un buon ponte festivo!

Gadi Polacco


lunedì 6 aprile 2009

Solidarieta' con l'Abruzzo colpito dal terremoto

Il mondo ebraico italiano segue con apprensione l'evolversi della situazione in Abruzzo,solidale con i familiari delle vittime e con quanti colpiti dal terribile terremoto.
L'Unione delle Comunita" Ebraiche Italiane (e' in corso la Giunta a Roma) ha allo studio degli interventi di solidarieta' e si appella all'ebraismo italiano affiche',come sempre avvenuto, partecipi alle iniziative di aiuto poste in essere dalle istituzioni ebraiche e da quelle della societa' civile.
Anche lo Stato d'Israele ha offerto collaborazione,diretta e tramite unita' specializzate delle proprie associazioni di protezione civile.

Gadi Polacco

venerdì 3 aprile 2009

L'UNIONE DELLE COMUNITA' EBRAICHE ITALIANE IN VISTA DELLA MANIFESTAZIONE NEOFASCISTA E NEONAZISTA IN PROGRAMMA A MILANO IL 5 APRILE

UNIONE COMUNITA' EBRAICHE ITALIANE





COMUNICATO STAMPA



L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane esprime la più viva preoccupazione per la manifestazione di stampo neofascista e neonazista organizzata da Forza Nuova per domenica 5 aprile a Milano, che dovrebbe avere un livello europeo e internazionale.



Si tratta di un evento pericoloso sul piano ideologico e politico, del quale non viene negata ma al contrario esaltata l’ispirazione razzista e xenofoba. L’iniziativa costituisce una vera e propria sfida contro i fondamenti democratici dello Stato italiano sanciti dalla Costituzione repubblicana che, oltre ad essere scritti e declamati, debbono essere applicati senza incertezze o contingenti valutazioni di mera opportunità.



In questo caso non si tratta di garantire libertà di pensiero e di manifestazione, ma al contrario di impedire che i nemici della libertà e della democrazia trovino oggi spazio e collaborazione, e che ospiti sgraditi provenienti da tutta Europa possano illudersi di trovare in Italia una sede dove diffondere ideologie di odio e di violenza.





Renzo Gattegna

Presidente UCEI



Roma, 3 aprile 2009
Prot.n. 1192/131-14-32-34-42 EA/cds