martedì 8 dicembre 2015

AUGURI ALLA COMUNITA' CATTOLICA PER IL DOPPIO APPUNTAMENTO ODIERNO. IL GIUBILEO NELL'ORIGINE EBRAICA (JOVEL)

Giornata doppiamente importante per il mondo cattolico, quella odierna.Doppi auguri quindi agli amici cattolici. 
Giubileo dall'ebraico "jovel" : ma quale significato ha lo "jovel" nell'ebraismo ?

Lo Jovel, ovvero l'anno del Giubileo (Rav Luciano Caro)

Fra Giubileo ebraico e Giubileo cristiano c'è poca parentela; in pratica hanno in comune solo il nome.
Si è presa una istituzione ebraica e la si è trasportata nel mondo cristiano senza un vero collegamento. Infatti quello cristiano è fondato soprattutto sul perdono dei peccati e sull'indulgenza.
Per la nostra tradizione il testo biblico di riferimento riguardo al Giubileo è Levitico 25, 1-13, dove si fa riferimento al lavoro della terra: dopo sei anni di lavoro, ce ne sarà uno di riposo, che è l'anno sabbatico. Dopo sette cicli di sette anni, il 50° anno è il Giubileo.

Una premessa. La cultura ebraica ha, nei confronti del tempo un'attenzione particolare. Gli altri popoli avevano divinità dei luoghi, invece il Dio d'Israele è il Dio degli eventi. Gli ebrei non hanno santuari, luoghi santi, ma per loro è santa la scansione dei giorni dell'anno. Il tempo dunque è sacro. La parola kadosh, che si traduce "santo", indica qualcosa legato alla divinità. La prima cosa a cui, nella Bibbia, è attribuita la santità è il settimo giorno, il riposo di Dio. Dunque la santità è legata al tempo.
La Bibbia è soprattutto un registro di eventi e il Sabato, realtà così importante per noi, è la celebrazione della creazione e della santità del tempo. E il Sabato rimanda al numero sette, essendo il settimo giorno della settimana.
Per noi il numero sette è carico di significati: anzitutto sottolinea l'atto della Creazione e poi rimanda alla costante scansione temporale basata sul sette che lega i tempi della vita associata: i sette giorni di Peshach, i sette giorni per i festeggiamenti del matrimonio, i sette giorni di lutto stretto per la morte di un familiare, i sette giorni stabiliti per il mestruo femminile (legato alla nascita) seguiti da altri sette giorni in cui sono proibiti i rapporti sessuali.
Il numéro sette interessa dunque i momenti festosi e tristi della vita, scandisce l'attività lavorativa e il rapporto con la terra. Questo è Jovel, cioè sottolineare ogni momento significativo della vita richiamandosi alla sovranità di Dio e al Legame fra Dio e la propria esistenza.
Il 50° anno completa un periodo di tempo ben determinato. Qual è lo scopo dell'anno sabbatico e dello Jovel? Anzitutto quello di tutelare l'uguaglianza sociale. Nel sistema sociale suggerito dalla Bibbia non esistono i ceti, le classi sociali. Inoltre la terra, mezzo di produzione, appartiene a Dio, che la "presta" all'uomo perché, attraverso questa forma di "affitto", possa soddisfare i propri bisogni: "...la terra appartiene a me, voi siete forestieri e miei affittuari" (Lev 25, 23).
Dunque l'uomo può usufruire di questo bene, ma il diritto di proprietà è limitato. Il contadino che per sei anni lavora la sua terra, le è morbosamente legato e fa fatica ad accettare il fatto che nel settimo anno non ha più il diritto di proprietà, ma chiunque può entrare nella sua terra. Il problema dunque è che non si formi questa morbosità della proprietà e l'ossessione dell'accumulo. Per realizzare ciò si sono istituiti degli ammortizzatori sociali: essi sono l'anno sabbatico e il Giubileo. Altri ammortizzatori sono delle forme di tassazione indipendenti dalle leggi dello Stato, ad es. l'angolo del campo. Esso consiste nel fatto che il contadino, al momento del raccolto, deve trascurare di raccogliere i prodotti spuntati nell'angolo del campo e questo per facilitare l'accesso nel campo agli estranei che ne abbiano necessita per sfamarsi. Queste sono belle limitazioni, perché fanno in modo che si aiuti il prossimo senza umiliarlo.
