Accesso a "EBRAISMO LIVORNESE"
domenica 28 maggio 2017
SHAVUOTH ,LA FESTA DELLE PRIMIZIE. IL BOSSOLO DEL K.K., FONDO PERMANENTE PER ISRAELE
ועשית חג שבעות ליהוה אלהיך
Devarim, 16:10
Con tali parole, la Torà ci prescrive l'osservanza del precetto di festeggiare la ricorrenza di Shavu'oth e se ci provassimo a definire il valore di questa importantissima celebrazione,non potremmo definirla meglio dell'appellativo per essa usato dalla stessa Torà : Chag ha-biccurim - giorno delle primizie.
Con Shavu'oth infatti noi celebriamo i due elementi più necessari alla vita dell'ebreo : le primizie della terra e le primizie della morale; quei due elementi cioè che nella storia del nostro popolo si congiungono per glorificare sia l'opera di Dio che quella dell'uomo.
Israele, nella storia è riuscito a riunire la terra col cielo e celebrando in Shavu'oth le primizie di ambedue, celebra contemporaneamente la benedizione che esse gli apportano.
Fu in questa festività infatti che Israele ricevette dal Cielo quella morale che in seguito estese a tutta l'Umanità , e con la quale per primo insegnò al mondo quel comandamento del Sinai che impone di amare per il prossimo ciò che ameremmo per noi stessi e che il sommo Hillel definì il cardine dell'intera Torà.
L'Ebraismo, fin dalle sue lontanissime origini abituò il suo spirito e il suo cuore ad amare la natura quale strumento della divina creazione ed è naturale quindi che per tributare alla Provvidenza che la guida il dovuto onore abbia impresso alle sue festività anche carattere agricolo.
Quando Israele abitava nella sua terr- terra stillante latte e miele - e col suo lavoro la rendeva ubertosa traendone abbondanti frutti, l'elemento natura si rafforzò talmente nello spirito del popolo che il significato agricolo della festa di Shavu'oth assunse a grandissima importanza nel quadro delle celebrazioni intese a tributare lode e ringraziamento a Dio che non solo aveva concesso al Popolo eletto la primizia della Morale, ma con i prodotti del suolo gli elargiva anche la sua benedizione.
Ecco perchè i nostri antichi in questa bella e lieta giornata, si recavano al Tempio di Salomone recando con sè i primi ricavati del loro lavoro offrendoli a Dio a testimonianza della gratitudine che provavano per il ben ricevuto.
Il ricordo delle cerimonie fastose che si svolgevano in Gerusalemme nella giornata del "mattàn Torà", "della Rivelazione della Legge", formano l'argomento di un intero trattato talmudicoi, il trattato di "biccurim","primizie", e in esso si descrivono queste cerimonie fin dal momento in cui nelle varie città di Giudea si formavano i cortei di carri colmi di frutta e fiori che, fra la letizia e le danze popolari,si avviavano in lunghe colonne alla città eterna, dove in una grandissima assemblea di lavoratori agricoli venivano offerti a Dio in nome di tutta la Nazione.
Quando Israele abbandonò la sua terra, il significato della ricorrenza di Shavuìoth forzatamente si restrinse al "mattàn Torà" -"giorno della Rivelazione", ma l'antico rito campestre non fu dimenticato.
Quantunque disperso e ramingo tra i popoli,Israele non obliò la generosa terra dei Padri e i suoi prodotti : nell'intimità delle sue case e dei suoi Templi trasformati per l'occasione in olezzanti serre di fiori, coltivò l'inesausta speranza del ritorno a quella vita e a quel suolo.
Oggi, la speranza - sublime e incredibile miracolo al quale immeritatamente assistiamo - si è trasformata in tangibile raltà.
Israele ha ripreso contatto con la sua terra e la rende nuovamente ubertosa col lavoro e il sacrificio.
Shavu'oth è ritornata ad essere la festa delle primizie, la festa della Morale e della terra.
Le antiche abitudini riprendono vigore e col ritorno alla terra l'uomo ebreo torna ad offrire le primizie del suolo patrio a quell'istituzione che per il carattere sacro che ha acquisito in anni ed anni di benemerita e santa opera sostituisce in questa funzione il Santuario : il K.K., il Fondo Nazionale che riscatta la terra avita palmo a palmo e la restituisce redenta al popolo d'Israele perchè su di essa si ricostituisca una società civile e laboriosa basata sulla Morale ricevuta dal Sinai.