Si da diritto al non abbiente di entrare in quell'angolo del campo e prendere i frutti di cui ha bisogno. Naturalmente non deve recare danni, né deve commercializzare quei frutti. Un altro diritto è quello di raccogliere quello che cade a terra durante la raccolta. Il padrone deve lasciarlo a terra e il povero ha il diritto di raccoglierlo. La persona generosa fa in modo che molti frutti cadano, più del normale.
Non sono proprietà del padrone anche i frutti che presentano una conformazione strana, o sono troppo piccoli o troppo grandi, ma devono essere lasciati all'uso di chi ne ha bisogno.
La normativa sabbatica e giubilare presenta sette aspetti:
1.
Divieto di lavorare la terra il settimo anno;
2.
consentirne il riposo; il che non è uguale al primo divieto, infatti questo secondo impone di attivarsi affinché la terra, oltre a non essere coltivata, non venga sfruttata in nessun altro modo, per es. non venga affittata come parcheggio;
3.
divieto di raccolta di ciò che rimane; questo è riservato a chi ha bisogno. I frutti spontanei devono essere mangiati con una particolare devozione, perché considerati frutti prodotti non dal lavoro dell'uomo, ma direttamente da Dio. E' come assimilare in sé qualcosa di sacro, di divino. Ed è vietato commerciare questi frutti, portarli fuori dalla terra d'Israele, cambiare la loro natura (per es. facendone marmellata, succhi...). Se poi non si mangiano bisogna lasciarli sul posto;
4.
remissione dei debiti. Al settimo anno ogni contratto non sussiste più. Nell'ambiente semitico è considerato debito ciò che uno chiede per tirare avanti, non per investirlo; perciò è molto umiliante. Questo tipo di debito viene estinto al settimo anno. E' una posizione molto avanzata, utopistica. I maestri successivi si accorsero che la gente non aveva ideali adeguati a questa norma, infatti quando si avvicinava il settimo anno, non si concedevano più prestiti. Perciò la legislazione si dovette modificare.
Nonostante tutti i limiti, queste sono norme che consentono a tutti di vivere, nessuno morirà di fame, nessuno diventerà ricco. Se qualcuno, per malattia, per sfortuna o per incapacità si è ridotto a chiedere prestiti o a dover vendere la sua terra, gli è concesso ricominciare da capo.
Ma sorge l'obiezione se nel settimo anno non si lavora la terra, che cosa si mangia nell'ottavo? La risposta è: "Tu intanto metti in pratica queste norme e l'Eterno ti darà una produzione più abbondante nel sesto anno, in modo che tu ne abbia a sufficienza per il sesto, il settimo e anche per l'ottavo anno".
I maestri della mistica o Qabbalah ebraica dicono che questo sistema dell'anno sabbatico e del Giubileo ha anche una ripercussione cosmica: dopo un ciclo di seimila anni, nel settimo millennio deve avvenire un cambiamento. (Ora siamo già nel 5670 dalla Creazione, dunque un cambiamento dovrebbe essere vicino, fra poche centinaia d'anni).
Il termine Jovel significa ariete, che è l'animale da cui viene prelevato il corno, strumento con cui si proclama l'anno giubilare. Infatti lo Jovel deve essere proclamato e se non è proclamato non si verifica.
Per es. se in quel periodo fosse scoppiata una pestilenza, celebrare lo Jovel creerebbe troppi disagi, per cui i sacerdoti potrebbero rimandarlo.
Un altro significato del termine prende in considerazione la radice juval, essere contento, e da qui deriverebbe il verbo latino "giubilare".
Nella Bibbia poi Juval è anche il nome proprio di uno dei primi uomini nati sulla terra; egli è detto essere l'inventore degli strumenti musicali.
La proclamazione del Giubileo deve avvenire il decimo giorno di tishrì, mese autunnale, in coincidenza cioè con Kippur, giorno consacrato al digiuno e alla richiesta di perdono. Questo perché quel giorno tutti erano presenti e cosi potevano udire la proclamazione.
5. Un altro aspetto è
l'impegno a conteggiare, come indica il testo sacro: "Conterete per voi gli anni...". Perché Dio comanda di contare e che cosa possiamo ricavare da questo obbligo a contare? Contare gli anni non è solo un'operazione aritmetica, ma contiene anche l'aspirazione, l'anelito ad arrivare a qualcosa che coinvolge le nostre energie psichiche.
Sacralizzare l'anno 50° vuol dire anche lasciarlo fuori dal conto? Fa parte del ciclo successivo o è fuori dal tempo? Questo 50° anno dovrebbe stare per conto suo e ciò significa "sacralizzarlo"; non deve rientrare nel conteggio normale. Anch'esso è sottoposto agli stessi obblighi di ogni anno sabbatico, per cui si pone il problema di che cosa si campa in quell'anno. Ancora una volta ciò insegna la fiducia in Dio.
6. Altro aspetto è
la restituzione dei terreni.
Quando il popolo di Israele entrô nella terra promessa, la terra venne divisa fra le dodici tribù (clan), tranne che fra i leviti che dovevano occuparsi delle professioni liberali (facevano i giudici, gli avvocati, gli insegnanti) e che perciò campavano sulle decime pagate dalle altre tribù.
Ogni tribù divideva poi il terreno ad essa assegnato fra i capifamiglia e questa proprietà era poi considerata inalienabile. Se nel corso dei 50 anni precedenti il Giubileo qualcuno dei capifamiglia aveva comperato o venduto terra, doveva restituirla o farsela restituire, perché, se aveva dovuto venderla per sfortuna o per malattia, non era giusto che ciò condizionasse i suoi discendenti. Dunque non si compra per l'eternità, ma per il tempo che manca al Giubileo. Ciò però non riguarda le proprietà di lusso, come, ad es., una casa in città (la città era considerata luogo di perdizione). Solo per chi lavora la terra, a contatto con la natura, il lavoro è naturale e onesto e le compravendite rientrano in questa divina istituzione che è il Giubileo. Ma se uno ha venduto la casa in città o qualche altro genere di lusso, non può averlo in restituzione; ciò non riguarda il Giubileo.
7. L'ultimo elemento del Giubileo è la
cessazione di ogni rapporto di lavoro dipendente. Questo tipo di lavoro, infatti, allora era considerato disdicevole, umiliante, perché voleva dire che chi era costretto a mettersi al servizio di un altro era in condizione di disagio. Il testo biblico dice che il contratto di lavoro non può durare più di sei anni, al settimo scade e il lavoratore ha diritto anche a una forma di liquidazione, per non ricadere nel bisogno prima di aver trovato un altro lavoro. Se poi un dipendente si trova bene dove lavora, può rinunciare al diritto di essere libero, ma deve fare una dichiarazione al tribunale e gli è dato un marchio infamante, il foro all'orecchio. Però al cinquantesimo anno tutti i contratti sono sciolti, nessuno può rinunciare.
Certo l'antica società ebraica era congegnata in modo assai diverso da quella attuale. Era una società essenzialmente contadina e pastorale. E' possibile trasporre l'insieme delle norme giubilari alla nostra società industriale o postindustriale? Non tutto certo, ma almeno questi principi:
- il possesso non deve essere considerato intoccabile ed eterno;
- i beni sono soltanto strumentali;
- nessuno sia né troppo ricco né troppo povero.
Gli ebrei, nella loro lunga storia hanno celebrato, il Giubileo? Non si può rispondere con la massima sicurezza. Si sa che, una volta che il popolo ebbe preso possesso della terra d'Israele, ci furono difficoltà per la spartizione per i primi 14 anni. Poi, da allora, vennero contati 17 Giubilei, cioè 850 anni prima dell'esilio babilonese. Al ritorno dall'esilio non si sa se il Giubileo è stato ripristinato. Solo il profeta Ezechiele (che operò durante l'esilio) ne parla dicendo che la non osservanza delle norme del Giubileo è sintomo della prossima fine della società. C'è anche un passo di Maimonide (studioso ebreo del XII secolo, codificatore di tutto lo scibile umano) il quale, alla fine delle regole del settimo anno, dice: "Esse non riguardano solo la tribù di Levi, ma anche ognuno tra tutti quelli che vengono al mondo, il quale sia ispirato dalla volontà di procedere alla conoscenza di Dio e impegni le sue energie al servizio del prossimo, sia considerato la cosa più sacra che ci sia e la sua parte sarà insieme a quello che eredita tutti i mondi futuri e sarà considerato come la classe sacerdotale".
(da un intervento al Rotary Club di Ravenna del 2000)