Oggi, signori, poco prima di entrare in mo'ed (festività - ndr) il Direttore per l'Italia del K.K. mi ha scritto una lettera in cui, con riferimento al significato di Shavu'oth e in occasione di Shavu'oth, mi chiede di istituire anche nella nostra Comunità la "giornata delle primizie" consegnando ad ogni contribuente un bossolo del K.K.
Certo del vostro assenso, ho aderito con entusiamo poichè in quel piccolo bossolo è custodito il legame che ognuno di noi ha con lo Stato ebraico e quanto in esso verseremo rappresenterà la primizia che di anno in anno offriremo alla ricostruzione della terra d'Israele.
E sia questa degna maniera di festeggiare Shavu'oth non solo il mezzo di riedificazione morale e materiale per il nostro popolo, ma in pari tempo fonte di benedizione per tutta la nostra Comunità che così comparirà simbolicamente dinanzi al Santuario di Dio secondo quanto è comandato, e godrà completamente del bircat mo'adim lemichà ( benedizione di feste in felicità - ndr) che io auspico per tutti noi di cuori, amen cken ieì razon ( così sia la volontà).
lunedì 22 maggio 2017
LIVORNINE E CONTRIBUTO DEGLI EBREI ITALIANI ALLA PRIMA GUERRA MONDIALE : DUE INTERESSANTI INIZIATIVE A LIVORNO
ORE 18.OO PRESSO LA SALA CONFERENZE DE IL TIRRENO - VIALE ALFIERI 9 - LIVORNO
"QUANDO LIVORNO DIVENTO' CITTA' COSMOPOLITA - Le leggi Livornine nella nuova edizione (Debatte Editore)
COORDINA IL DIRETTORE DE IL TIRRENO, LUIGI VICINANZA

DOMENICA 28 MAGGIO 2017, ORE 18.00 , LIBRERIA BELFORTE ( VIA ROMA 69 - LIVORNO)
PRESENTE L'AUTORE PAOLO ORSUCCI GRANATA, PRESENTAZIONE DEL LIBRO
"MOISE' VA ALLA GUERRA - Rabbini militari,soldati ebrei e comunità israelitiche nel primo conflitto mondiale" ( Belforte Editore)

sabato 29 aprile 2017
Mazal tov a Il Tirreno per i suoi primi 140 anni nei quali ha raccontato anche la storia dell'ebraismo livornese.
martedì 25 aprile 2017
Anche questo 25 Aprile il ricordo della Brigata Ebraica a Livorno.
lunedì 24 aprile 2017
25 APRILE, BRIGATA EBRAICA E UN ANNIVERSARIO
Come ormai tradizione, anche a Livorno per la Liberazione ci sarà lo striscione della Brigata Ebraica perchè, comunque la si pensi sull'odierna questione mediorientale , i fatti attestano che quei 5000 ebrei, venuti volotariamente dalla terra che sarebbe poi diventata lo Stato d'Israele, allora sotto Mandato Britannico,in Italia hanno combattuto (rischiando ulteriormente perchè nemici e anche ebrei,quindi sottoposti alle persecuzioni razziali nazifasciste) patendo anche vittime.
I Caduti della Brigata Ebraica riposano a Piangipane di Ravenna, nel Cimitero di Guerra del Commonwealth e le foto qui riportate ritraggono il Rabbino Bruno Polacco durante l'annuale commemorazione che si tiene in quel luogo, presente quale Rabbino Capo di Ferrara (1954-1960).
Così faceva il suo predecessore e altrettanto i successori ,a semplice dimostrazione, visto che ho sentito dire anche che il mondo ebraico italiano la Brigata Ebraica l'avrebbe scoperta solo in questi anni,che quei Caduti non sono mai stati dimenticati.
Buon 25 Aprile!
COMUNITANDO blog
www.livornoebraica.org
mercoledì 5 aprile 2017
APRILE DI AUGURI INTERRELIGIOSI E UN DISCORSO SU PESACH (la Pasqua Ebraica) DEL RABBINO BRUNO G. POLACCO(z.l.) NELL'IMMINENZA DEI 50 ANNI DALLA MORTE E IN VISTA DEI 100 ANNI DALLA NASCITA
COMUNITANDO
(blog di cose ebraiche e dintorni a cura di Gadi Polacco)
Nell'imminenza di Pesach, la Pasqua Ebraica dell'anno 5777 che avrà inizio il 10 aprile sera, in vista della Pasqua Cristiana del 16 aprile e alla luce delle numerose altre ricorrenze, anche di altre fedi,
che distinguono questo mese di aprile, i più sinceri auguri ai vari credenti in festa e, come sempre, ottime cose anche a tutti gli altri e a chi non crede.