lunedì 7 dicembre 2015

LA COMUNITA' EBRAICA NON HA CHIESTO "CONVERSIONI" AD ALCUNO , BENSI' HA POSTO DUE CHIARE QUESTIONI DI PRINCIPIO

Comprensibilmente sono molti i commenti alla lettera che la Comunità Ebraica di Livorno ha inviato,nei giorni scorsi, al Sindaco Nogarin : molti di questi, però e come si suol dire, "ciurlano nel manico".
Andando al concreto,la Comunità non ha chiesto ad alcuno di "convertirsi" a qualsivoglia propria visione ma ha messo il dito nella piaga ponendo due chiare questioni di principio all'Amministrazione Comunale livornese e,nel primo punto,anche a gran parte del mondo politico labronico:
- possibile che nessuno (rilevo tranne la Massoneria e i Liberali) abbia trovato niente da ridire circa il fatto che il Consigliere Comunale Valiani abbia utilizzato, in un proprio commento ampiamente circolato e attingendolo da un sito senza prenderne però le distanze (neanche dinanzi a commenti nella sua pagina che andavano ben oltre ), il concetto antisemita caro anche al fascismo del "complotto demo-pluto-giudaico-massonico" per l'occasione sintetizzato in "giudeo-massoneria italica" della quale Livorno sarebbe "capitale" ?
- possibile che, dal suo insediamento, questa Amministrazione si sia particolarmente distinta per accanita unilateralità nei confronti del cosiddetto conflitto israelo-palestinese ,ammesso che sia proprio di enti locali occuparsi di politica estera?
Questioni chiare intorno alle quali, però, molti appunto "ciurlano nel manico" non replicando sulla sostanza ma riproponendo, in modo automatico, slogan che niente hanno a che vedere con i rilievi mossi.
Ne esce un quadro di Livorno, al netto dei numerosi messaggi di condivisione, nel quale pregiudizio antisemita e viscerale odio verso Israele, cosa assai diversa dalla legittima critica per azioni del governo di turno, trovano ampio posto e ridimensionano assai quell'idilliaca descrizione della città "senza ghetto,tollerante e liberale" che tanto si usa decantare.
Il richiamo a pregiudizi razzisti fatti propri dal fascismo, nella città che vide la cacciata del legittimo Sindaco Mondolfi e dei suoi amministratori da parte dei fascisti, avrebbe dovuto suscitare ben più numerose reazioni, silenti invece anche quei settori politici che pur usano richiamarsi spesso e volentieri all' "antifascismo".
La città che, pur governata dal PCI già non più vicino a Israele, volle istituire il primo gemellaggio tra una città italiana e una israeliana,ancora nel 1961, di fronte a quegli avvenimenti oggi  avrebbe dovuto saper e voler agire, cosa peraltro doverosa per un'Amministrazione che in quanto tale deve rappresentare tutti i cittadini e non solo i propri elettori (peraltro divisi anche su questo tema), offrendo ai cittadini opportunità di assistere a dibattiti equilibrati, presenti quindi le varie posizioni, e non a iniziative d'indottrinamento unaliterale, in questo caso filopalestinesi.
"Livorno delle genti" si chiama il percorso culturale comunale che,ad oggi,ci ha offerto un paio di militanti iniziative di propaganda filopalestinese ma, per ora, andrebbe aggiornato in "Livorno di alcune genti", con tanti saluti alla città delle Nazioni che seppe crescere con esse.

Gadi Polacco

sabato 5 dicembre 2015

FESTA DELLE LUCI, CHANUKKA' 5776: DALLA SERA DEL 6 DICEMBRE MONDO EBRAICO IN FESTA

Mondo ebraico in festa ,dalla sera del 6 dicembre per otto giorni, nel ricorrere della "festa delle luci", Chanukkah,dell'anno 5776. Tra i dolci tipici di questa festa, nel mondo, ricordiamo a Livorno il castagnaccio.
Annota il sito www.ucei.it che "Chanukkà nel calendario autunnale è preceduta da circa due mesi in cui non c'è alcuna ricorrenza, a parte il sabato e i capomese. Probabilmente anche per questo l'atmosfera è particolarmente allegra e i bambini la aspettano con ansia.
La festa di Chanukkà, tra tutte le antiche ricorrenze ebraiche, è l'unica che non affondi in qualche modo le sue radici nella Bibbia e nei suoi racconti; è una festa stabilita dai Maestri del Talmud e ricorda un avvenimento accaduto in terra di Israele, nel 168 a.e.v.
Antioco Epifane di Siria – ottavo re della dinastia seleucide, erede di una piccola parte dell'Impero appartenuto ad Alessandro Magno – voleva imporre la religione greca alla Giudea. Le mire di ellenizzazione furono contrastate e impedite da Mattatià, un sacerdote di Modiin della famiglia degli Asmonei che insieme ai suoi sette figli, diedero avvio alla rivolta.
Chanukkà è conosciuta anche come la festa del miracolo dell'olio: quando dopo una strenua battaglia, il 25 di Kislev di tre anni dopo (165 a.e.v.), il Tempio fu riconquistato, si doveva procedere alla riconsacrazione. Nel Tempio però fu trovata una sola ampolla di olio puro recante il sigillo del Sommo Sacerdote. Per la preparazione di olio puro (viene considerato olio puro quello raccolto dalle prime gocce della spremitura delle olive) occorrevano otto giorni. Nel trattato talmudico di Shabbat (21b) leggiamo del grande miracolo che occorse: l'olio che poteva bastare per un solo giorno, fu sufficiente per otto giorni, dando così la possibilità ai Sacerdoti di prepararne dell'altro nuovo. In ricordo di quel miracolo, i Saggi del Talmud istituirono una festa di lode e di ringraziamento al Signore che dura appunto 8 giorni: Chanukkà che letteralmente, significa "inaugurazione".
La prima sera della festa si accende un lume su un candelabro speciale a nove bracci, e ogni sera, per otto giorni, se ne aggiunge uno in più, fino a che l'ottava seraaccendono 8 lumi. Questo candelabro si chiama Chanukkià e può avere diverse forme. L'indicazione è che gli otto contenitori per le candele siano tutti allineati alla stessa altezza e che il nono – lo shammash, il servitore, quello che serve per accendere gli altri lumi – sia in una posizione diversa.
I bambini ricevono regali e in particolare delle trottoline su cui compaiono le iniziali delle parole "Un grande miracolo è avvenuto lì".
Uno dei precetti relativi alla festa è quello di "rendere pubblico il miracolo", per questo si usa accendere i lumi al tramonto o più tardi, quando c'è ancora gente nelle vie, vicino alla finestra che si affaccia sulla strada, al fine di rendere pubblico il miracolo che avvenne a quel tempo. Negli ultimi anni nelle grandi piazze di alcune città italiane, si issa un'enorme Chanukkià i cui lumi vengono accesi in presenza di numerosi intervenuti"

COMUNITANDO-www.livornoebraica.org formula i migliori auguri.
חג חנוכה שמח







mercoledì 18 novembre 2015

Con la "giudeo-massoneria italica" il pregiudizio si affaccia tristemente in Consiglio Comunale


‎Il dibattito in atto a Livorno,con modalita' che ricordano processi d'altri tempi, nei confronti dell'Assessore Fasulo "reo", secondo alcuni ,di aver partecipato ad una pubblica conferenza massonica, appare anacronistico, illiberale e distante da quella che dovrebbe essere la priorita' per degli amministratori locali, ovvero occuparsi delle necessita' della citta'.
Se e' indubbiamente legittimo non simpatizzare per qualsivoglia forma associativa, e' palese che l'Assessore Fasulo,al quale rivolgo la mia solidarieta', non abbia compiuto niente di illegale e non si vede di cosa dovrebbe scusarsi.
Anzi, e' proprio e doveroso,nella legalita', per un pubblico amministratore correlarsi con le varie espressioni della societa' indipendentemente da visioni politiche di parte.
‎Il colmo lo si raggiunge quando,secondo quanto riportato dalle cronache, il Consigliere Comunale Valiani  si scaglia contro  la "giudeo-massoneria italica" immergendosi, mi auguro senza rendersene conto e sperando che la citazione sia errata,nel fiume storico del pregiudizio antisemita rappresentato,nella tragica storia recente del nostro paese, dalla dittatura fascista e dal mussoliniano richiamo,all'insegna della lucida follia razzista, al complotto "demo-pluto-giudaico-massonico".
‎Alle soglie del 2016 e' particolarmente triste che richiami a liste di proscrizione nei confronti di cittadini, in questo caso massoni ai quali anche esprimo solidarieta', e a slogan appartenenti a tempi cupi e oggi appannaggio di posizioni estremistiche,tornino a galla.
Ma ancora piu' triste sarebbe che simili tesi trovassero accoglienza nella casa comune dei cittadini.
Gadi Polacco

domenica 25 ottobre 2015

A Pisa un incontro dell'Amicizia Ebraico Cristiana "Miranda Schinasi" e la visita di Rav Aaron Bassous