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PESACH 5725 (Pasqua Ebraica)
Trascrizione di un testo redatto da Rav Bruno G. Polacco* (z.l.), Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Livorno, per un intervento al Tempio Maggiore in occasione di Pesach 5725/1965.
Non sono state riportate le citazioni in ebraico, comunque riprese anche in italiano.
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Nessun avvenimento storico-religioso, fra i molti che arricchiscono la nostra storia, ha mai influenzato la vita sociale religiosa, morale e giuridica d'Israele, quanto l'evento che da millenni indichiamo col nome di Pesach (Pasqua), o con le espressioni di "uscita dall'Egitto","festa delle azzime", oppure "epoca della nostra indipendenza".
Nella Torà, in cui ha pieno valore di "precetto affermativo", il dovere di rimembrare oltreché di celebrare di anno in anno in forma degna i fatti che,nel loro complesso,resero possibile l'esodo di un intero popolo dal paese in cui aveva trascorso 430 anni di durissima schiavitù, è più volte enunciato e ciò prova in modo probante l'importanza e l'influenza che l'evento ha esercitato in ogni settore del pensiero ebraico.
Non poche sono infatti le mitzvot (precetti ,ndr) che ad esso esplicitamente si ispiranoo addirittura da esso traggono origine.
Vedasi ad esempio, tanto per citarne alcune : in Shemoth (Esodo-ndr), agli effetti dell'enunciazione e della prescrizione del monoteismo assoluto che dovranno praticare gli Ebrei,nel comandamento, Dio collega questo tipo di culto che esige dal suo popolo con l'Uscita dall'Egitto; e in Devarim (Deuteronomio-ndr), dove il Decalogo è ripetuto con lievi varianti, il ricordo dell'epico evento è strettamente connesso al precetto dell'osservanza del sabato; le stesse festività di Shavuoth e di Succot – che con Pesach formano il trio delle ricorrenze gioiose dette i "tre pellegrinaggi" perché in esse ogni ebreo aveva l'obbligo di presentarsi al Tempio di Gerusalemme ed ivi esternare la sua letizia – e le mitzvot (precetti – ndr) dei tefillin (filatteri) e dello zizit (al plurale ziziot ,le quattro frange che si trovano agli angoli del talit,il "manto da preghiera" – ndr), tutte si richiamano al "ricordo dell'esodo dall'Egitto" ; un'ultima ne citiamo,il cui elevatissimo valore morale, e sociale, non ha bisogno di commento tanto è evidente : la prescrizione di rispettare il forestiero che viva im ambiente ebraico,perché, dice la Torà "voi che siete stati forestieri in terra d'Egitto,conoscete lo stato d'animo del forestiero".
E come un eco fedele, ininterrotto e concorde, alle norme della Legge, il pensiero dei Maestri che ricevettero la Torà dai successori di Mosè e gelosamente la conservarono immutata nella lettera e nello spirito, sottolinea l'importanza dell'evento pasquale e la influenza da esso esercitata su tutto lo svolgimento della vita ebraica nel decorso dei secoli,caldamente perorandone il perenne ricordo.
Dice la Torà (Deuteronomio XVI°,3) : Affinchè tu ricordi il giorno della tua uscita dal paese d'Egitto, tutti i giorni della tua vita", ed essi, i Dottori della Legge, gli interpreti per antonomasia del Verbo divino, i minuziosi indagatori del testo biblico perennemente intenti ad acquistarne una sempre più vasta cognizione,accademicamente osservano : - Nel versetto in esame la parola "tutti", appare superflua in quanto anche se omessa dal contesto, il senso della frase non ne verrebbe minimamente a risentire; ma poiché la Torà non indulge al pleonasmo e in essa nemmeno una sola lettera è ridondante, l'inserimento di questa parola deve avere un ben determinato fine, Un fine ovviamente educativo, visto che la Torà ha funzione eminentemente educativa : quindi, un insegnamento; implicito, perché espresso tramite un "remez", cioè a dire un accenno fugace, diretto a coloro che essendo colti , sono in grado di afferrarlo e di illustrarlo a chi sia meno edotto di loro. E quale è,dunque,questo insegnamento? L'insegnamento è questo, chiosano i Dottori - : "Se la Torà avesse detto semplicemente "i giorni della tua vita",il significato del versetto sarebbe stato quello "che il ricordo dell'Uscita dall'Egitto deve accompagnare l'uomo ebreo per il corso completo della sua vita terrena", ma avendo aggiunto quel "tutti", essa ha voluto specificare "tutti i cicli di tua vita", tutti cioè quei periodi di tempo in cui avrai la vita.