‎Amicizia Ebraico Cristiana "Miranda Schinasi" in visita alla Comunita' Ebraica di Pisa.
L'iniziativa ha avuto inizio con la visita alla splendida Sinagoga,da poco mirabilmente ‎,di via Palestro, guidata da Paolo Orsucci. 
Giacomo Schinasi e Federico Prosperi hanno poi integrato la presentazione, entrando anche nei dettagli del restauro avvenuto.
Dopo l'ottimo  pranzo conviviale in Comunita',a cura di Keren e Ronit, Rav Luciano Meir Caro,Rabbino di riferimento della Comunita' pisana, e' intervenuto sul tema "Misericordia e perdono",preceduto dai saluti di Emanuele Pazzagli,Consigliere della Comunita' di Pisa, e Caterina Meucci, Presidente AEC.
Lo stesso tema toccato da Rav Caro e' stato poi affrontato da Don Elvis Ragusa,docente presso l'Istituto Superiore di Studi Religiosi di Pisa.
Le conclusioni sono state affidate al Prof. Bruno Di Porto.
Nel pomeriggio, proveniente da Londra, e' giunto anche Rav Aaron Bassous,grande studioso del Chida' (zl),Chaim Yosef David Azoulay,il quale ha iniziato quindi da Pisa un viaggio toscano sulle tracce del grande Maestro le cui spoglie,nel 1960, furono traslate da Livorno verso Gerusalemme,sua citta' natale,dove con grandi onore venne sepolto.
Con Rav Bassous si e' recitata la preghiera di Arvit‎, con minian, e al termine egli ha salutato i convenuti dell'AEC recitando poi un "Mi sheberach" per tutti presenti.



giovedì 8 ottobre 2015

La scomparsa in Israele di Mario Della Torre : non dimenticò mai Livorno.

All'età di 98 anni è scomparso in Israele Mario Della Torre, una vita tra Livorno e Israele dove mai ha dimenticato la sua città natale : è dietro sua ispirazione che nella famiglia Della Torre (Migdali in ebraico) lo studio e il ricordo della nostra città è rimasto sempre forte.
A questo lavoro, oltre agli iscritti del defunto, si deve l'elaborazione grafica professionale,a colori,delle foto dell'antico Tempio di Livorno che Mario Della Torre tanto amò.
Sia il suo ricordo per benedizione.
COMUNITANDO
www.livornoebraica.org




IL NECROLOGIO DIFFUSO DALLA FAMIGLIA

Dear relatives and friends,

With great regret and sorrow, we announce the passing of a dear man, Meir Migdali (Mario Della Torre), who passed away on 06/10/2015 at ninety-eight years old.

Born on 13/08/1917 in the city of Livorno in Tuscany, Italy, to his parents, Hugo and Ida Della Torre. Educated at the Jewish elementary school and general high school in the city, and then attended the University of Pisa and received a doctorate in law.

During World War II, he stayed in Livorno with his parents and after the bombing of the city on 05.28.1943 had to flee as the Nazis conquered Italy (September 1943) and went into hiding in the city of Lucca.

After the end of the war in March 1945, Meir immigrated to Israel and settled in Kvutzat Yavne, married Bianca (Naomi) of the Massiach family and had two sons, Gamliel and Refael.

At Kvutzat Yavneh, Meir worked in farming and irrigation and was a member of the cultural committee. In 1957, he left the kibbutz and moved to Netanya with his family where he worked at the tannery "Elyon", while building his home in HaHashmonaim street.

In 1963, he was hired by the Assessing Department of the Netanya municipality where he worked for 19 years until his retirement.

Meir was modest, humble and honest, an artistan, humanist, writer and poet in spirit and soul, a highly educated autodidact.