In altre parole, "ogni qualvolta l'ebreo trascorra quel periodo di tempo che in termini umani è detto vita", egli è tenuto a ricordare il suo esodo dal paese del Nilo, "perfino nel corso di quella vita che gli è riservata nei tempi messianici".
Ciò premesso, è ben naturale ricercare, a titolo di "derash" festivo (tipo di lezione-ndr),quale sia il motivo che ha dato all'Uscita dall'Egitto tanta importanza e la ragione per cui esercitare un'influenza tale da compenetrare di sé l'Ebraismo in ogni sua mani9festazione.
Scontato il valore del fatto storico-politico in sé stesso, e cioè che Pesach ha dato al popolo ebraico quella libertà che gli ha consentito di divenire quello che è divenuto; ammesso l'incontrovertibile asserto che, senza Pesach, non avrebbero potuto aver luogo quegli eventi che le furono conseguenti e che originarono le altre ricorrenze che li celebrano, l'elemento unico cui trarre la risposta al quesito nostro è il concetto di indipendenza, libertà, nella sua più ampia accezione e autonomo da ogni e qualsiasi ragione pertinente alla religione e alla storia di Israele, elevato al grado di principio fondamentale dell'etica sociale.
Israele che, memore della promessa che Dio aveva fatto agli antichi Padri di liberare i loro discendenti dalla schiavitù che avrebbero sofferto in Egitto, Israele che aveva sopportato per secoli pene materiali e morali in attesa dell'evento che gli avrebbe consentito di godere, meritatamente, il bene inestimabile della libertà e che, a prezzo di una durissima prova protrattasi per generazioni era pervenuto all'acquisizione dell'esperienza necessaria a comprenderne l'incomparabile valore, non avrebbe potuto intendere il senso e il fine di una legge che non fosse pervasa – nella lettera e nello spirito, nella teoria e nella prassi-di libertà.
Ciò, a nostro avviso,spiega anche il perché dinanzi al Sinai, all'atto solenne della promulgazione della Torà, Israele disse a Mosè "eseguiremo e poi ascolteremo", come a dire : "le spiegazioni atte ad illustrarci questa Legge ce le darai in seguito", ben sapendo che una legislazione generata dalla libertà non poteva contenere che norme fondate sulla libertà e accettabili in piena libertà di coscienza.
Giusto appunto quanto Dio gli aveva detto tramite il Legislatore : "Questa legge che io oggi ti prescrivo di osservare non è da te disgiunta o lontana; anzi, ti è molto vicina: è nella tua mente e nella tua bocca,perché tu la possa eseguire."
Ecco perché la Torà, fondendo indissolubilmente i concetti di "libertà" e di "giustizia" in quanto dove non c'è libertà non c'è nemmeno giustizia, richiama incessantemente alla mente dell'uomo ebreo e al suo cuore l'idea della "libertà" e, in nome di essa, tutela l'orfano, la vedova, l'indigente,lo schiavo e il forestiero.
Se così non fosse, se l'ideale della libertà non impregnasse di sé la Torà, la Legge che con commovente, indefettibile, fedeltà i nostri padri ci hanno conservato e trasmesso come il nostro supremo bene, non avrebbe carattere d'eternità né potrebbe sopravvivere, intangibile, ai periodi in cui la libertà sia politica,sia sociale che religiosa si riduce a pura espressione verbale quando addirittura non viene soppressa.
E noi, ahi noi,di simili periodi, a tutt'oggi,ne abbiamo conosciuti anche troppi!
Di ciò perfettamente edotti,i nostro venerati Maestri, non solo non hanno trascurato occasione per sottolineare questo peculiare concetto della Torà, ma altresì ne hanno tratto il monito implicito che, ogni qualvolta ci si allontani da esso,si verifica "la negazione del principio fondamentale e basilare" della libertà e, in conseguenza,della Torà stessa che su di esso verte.
Monito grave per chi come noi è così sensibile alla libertà di coscienza,di fede e di ideali, ma nello stesso tempo, fervida esortazione alla fiducia in Colui che alla prima liberazione farà seguire quella finale preconizzata dai Profeti, se sapremo rimanere fedeli al principio millenario della libertà e vorremo mantenerlo vivo ed operante in noi.
Oltre all'attività rabbinica e d'insegnamento è autore di saggi storici, commenti e commedie in "giudaico-veneziano". E' Rabbino Capo a Livorno quando,nel 1966 Presidente della Comunità il Prof. Renzo Cabib, zl,la comunità e la città ricevono la prima visita di un Rabbino Capo d'Israele (nella foto il Rabbino Capo d'Israele Nissim, il Rabbino Polacco e il Prof. Cabib).