His hobbies included writing, rhyming, and translating. He was known for his writings in the Jewish jargon of Livorno - the "Bagitto" - and is one of the few published authors of this unique dialect thanks to his book of sonnets, the "Trenta sonetti giudaico-livornesi".

He left behind a son, seven grandchildren and nine great-grandchildren.

Meir will always be remembered as a man of principle who remained true to his path, a lover of peace, a man of great patience and endless tolerance.

May his memory be blessed.

(Foto : Mario Della Torre zl)




venerdì 2 ottobre 2015

A Guardistallo intitolato a Elio Toaff il Parco della Pace

Il maltempo non è riuscito a fermare la suggestiva cerimonia con la quale stamani nello splendido comune collinare pisano di Guardistallo, il locale Parco della Pace è stato intitolato a Rav Elio Toaff (zl).
E' stato il dinamico Sindaco,Sandro Ceccarelli,a scoprire le targhe e l'effige (splendidamente realizzata da studenti dell'Accademia dell'Arte di Firenze) che da oggi danno un nome a quel luogo e significativamente poste nelle vicinanze del monumento che ricorda le vittime della strage nazista subìta dal paese il 29 giugno del 1944.

Il tutto è avvenuto alla presenza di un folto pubblico, numerose anche le Autorità civili, militari e religiose, unitamente alle rappresentanze, guidate dai rispettivi presidenti Gabbrielli e Mosseri, delle Comunità Ebraiche di Pisa e Livorno : erano presenti anche il pittore Daniel Schinasi e Graziano Luppichini al quale si deve l'idea originaria.

Il ritratto, con la scritta shalom (in ebraico) nella parte alta, è accompagnato da una targa , dedicata al Rabbino Toaff, che recita (anche con traduzione ebraica) :
 "Annoverati tra gli studenti di Aròn: ama la pace e persegui la pace. "
Mishnà,trattato Avot  (1:12)

Nel delizioso Teatro Marchionneschi la cerimonia è proseguita con il canto, in ebraico tratto dal salmo 23, dei bambini delle scuole elementari : a seguire un omaggio musicale del mezzosoprano Laura Brioli.

Purtroppo un'indisposizione ha impedito a Giada Liscia Garrison, nipote del Rabbino Toaff, di offrire il proprio omaggio musicale accompagnata dal Maestro Sbolci : tramutando un'avversità in opportunità,l'intervento verrà recuperato in una prossima occasione.

Infine, prima di un aperitivo di saluto, sono intervenuti tra gli altri sul palco,oltre al Sindaco Ceccarelli, i Presidenti delle Comunità Ebraiche di Pisa e Livorno, Daniele Bedarida (nipote di Elio Toaff e Consigliere dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane), l'autore dell'effige posta al Parco della Pace e Gadi Polacco, Presidente Benè Berith,che ha anche letto il seguente messaggio di saluto del Prof.  Ariel Toaff :

"Un parco della pace a nome mio? E' un onore che forse non mi merito, ma che mi fa un immenso piacere". Cosi' avrebbe parlato nostro padre se avesse potuto essere qui a Guardistallo in occasione di questa significativa e commovente cerimonia. Uomo di pace e del dialogo politico e interreligioso, nostro padre con il suo caratteristico sorriso, con il suo spiccato senso umoristico e con il suo caratteristico parlare toscano, nella sua lunga vita e' sempre stato un alfiere della pace, della pacifica convivenza, del pluralismo religioso e della tolleranza. Nostro padre, come e' noto, ha combattuto nelle file della Resistenza con i partigiani. e si e' sempre opposto con tutte le sue forze alla xenofobia e al razzismo., considerati da lui come i mali peggiori e piu' detestabili di una societa' malata. C'e' chi ora vuole Elio Toaff livornese e chi pisano. La realta' e' che tutti hanno ragione. Infatti nostro padre e' nato e cresciuto a Livorno e ha studiato e si e' laureato a Pisa. Ma sono particolari biografici irrilevanti. La pace non parla soltanto in vernacolo giudeo-livornese o pisano. Il suo linguaggio e' universale ed e' inteso da tutti coloro che intendono capirlo e diffonderlo. Grazie alle autorita' di Guardistallo  per la loro scelta.  Grazie a Gauardistallo. E soprattutto grazie a te, indimenticabile babbo."